
Ferrarini, azienda italiana, torna in tv dopo dieci anni, con due nuovi spot, ideati dall’agenzia Y&R
Negli spot, un indiano americano e un giapponese, assaporano “il gusto inconfondibile del prosciutto cotto Ferrarini”, mentre un “simpatico” salumiere ne esalta volta dopo volta le caratteristiche. Tutto ruota intorno al concetto che per trovare qualcuno che non conosca il gusto di Ferrarini bisogna andare molto lontano. Naturalmente, ovviamente, semplicemente, inconfondibilmente, immancabilmente, poco sorprendentemente, l’Indiano viene rappresentato in un bel villaggio con tepee e, anche, ben visibile, una pseudo pelle di bisonte messa a seccare al sole. Anche senza andare oltre, è sufficiente questo per capire che ancora una volta si diffonde un’immagine falsa, stereotipata e ingannevole dei Nativi Americani ma sempre utile ai fini commerciali quando si cerca di evocare strani ed esotici personaggi. Ma gli Indiani d’America, non sono evocazioni esotiche, no, cari creativi e agenzie pubblicitarie, non lo sono proprio. Sono cittadini americani, sono in primo luogo uomini, donne e bambini, non ci stancheremo MAI di ripeterlo, che non passano il tempo a mangiare prosciutto cotto, e che chiedono di farla finita con queste stupide rappresentazioni. Stupide ma pericolose, tutt’altro che inoffensive, proprio perché alimentano un immaginario collettivo farcito di altrettanti stupidi e anche, talvolta, razzisti stereotipi. Quelli, ad esempio, ben mostrati da MTV. Gli spot sono stati ideati dall’agenzia Y&R con la direzione creativa esecutiva di Vicky Gitto, le cui tristi “performance” potete leggere qui, da Paolo Pollo e Marco Panareo, rispettivamente direttori creativi copy e art, con la regia del regista argentino Sebastian Valino per la casa di produzione Akita. Continua a leggere…
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