Reel Injun, il film
Alessandro marzo 6th, 2010
A volte ci sono delle confluenze nella vita che la rendono misteriosa. Non abbiamo ancora finito di parlare dello sciagurato video “La Danza degli Indiani” oggetto del nostro post precedente, che leggiamo questo articolo, su un film che parte dalle nostre stesse riflessioni e tutto l’umile lavoro che stiamo facendo in questo Blog riguardo la necessità di eliminare gli stereotipi e correggere l’immaginario collettivo. Un enorme ringraziamento lo indirizziamo a Neil Diamond, che con questo prezioso film mette a nudo proprio quell’immaginario fantastico (e falso) che tanto pesa su tutti i Popoli Nativi Americani.
TORONTO – In un secolo l’industria del cinema ha sfornato più di 4000 film sugli indiani d’America. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, plasmando l’immaginario di tutti e tracciando una linea invisibile ma netta fra cowboy e indiani, quasi un confine manicheo, che più della Storia ha stabilito vinti e vincitori. «Se eri un bambino nativo lo sapevi: a cowboy e indiani, di sicuro, non potevi mai vincere», riassume in una frase Jesse Wente, critico cinematografico e presidente del Native Earth Performing Arts, la più vecchia compagnia teatrale di aborigeni del Canada.
Ma in che modo queste pellicole e gli stereotipi che ne sono derivati hanno influenzato la percezione di sé degli aborigeni? Se lo è chiesto Neil Diamond, regista indiano della tribù dei Cree di Waskaganish, un villaggio di 2000 anime affacciato sulla baia di James, nel Nordest del Québec. Diamond è partito da lì con questa domanda in testa e una telecamera e ha attraversato il Canada e gli Stati Uniti fino a Hollywood, visitando molte riserve e fermandosi a intervistare registi, attori e aborigeni. Ne è nato un documentario, Reel Injun, uscito nelle sale il 19 febbraio, che ripercorre attraverso centinaia di citazioni cinematografiche la storia sulla schermo di “bianchi e pellerossa”, mettendone in evidenza errori storici e stereotipi. «Non potremo mai cambiare l’immaginario collettivo. Sulle copertine dei romanzi rimarremo sempre “i guerrieri Cheyenne”», dice l’attore nativo Adam Beach, vincitore di un Gloden Globe Award, accettando ormai con rassegnazione uno degli stereotipi più radicati. Continua a leggere…





















































