Nativi Americani.it Informazioni sui Popoli Indiani Americani

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Nativi Americani.it è un blog d'informazione sia sulle culture dei Popoli Nativi Americani e sia sulle loro attuali condizioni di vita e rivendicazioni. Nasce come logico seguito del lavoro da noi svolto da anni in questa direzione e sarà affiancato da nuove idee e progetti che si svilupperanno nel tempo e grazie al supporto di tutti coloro che comprendono l'importanza di sostenere, proteggere e preservare dette culture e popoli. Nativi Americani.it ha quindi la finalità di informare, educare, di costruire una coscienza nei confronti dei Popoli Nativi Americani che sia corretta, fuori dagli stereotipi e dal razzismo, che possa contribuire a far finalmente capire a tutti che non stiamo parlando di icone buone o cattive, di lontani ricordi western, di merce e culture da profitto ma di uomini, donne e bambini che vivono e hanno diritto alla dignità civile, sociale, economica, religiosa che tutta l'Umanità in ogni angolo del mondo deve avere.

Razzismo contro i figli Nativi Americani

Alessandro marzo 12th, 2010

 Vergonoso annuncio Razzista contro i Nativi Americani

Novità::NewsQuesto che riportiamo è un articolo su un episodio veramente vergognoso che ancora una volta dimostra come il razzismo nei confronti dei Nativi Americani sia duro a morire. Noi condanniamo chi ha inserito questo annuncio ma pure la “leggerezza” con cui è stato pubblicato. Invitiamo tutti voi a scrivere al sito web che ha pubblicato questo annuncio invitandoli a non fare più simili errori, ammesso che di errori si tratti…Scrivete cliccando qui. Ecco l’articolo.
Come pensiamo di fare progressi, un altro crimine d’odio alza la testa. E questa volta, è contro i nostri figli. La scorsa settimana il sito Web UsedWinnipeg.com ha pubblicato un messaggio pubblicitario intitolato “Native Extraction Service”, con una fotografia di tre giovani ragazzi Nativi. Il servizio offriva di rimuovere i giovani delle First Nations come animali selvatici, e di “delocalizzarli dal loro habitat”.  Nell’annuncio si poteva leggere: 
“ti è mai capitato di arrivare a casa e di trovare quei piccoli fastidiosi “inculatori” che ciondolano lì fuori, o nel vicolo dietro casa o all’angolo? Bene, non avere più paura, con il mio servizio porterò a termine un ricollocamento indolore. Con una chiamata telefonica io arrivo e ripulisco da quella pestilenza, li carico nell’unità di contenimento (un pick up) e li riporto nel loro ambiente”.
Ma stanno parlando dei nostri figli. Il messaggio è chiaro: i Nativi sono come parassiti o dei parassiti, e possono essere smaltiti, semplicemente chiamando un servizio gratuito che provvede alla loro “estrazione”. E’ stato l’equivalente di un Poster “Wanted”, che ricorda i premi una volta pagati per gli scalpi indiani nel vecchio West. E, a mio avviso, è un crimine classico d’odio, effettuato al solo scopo di incitare il razzismo e l’odio contro le Popolazioni indigene. David Harper, capo della Manitoba Keewatinowi Okimakanak, una organizzazione non profit, politica e di avvocati che rappresenta 30 comunità Native nel nord di Manitoba dal 1981, ha detto che vuole che la polizia indaghi sullannuncio quale crimine d’odio. Altri capi Nativi nel Paese Indiano si sono uniti in questa protesta poiché sanno che l’odio spesso si traduce in violenza. Ironia della sorte, la foto che UsedWinnipeg.com ha pubblicato sul suo sito per l’articolo incriminato, che mostra tre ragazzi Nativi, è stata rubata a Longhouse Media, un’organizzazione non profit di arte e media di Seattle, Washington, con un record stellare di film di qualità sulla gente Nativa fatti dalle popolazioni indigene. Questi tre ragazzi minorenni etichettati come “parassiti” in realtà hanno vinto premi per il loro primo film documentario, “March Point“, che racconta la loro storia in una comunità di Nativi Americani vicino a Seattle avvelenata dall’inquinamento industriale; la foto faceva parte del Kit (coperto da Copyright) creato per promuovere il film. Tracy Rector, Direttore Esecutivo della Longhouse Media, ha affermato che l’utilizzo della loro foto in questo modo “odioso e umiliante” è profondamente offensivo per i giovani e le loro famiglie, e per le comunità indigene nel suo complesso. “Questo annuncio potrebbe intimidire e incitare alla violenza contro la gioventù indigena in Nord America, e ci uniamo con i capi di Manitoba per chiedere la fine dei  reati d’odio come questi”. “Vogliamo vedere i colpevoli affidati alla giustizia”. Continua a leggere…

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Reel Injun, il film

Alessandro marzo 6th, 2010

Reel Injun, il Film

Novità::NewsA volte ci sono delle confluenze nella vita che la rendono misteriosa. Non abbiamo ancora finito di parlare dello sciagurato video “La Danza degli Indiani” oggetto del nostro post precedente, che leggiamo questo articolo, su un film che parte dalle nostre stesse riflessioni e tutto l’umile lavoro che stiamo facendo in questo Blog riguardo la necessità di eliminare gli stereotipi e correggere l’immaginario collettivo. Un enorme ringraziamento lo indirizziamo a Neil Diamond, che con questo prezioso film mette a nudo proprio quell’immaginario fantastico (e falso) che tanto pesa su tutti i Popoli Nativi Americani.
TORONTO – In un secolo l’industria del cinema ha sfornato più di 4000 film sugli indiani d’America. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, plasmando l’immaginario di tutti e tracciando una linea invisibile ma netta fra cowboy e indiani, quasi un confine manicheo, che più della Storia ha stabilito vinti e vincitori. «Se eri un bambino nativo lo sapevi: a cowboy e indiani, di sicuro, non potevi mai vincere», riassume in una frase Jesse Wente, critico cinematografico e presidente del Native Earth Performing Arts, la più vecchia compagnia teatrale di aborigeni del Canada.
Ma in che modo queste pellicole e gli stereotipi che ne sono derivati hanno influenzato la percezione di sé degli aborigeni? Se lo è chiesto Neil Diamond, regista indiano della tribù dei Cree di Waskaganish, un villaggio di 2000 anime affacciato sulla baia di James, nel Nordest del Québec. Diamond è partito da lì con questa domanda in testa e una telecamera e ha attraversato il Canada e gli Stati Uniti fino a Hollywood, visitando molte riserve e fermandosi a intervistare registi, attori e aborigeni. Ne è nato un documentario, Reel Injun, uscito nelle sale il 19 febbraio, che ripercorre attraverso centinaia di citazioni cinematografiche la storia sulla schermo di “bianchi e pellerossa”, mettendone in evidenza errori storici e stereotipi. «Non potremo mai cambiare l’immaginario collettivo. Sulle copertine dei romanzi rimarremo sempre “i guerrieri Cheyenne”», dice l’attore nativo Adam Beach, vincitore di un Gloden Globe Award, accettando ormai con rassegnazione uno degli stereotipi più radicati. Continua a leggere…

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Gli Indiani di Luca Frencia

Alessandro marzo 2nd, 2010

Novità::NewsLettera a: Luca Frencia, Studivideo54 studiovideo54@alice.it, Edizioni musicali FRAGHOLA lucafrencia@gmail.com, mariella@carlopescatore.it, Telenord Genova info@telenord.it.

Sign. Frencia, Sign. Pescatore, ci rivolgiamo a voi poiché ci è stato segnalato il video da voi prodotto “La danza degli Indiani”. Lo abbiamo visto e abbiamo deciso di scrivervi questa lettera pubblica e aperta al contributo e alle opinioni di tutti, qui sul nostro Blog, affinché il vostro video e la vostra canzone possa essere oggetto di confronto, per il proprio testo e le immagini, con i tanti articoli sulla vita, sull’attualità, le rivendicazioni, i problemi dei Popoli Nativi Americani, e anche perché abbiamo visto che è stato eliminato il nostro commento su YouTube e i nostri video inviati come risposta.
Oltre alla superficialità e l’indifferenza che dimostrate nei confronti di questi popoli, chi ha compiuto l’azione suddetta, ha dimostrato, permetteteci, anche una deliberata insofferenza alle opinioni altrui. Vi rivolgiamo innanzitutto una domanda:
avete una vaga idea che i Nativi Americani sono delle persone e non delle macchiette da usare per scanzonate serate nelle balere?
Noi sappiamo ridere, esattamente come gli Indiani stessi, ma non quando davanti ai nostri occhi scorre una sequenza avvilente di stereotipi, di falchi cecati e orsi pelati che possono far divertire solo gli ignoranti. Ed è nel senso più profondo di questo termine, ignoranti, nel senso di ignorare e non conoscere, che potremmo trovare una risposta alla domanda a voi rivolta. E’ quindi nello spirito di farvi conoscere “gli Indiani” che scriviamo adesso quanto segue:
I popoli Nativi Americani sono sopravvissuti ad uno sterminio di massa, un vero e proprio Genocidio i cui effetti pesanti e devastanti si riflettono ancora oggi. E oggi, legittimamente, lottano ogni giorno non solo contro questa eredità storica ma anche per la loro stessa esistenza, resistendo all’invadenza delle compagnie minerarie, all’inquinamento e la devastazione ambientale, opponendosi alla violazione dei loro Siti Sacri, impegnandosi nella preservazione delle proprie culture, tradizioni, linguaggi e nella difesa dei propri Diritti Umani e Tribali. Lo fanno tra mille difficoltà, in una realtà variegata ma che in molti casi è fatta di povertà, di difficoltà di ogni tipo, di mancanza in diversi casi anche delle risorse necessarie per potersi riscaldare adeguatamente nell’estrema rigidità delle temperature invernali e curare adeguatamente i propri figli e i propri anziani. Ma lo fanno a testa alta, con una dignità e uno spirito che merita Rispetto. Quel rispetto, nel vostro video e nella vostra canzone viene calpestato. Sappiamo già cosa potreste dire, “noi non volevamo offendere nessuno”. E’ una frase con cui abbiamo spesso a che fare, ma lo avete fatto. Inutile difesa questa. Avete offeso, ridicolizzato, la loro Dignità Civile ed Umana, stracciato ogni rispetto per questi popoli, ritenendo innocuo scrivere, interpretare, cantare, produrre “la Danza degli Indiani”. Se davvero pensate ancora che tutto questo sia innocuo, un puro gioco, sappiate che vi state sbagliando. I ciechi siete voi, non i falchi della vostra canzone. Continua a leggere…

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La Tribù Pokagon preserva la propria cultura

Alessandro febbraio 27th, 2010

Pokagon Indian Tribe

Novità::NewsNel corso dei quasi due secoli trascorsi dalla morte di Leopold Pokagon, i membri della tribù Pokagon, circa 4,563 persone al censimento del 2009, che da lui ha acquisito il nome, si sono focalizzati più sull’integrazione nel gruppo predominante che sulla protezione dela propria peculiare posizione all’interno di esso. La sopravvivenza della loro lingua nativa, della spiritualità, della loro storia sono state minacciate esattamente nello stesso modo in cui è minacciata l’esistenza dell’Aquila Calva, che una volta conviveva con gli Indiani nelle foreste del Michigan Sud Occidentale. Noi speriamo che una iniziativa tale da rendere nuovamente vitali la conoscenza della storia Pokagon e le tradizioni tribali abbia lo stesso successo che hanno avuto gli sforzi fatti per salvare l’Aquila Calva dall’estinzione. La ricostruzione delle fondamenta della cultura può aiutare la banda a diventare più forte. I tempi moderni presentano sfide immani, tra cui un altissimo tasso di diabete e un bassissimo numero di iscrizioni al college. Portato avanti da un suo Comitato tribale, il progetto “LA PROMESSA DI POKAGON” spera di poter trarre vantaggio dalle lezioni di lingua nativa che per un po’ di anni sono state impartite agli adulti a Dowagiac e a Mishawaka, e ai bambini nel programma Head Start sponsorizzato dalla banda. Continua a leggere…

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True West Magazine Awards

Alessandro febbraio 22nd, 2010

True best Awards

Novità::NewsAnnunciamo con molto piacere che Russell Means, della Repubblica dei Lakotah, è stato scelto dai lettori del True West Magazine quale destinatario per il Best Living Indian Rights Crusader Award. Ci complimentiamo con Russell per questo riconoscimento, e per tutto l’impegno mostrato per il proprio popolo. Il premio è andato però a Charmaine White Face, Oglala Sioux, direttrice del Defenders of the Black Hills.  Ci sembra che comunque la scelta sia stata più che giusta, insieme Charmaine e Russell sono davvero delle persone che da sempre si battono per i diritti della propria gente. Bruce LaFountain, Chippewa, è stato nominato miglior scultore.  L’artista, cresciuto nella riserva Turtle Mountain in Nord Dakota, ma ora residente a Salt Lake City, non crea i suoi lavori certamente per i premi, anche se ha molti. Continua a leggere…

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Steve Melendez: Obama onori i Trattati

Alessandro febbraio 20th, 2010

Obama Onori i Trattati con le Nazioni Indiane: Petizione!

Novità::NewsSteve Melendez, Pyramid Lake Paiute, Direttore dell’American Indian Genocide Museum di Houston,  chiede di firmare la petizione per “ricordare al Presidente Obama la responsabilità per la sua promessa elettorale di onorare i Trattati Indiani Americani. Speriamo di raccogliere firme sufficienti per fornire alla Casa Bianca, il 5 novembre, un anno dopo lo storico incontro con il Presidente Obama e le Nazioni indiane”. Quando il Presidente Obama si è incontrato con le tribù Native Americane a Washington DC, è stato davvero un evento storico. Il 5 novembre 2009, il Presidente ha risposto alle domande del pubblico. Dei sette capi tribali che hanno avuto la  fortuna di affrontare il Presidente, tre di essi hanno segnalato i trattati. Il significato dei trattati è che all’interno di essi vi è la storia nascosta degli Stati Uniti. Una storia di genocidio e di appropriazioni di terreni, che si concluse proprio con i trattati. L’articolo 6 della Costituzione degli Stati Uniti si riferisce a un trattato, come alla legge suprema del paese. Un trattato deve essere ratificato dal Senato e firmato dal Presidente. Nella mente degli indiani d’America, i trattati sono un grosso problema e dovrebbe essere un grosso problema in tutta questa terra, apparentemente governata dallo Stato di diritto. Continua a leggere…

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K. Annett: International Media Advisory

Alessandro febbraio 19th, 2010

Kevin Annett in Italia

Novità::NewsComunicato Stampa Internazionale, 18/02/2010.
Il reverendo Canadese che ha reso noto il genocidio contro i Nativi e ha obbligato la Chiesa e lo Stato a chiedere scusa sarà nuovamente in Europa dal 26 Marzo al 26 Aprile 2010. Kevin Annett sarà accompagnato da alcuni Aborigeni sopravvissuti che descriveranno le atrocità e si confronteranno con il Papa a Roma. Il Gruppo di Annett visiterà l’Italia, l’Irlanda, l’Inghilterra, la Germania per dichiarare la responsabilità della chiesa in questi crimini.
Ultime Notizie: Sulla scia del sempre più emergente scandalo internazionale sugli abusi che sta scuotendo la Chiesa Cattolica Romana, il reverendo che fu il primo a rendere noti i crimini da quella Chiesa commessi contro i bambini aborigeni del Nord America sarà nuovamente in Europa dalla fine di Marzo per un mese, per contribuire a portare la chiesa dinnanzi alla giustizia. Il Reverendo Kevin Annett, l’attivista per i diritti umani e produttore di film che ha obbligato il Governo Canadese nel 2008 e il Vaticano nel 2009 a chiedere scusa per i crimini commessi nelle scuole residenziali sarà accompagnato da due aborigeni sopravvissuti a queste scuole, che sono stati testimoni dell’uccisione e della sepoltura di bambini da parte di preti e suore. Il Reverendo Annett e il suo guppo incontreranno altre persone sopravvissute ai crimini della chiesa, terranno funzioni commemorative pubbliche per i bambini che morirono, e organizzeranno presentazioni per i politici e i gruppi che lavorano per i diritti umani per ottenere supporto in Europa affinchè venga istituito un tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità, perpetrati sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Protestante. Lo scorso Ottobre a Roma, in Piazza San Pietro, il Reverendo Annett ha celebrato la prima funzione commemorativa pubblica per le vittime aborigene della Chiesa Cattolica. Ora, come allora, il suo viaggio è congiuntamente sponsorizzato da gruppi che si occupano di diritti umani in Italia e in Irlanda, e dal suo network, l’FRD. Continua a leggere…

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Protesta dei Nativi; K. Annett in Italia

Alessandro febbraio 17th, 2010

Novità::NewsI dimostranti hanno inoltrato un severo avvertimento alle alte gerarchie della Chiesa Unita del Canada: rimandino a casa immediatamente i resti dei bambini che sono morti nelle Residential Schools, o si troveranno ad affrontare l’occupazione delle chiese, la perdita di denaro (*n.d.t.: il denaro offerto durante le funzioni, secondo quanto Kevin diceva quando era qui in Ottobre), e financo vincoli sulle loro proprietà e redditi. Seguendo una nuova strategia sviluppata per aumentare la pressione sulla chiesa, i dimostranti, membri del gruppo “Amici e Parenti degli Scomparsi” ( *acronimo in inglese: FRD) sono entrati nella sede nazionale della Chiesa Unita del Canada a Toronto e hanno consegnato una “Pubblica Lettera di Intenti” ai gerarchi della Chiesa, nella quale è dichiarato che vengono loro concessi 7 giorni per incominciare l’operazione di restituzione dei resti dei bambini morti quando erano affidati alle cure della Chiesa stessa, al fine di dare loro degna sepoltura.
Nella lettera,  firmata da Capo Jeremiah Jourdain della Nazione Cree-Metis a nome e per conto dei Membri della FRD,  si legge: “Se non incomincerete il processo di restituzione dei resti entro Lunedì, 15 Febbraio alle ore 12,00, il network degli FRD darà l’avvio a una campagna pubblica che dichiarerà la Chiesa come direttamente responsabile per la morte dei bambini, e incomincerà un’azione sistematica per rovinare e impedire le normali attività della Vostra Organizzazione”. La lettera dichiara che la campagna prevede di porre vincoli di carattere commerciale sulle proprietà e sui redditi dei gerarchi della Chiesa Unita, di inficiare la raccolta di fondi e le funzioni religiose e prevede la richiesta dell’annullamento delle esenzioni fiscali di cui gode la Chiesa Unita del Canada.

Siamo stati costretti a inviare questo ultimatum, poiché la Chiesa è sorda nel cuore e sorda nelle orecchie. Abbiamo picchettato le Chiese, abbiamo scritto lettere e nulla è cambiato per la nostra gente. Ora li minacciamo là dove soffrono di più: nel portafoglio”. Il Consiglio Esecutivo Nazionale della FRD ha annunciato che invierà Lettere di Intenti simili a questa anche alla Chiesa Anglicana e alla Chiesa Cattolica, che pure hanno gestito le Residential Schools. Continua a leggere…

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Tempo di carnevale e…..

Alessandro febbraio 10th, 2010

Carnevale, parlate ai vostri figli

Novità::NewsE’ tempo di carnevale, e come ogni anno i genitori partecipano a questa festa anche cercando e comprando i costumi di carnevale con cui vestire i propri figli. Batman, Spiderman, Ben 10, Superman, le Winx, e molti altre maschere e costumi di vari personaggi dei cartoni animati fanno bella mostra negli scaffali dei negozi e dei supermercati. Tra questi, immancabili, vi sono i costumi per vestire i bambini come gli Indiani d’America. Appunto, fantasia e immaginazione, è qui, dove imperano i cartoons, che vengono assimilati i Nativi Americani per molte persone…in una triste riserva fatta di stereotipi e immagini falsate buone per vendere e guadagnare, dai costumi di carnevale ai libri che “svelano” la spiritualità di questi Popoli…dai portatori di Pipa agli imbonitori delle cerimonie sacre a questi popoli. A tutti i genitori vorremmo poter dire, nel momento che comprano questi costumi da perfette “Pocahontas” e perfetti “Toro Seduto”, non fatelo! Non contribuite ad alimentare questo commercio, dovete sapere che gli Indiani d’America sono persone reali, questi costumi sono parvenze dei loro abiti tradizionali, abiti che invece hanno un’alta valenza culturale, sociale e spirituale.  Continua a leggere…

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Su Annie Mae, aggiornamento

Alessandro febbraio 9th, 2010

Annie Mae

Novità::NewsSalve a tutti!
Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno incoraggiato la causa della giustizia per Annie Mae, per i loro sentimenti e per le parole gentili di incitamento e di sostegno degli ultimi mesi. Avevo promesso di tenervi aggiornati di tutti gli sviluppi e le novità in merito al nostro percorso di giustizia per mia madre. Come molti di voi già sanno il 16 febbraio avrà inizio il processo per John Graham e Richard Marshall, imputati per favoreggiamento nel rapimento e assassinio di Annie Mae Pictou Aquash. Ho scritto a Marshall per spingerlo a fare la cosa giusta contattando il Pubblico Ministero per raccontargli la sua verità. Ho parlato della situazione con Arlo Looking Cloud (che al momento sta scontando una condanna all’ergastolo per favoreggiamento nell’omicidio di Annie Mae Pictou Aquash) prima e dopo la sua incarcerazione (un testimone ha confermato che Marshall vide mia madre poco prima che morisse), ho spiegato a Marshall che non vi è disonore nel dire la verità e nel raccontare esattamente al Pubblico Ministero cosa accadde la notte in cui John Graham, Arlo Looking Cloud e Theda Nelson Clark arrivarono a casa sua con mia madre in ostaggio, gli consegnarono un biglietto descrivendola “un bagaglio” e gli chiedevano se volesse “averne cura” prima dell’esecuzione.
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Ario Sciolari, le accuse e la sua difesa

Alessandro febbraio 6th, 2010

Accuse di reati sessuali per Ario Sciolari durante un'Inipi

Novità::NewsBELLUNO – Un ragazzino residente nel Vicentino, ormai 13enne, presunta vittima delle molestie sessuali, ascoltato in sede di incidente probatorio dal gip Federico Montalto di Belluno a novembre 2009, ha confermato le accuse mosse. Assistito da uno psicologo ha riferito che Ario Sciolari, assistito dall’avvocato Giorgio Azzalini, lo avrebbe toccato anche nelle parti intime, e che l’alpinista si sarebbe masturbato davanti a lui. Ha inoltre spiegato che più di qualche volta andava a dormire vestito ma si svegliava denudato (versione negata da Sciolari che afferma che dormiva sempre nudo e che si trattava di una scelta personale). Il ragazzino, a distanza di un anno e mezzo da quando sarebbero avvenuti i fatti, è assistito da uno psicologo per superare il trauma. Era l’estate 2008 quando la madre, come aveva già fatto altre volte in passato, lo ha affidato ad Ario Sciolari per il centro estivo. Si trattava di 15 giorni senza orologi, senza cellulari, immersi nella natura a contatto solo con se stessi e la terra. Un periodo in cui i ragazzi vivono come le tribù degli antichi indiani d’America. Sciolari ha scelto di allontanarsi dai ritmi della società moderna riscoprendo nelle antiche tradizioni Lakota,  la sua dimensione a contatto con la terra. Ed è in questo contesto che da 20 anni porta i ragazzi nei centri nativi «perché vivo con tanta intensità la mia vita che sento l’urgenza di trasmetterla anche a loro». Si procurano acqua, cibo, si lavano nei torrenti e partecipano anche, a 12 anni, alla ricerca della visione: alcuni giorni senza cibo, senza acqua. E alcuni momenti dedicati ad una sorta di sauna purificatrice. Quella volta però suo figlio al rientro non era più lo stesso. Era diventato taciturno. Chiedeva continui abbracci e coccole alla mamma. Sembrava spaventato e bisognoso di rassicurazioni. La donna dopo essersi rivolta all’associazione «Sos Infanzia» dove alcuni professionisti l’avevano aiutata a interpretare i segnali che il figlio stava mandando, e dopo aver indagato a suo modo, ha tradotto i suoi sospetti in un esposto. In quel tepee, la tipica tenda dei nativi d’America, che il piccolo condivideva da solo con l’alpinista, tra i vapori e i massaggi con oli speciali, sarebbe successo dell’altro. 
Fonte: Corriere del Veneto.it
Noi non possiamo entrare nel merito della vicenda, ci sono indagini e procedimenti giudiziari in corso. Ario Sciolari si dichiara innocente, e ci scrive una lunga lettera che naturalmente pubblichiamo.
26/02/2010: AGGIORNAMENTO: Ario Sciolari ci scrive questa lettera, se non vi è stata alcuna Inipi, ne siamo più che lieti. Ci auspichiamo che su questa vicenda sia fatta presto chiarezza. Ecco la lettera:
A mio sentire, nulla di più Sacro ha mai carezzato ed onorato la nostra Terra quanto il modo d’essere degli Antichi Lakota (i nativi di Balla coi Lupi).
Una sacralità che riconosco medesima in me e che respiro sin da quand’ero bimbo.
E’ il modo in cui cammino, onoro, ringrazio la Terra. Continua a leggere…

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Lettera da Leonard Peltier

Alessandro febbraio 4th, 2010

Leonard Peltier

Novità::NewsSaluti dalla casa di ferro. È venuta alla mia attenzione una voce che sta circolando sulla mia morte. Dispiace deludervi, Trimbachs, Ed Wood, e tutti gli altri parassiti, ma io sono ancora vivo e vegeto. Io continuo a lottare per la verità sul mio caso in gran parte nascosto negli oltre 6.000 documenti che hanno paura a liberare, per fargli vedere la luce del giorno. Sono stato impegnato nel controllo con la tribù Crow’s Creek delle problematiche del loro territorio, mi è stato chiesto il mio parere. Come in quasi tutte le le cose, inizio dal lato della tribù. Sovranità e autodeterminazione sono i cardini per la libertà indiana. Voglio che il popolo di Crow Creek sappia che hanno il mio pieno sostegno per i loro sforzi. Questo caso riguarda tutti gli indiani, ed è  importante per tutti gli uomini di coscienza. Tutti dovrebbero seguire questo caso, la sua conclusione più completa, e so che è ancora un altro esempio di realtà quotidiana della gente indiana. Le guerre indiane non ci sono più, oggi sono combattute nelle aule di tribunale e nelle sale di rappresentanza. Ma i problemi sono per lo più gli stesso: la terra, le risorse, e la libertà. Libertà di pensare. Libertà di vivere come vogliamo. La libertà di essere chi siamo. Non per un attimo lasciamo pensare che i cospiratori non funzionino. Sono là fuori, e, come sempre stanno complottando modi per espropriare ed emarginanare il popolo indiano in ogni occasione.  Continua a leggere…

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Cheyenne River Sioux Tribe: stato d’emergenza

Alessandro febbraio 2nd, 2010

Novità::NewsSecondo un comunicato stampa della Cheyenne River Sioux Tribe, 3.000 pali della luce sono stati abbattuti durante le recenti forti tempeste. Il presidente della Cheyenne River Sioux Tribe, Joseph Brings Plenty, ha dichiarato lo stato di emergenza. Migliaia di residenti sono da almeno sei giorni senza acqua, calore ed elettricità e gli esperti riferiscono che l’attesa per il ripristino dell’energia elettrica nella riserva potrebbe essere lunga almeno un mese. E le temperature sono ancora molto sotto lo zero. La riserva di Cheyenne River raggiunge circa le dimensioni del Connecticut con circa 15.000 membri tribali. La mancanza d’acqua è adesso un problema che interessa tutta la riserva. La Guardia Nazionale del Sud Dakota, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza nonché l’Army Corps of Engineers sono intevenuti fornendo alcuni generatori di emergenza. La Wal-Mart ha inviato una fornitura di prodotti alimentari d’emergenza,  e la Nazione Navajo un aiuto di uomini per il ripristino delle linee elettriche. Tuttavia occorre ancora aiuto. Non vi è un rifugio abbastanza grande per tutti i residenti tribali; sono necessari generatori aggiuntivi per creare nuovi centri di assistenza. Continua a leggere…

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Magliette, museo, conferenza, dagli USA all’Italia

Alessandro gennaio 31st, 2010

Il Museo Nativo Americano di Cuveglio e Tatanka Clothing

Novità::NewsTradizione + Cultura, “Per il popolo con il popolo”. Si apre con questo slogan il sito web Tatanka Clothing. In cui, si legge, “Si tratta di abbigliamento di resistenza. I nostri modelli sono creati con alcuni motivi educativi, la società è stata costituita con idee e ambizioni creative per avere un impatto sulle generazioni di ieri, oggi e per le future sette generazioni”. La cosa che ci colpisce, e che speriamo sia sincera, sono le altre spiegazioni che leggiamo sul sito: “Noi sosteniamo il pensiero indipendente al di là dei cortili delle scuole di lavaggio del cervello delle istituzioni e dei media controllati dalla propaganda. Tatanka significa Bisonte in Lakota. I Bisonti sono stati portati al popolo come un dono dal Creatore. Sono stati utilizzati come una risorsa fondamentale nella vita quotidiana. Tatanka fornisce abbigliamento, alloggio, cibo, arte, e gli strumenti per il popolo. Così ora Tatanka Clothing è qui a vestire la gente con stile, ancora una volta. Tatanka Clothing è orgogliosa di essere al 100% gestita e di proprietà Indiana”. Ottima notizia, comprando l’abbigliamento di questa società, sappiamo che i nostri soldi contribuiranno a quanto da loro dichiarato, e che finiranno in mani Native. Un buona iniziativa, senza dubbio, ci pare giusto segnalarla. Dagli USA passiamo all’Italia, con una domanda:
Lo sapevate che in Italia esiste un Museo degli Indiani d’America? Continua a leggere…

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Lettera a: La Stampa.it

Alessandro gennaio 29th, 2010

Novità::NewsLettera indirizzata a: lettere@lastampa.it, stampaweb@lastampa.it

Gentile Redazione, gentile Direttore, scrivo per sottoporvi alcune riflessioni, a mio giudizio molto importanti, che nascono spontanee dopo aver letto l’articolo di Elena Loewenthal “La Shoah, il Giorno della Memoria” pubblicato sul vostro giornale in data 27/01/2010.
Mi presento, il mio nome è Alessandro Profeti, e attraverso il Blog Nativi Americani.it cerco di educare ad una conoscenza corretta delle culture dei popoli Nativi Americani, delle loro storie e della loro attualità. Mi unisco a tutti coloro che nel “Giorno della Memoria” desiderano scrivere, e ricordare, quanto è accaduto al popolo ebraico, gli orrori delle violenze naziste, lo sterminio messo in atto al fine di raggiungere “la soluzione finale”. Mi unisco al dolore delle famiglie, degli stessi sopravvissuti a queste violenze, e desidero, vivamente e ardentemente, che tutto ciò rimanga bene impresso nella memoria collettiva dell’intera Umanità, al fine di non vedere mai più una tale fredda ideologia distruttiva, né constatarne mai più gli effetti devastanti. Uno dei miei sogni, che spero di realizzare, è di poter visitare i campi di sterminio insieme alla mia famiglia, ma soprattutto di farlo con i miei figli.
Tuttavia, cito un brano dall’articolo a cui mi riferisco in apertura di questa mia lettera, sul quale vorrei dissentire, senza per questo spostarmi di un millimetro da quanto sopra appena scritto.
Il brano è il seguente:
“Perché la Shoah è un evento unico?
Dopo la Shoah è stato coniato il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita
violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte”.
No, nella storia vi è un precedente, proprio di fredda, determinata progettazione, di uno sterminio su vasta scala:
quello dei popoli Nativi Americani. Continua a leggere…

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Howard Zinn, grazie…

Alessandro gennaio 28th, 2010

Grazie Howard Zinn!

Novità::NewsLo storico Howard Zinn, considerato uno dei più importanti studiosi della sinistra radicale statunitense, è morto, a causa di un infarto, a Santa Monica, in California, all’età di 87 anni.
Autorevole studioso di fama internazionale, professore emerito di scienze politiche e storia contemporanea presso la Boston University, Howard Zinn è stato tra i più brillanti storici degli Stati Uniti d’America. E’ celebre per aver scritto il controverso saggio “Storia del popolo americano” (titolo originale “A people’s history of United States”), nel quale racconta la storia degli Usa partendo non dai presidenti o dalla classe dirigente, ma da quelle persone escluse dalla storia, ovvero i poveri, i Nativi Americani, gli schiavi di colore, le donne, insomma i cosiddetti “vinti”. Pubblicato nel 1980 con una tiratura di 5.000 copie, “Storia del popolo americano” aveva venduto fino al 2003 più di un milione di copie solo negli Usa e ha ricevuto pubblici apprezzamenti da noti personaggi come Matt Damon, Ben Affleck, Oliver Stone e Bruce Springsteen. Continua a leggere…

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Avatar, il film…

Alessandro gennaio 27th, 2010

Novità::NewsAvatar, l’ormai popolarissimo film di James Cameron, è da tempo al centro di varie opinioni e anche accese critiche, che da un lato vedono nella storia rappresentata dal film degli accenni razzisti, dall’altro un antiamericanismo evidente. Seguendo gli articoli usciti sul web, ad esempio, il Daily Telegraph ha scritto che la storia di un Marine bianco che salva una razza aliena perpetua la “favola del messia bianco” e suggerisce che i non-bianchi sono genti primitive incapaci di salvarsi da sole. Il popolo dei non bianchi, nel film, è rappresentato dai “Na’vi”, che da molti sono assimilati ai Nativi Americani. Come diversi di voi sapranno, l’eroe del film è un Marine che viene inviato su un pianeta popolato da alieni dalla pelle blu per infiltrarsi tra di loro, ma finisce invece per guidarli nella resistenza contro l’invasore bianco e per innamorarsi di una di loro. David Brooks, riporta sempre il Telegraph, ha scritto sul New York Times che “Avatar” è basato “sullo stereotipo che i bianchi sono razionali e tecnologici mentre le vittime del colonialismo sono spirituali e atletiche. E’ centrato sull’idea che i non-bianchi hanno bisogno di un Messia che guidi le loro crociate”. Brooks afferma che Avatar segue una tradizione di film di questo genere iniziata negli anni ‘70 con il western “Un uomo chiamato cavallo” e proseguita con film come “Balla coi lupi” e “L’ultimo samurai”. Robin Lee, l’attrice nera protagonista dell’ultimo film hollywodiano di Muccino, paragona “Avatar” a “Pocahontas” e dice: “Dà veramente fastidio. Sarebbe bello se ogni tanto potessimo salvarci da soli”. In effetti, il video che abbiamo inserito in questo nostro articolo, sovrappone le immagini del film “Pocahontas” all’audio del trailer di “Avatar”: il risultato sorprende per la perfetta aderenza! Ma non tutti la pensano così. George Monbiot ha scritto sul quotidiano Guardian: “Certo, il film è una metafora dei contatti tra diverse culture. Ma è una metafora ben precisa: si riferisce alla storia del rapporto tra gli europei e le popolazioni native dell’America”. Continua a leggere…

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Lettera da Domenico…

Alessandro gennaio 25th, 2010

Lettere dai nostri lettori

Novità::NewsDomenico Marcolini, nato a Cattolica, ci ha contattato, scrivendoci una lettera poichè non ha l’email, per raccontarci della sua passione per i Nativi Americani e per chiederci alcune cose. Ci siamo sentiti per telefono, e con il suo consenso vogliamo pubblicare sul Blog alcune parti della sua lettera  e delle sue riflessioni, condividendoli con voi.. “Ricordo ancora come fosse ieri il mio approccio con i Nativi. Nella mia infanzia nei film, erano sempre i cattivi!!! Ma io ero affascinato dai “cavalli”, e mi dicevo: per me sono più cattivi i Cow Boy, guarda lì quel povero cavallo, gli mettono una sella così grossa, due borse, il fucile, le briglie…invece gli indiani gli mettono solo una coperta, e a volte nemmeno quella…così, nella mia ingenutà di bambino, cominciai ad ammirare questa gente, anche se poi non mi interessai più di tanto, giusto guardare qualche film tipo “Soldato blu” o “Piccolo grande uomo” dove trovai la conferma dei miei pensieri, e null’altro successe fino al 1995 circa, anno in cui trovai un libro di Edda Scozza, “Voci indiane del Nord America”, dove tra l’altro parlava del caso “Peltier” e lasciava il sumo recapito (di Edda) per chi voleva collaborare al “C.D.L.P.” Italia che aveva costituito da qualche tempo…per farla breve, contattai il “Comitato Difesa Leonard Peltier Italia” e collaborai per alcuni anni dove tra l’altro conobbi Maria Paola Valenti che con piacere ritrovo nel tuo sito, e vedo che lei non si è fermata, a differenza di me che negli ultimi 10 anni ho fatto molto poco (se non niente…per quel che può valere una cartolina a Leonard). Ora invece ho di nuovo cambiato lavoro, e ogni tanto ho del tempo libero…[..]..Ti ringrazio ancora per quello che stai facendo, sai, una volta avevo scritto al giornalino del CDLP Italia dicendo che secondo me i Nativi stanno conducendo una guerra contro gli USA, ma a differenza dei terroristi, e/o gruppi estremisti, i Nativi non usano né bombe né armi, perché le loro armi sono le parole, le loro bombe la verità,…e tu da solo mi sembri quasi un esercito..”. 
Domenico ha scritto  una lettera al presidente Barack Obama, che è la seguente:
“Mr. President, I’m writing to you regarding the case of Leonard Peltier. These have been numerous television, radio, newspaper and magazine articles about Mr. Peltier case… Once, a great man said: “I have a dream…” but that dream was “black and white”…now the time has come that a great man that dream color…Who can color that dream!??? (We can???!). Justice for Leonard Peltier, justice for Native People, then that dream wil be very more TRUTH ad COLORED”. Continua a leggere…

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USA: la saga delle scuse ai Nativi..

Alessandro gennaio 20th, 2010

Novità::NewsWASHINGTON - E’ una scusa che non ha detto ad alta voce una scusa vera? Che cosa succede se la persona che esprime le scuse non richiama l’attenzione su di esse? Queste sono domande che alcuni cittadini tribali chiedono, dopo aver saputo che il presidente Barack Obama ha firmato una risoluzione di scuse ai Nativi Americani il 19 dicembre come parte di un disegno di legge sugli stanziamenti di spesa per la difesa. La risoluzione è stata presentata al Congresso e al Senato era passata come normativa stand-alone in autunno. (Ma non è tutto oro quel che luccica, nota nostra…). Inizialmente è stata introdotta come misura che intende “ufficialmente chiedere scusa per le pessime politiche del passato da parte del governo degli Stati Uniti verso i popoli Nativi Americani e per riaffermare l’impegno del governo attuale verso la guarigione delle ferite della nazione americana e per lavorare verso rapporti più radicati nella riconciliazione”. La sua legge è stata approvata al Senato nel 2008 e nel 2009. La versione firmata da Obama è diventata annacquata, non fa delle scuse dirette da parte del governo, ma si scusa “a nome del popolo degli Stati Uniti a tutti i popoli nativo per i molti casi di violenza, maltrattamento, abbandono inflitti ai popoli indigeni da parte dei cittadini degli Stati Uniti “. La risoluzione include anche un disclaimer: Nulla in esso autorizza o supporta tutte le rivendicazioni legali contro gli Stati Uniti, e la risoluzione non risolve alcun reclamo. Anche con questo linguaggio generico,  le scuse sono storia, ma la Casa Bianca non ha fatto annunci aggiornati su di essa. Né Obama ha espresso le sue scuse a tutte le tribù o ai cittadini indiani. Alla Conferenza Tribale della Casa Bianca del 5 novembre, Obama ha rilevato, tra le altre osservazioni, che sono stati violati i trattati con le tribù e affermato che erano state fatte ingiustizie contro di loro, ma lui non ha fatto le sue scuse esplicite. Continua a leggere…

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Dal 14.07.07