Questo è il posto giusto per inserire commenti, segnalazioni e altro che magari non trovano una collocazione adeguata nello spazio dei commenti agli articoli pubblicati, ovviamente sempre e rigorosamente in tema con i Nativi Americani o al massimo sui Popoli Indigeni.
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NATURALMENTE è DELLA SOTTOSCRITTA CIO’ CHE è SCRITTO IN MAIUSCOLO E del fatto in minuscolo
E’ triste constatare, e reale pensare, che Obama non sta poi onorando con i fatti le sue promesse, né che avrebbe potuto farlo subito; In realtà ci si aspettava lecitamente che dasse dei veri segnali di cambiamento, qualcosa ha fatto, ma sembra essere troppo poco e comunque dovrebbe onorare i Popoli Nativi Americani, nel parlare del Columbus Day, e non dimenticarli…
Alessandro non solo columbusday ma anche questo:
http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/09/Indiani_cowboy_uniti_contro_oleodotto_co_9_111009002.shtml
La terra senza promessa degli Indiani d’America
L’uomo bianco ha ucciso i guerrieri indiani, rubato le loro terre, violentato la loro anima. E non è finita. Le foreste muoiono, i salmoni scompaiono. Ecco perché Jim Hart, artista e capo tribù, non scolpisce più i suoi totem nel legno
Articolo pubblicato su LeiWeb.it, segnalato da Virginia:
Clicca qui per leggere l’articolo
Vi segnalo la recensione del libro “Venga il tuo regno” di Vollmann William Tanner, questo autore nel 2005 ha vinto il National Book Award, il più importante premio americano per la letteratura.
“Venga il tuo regno” è la narrazione dei fatti che nel Cinquecento e Seicento portarono all’esplorazione, colonizzazione ed evangelizzazione delle popolazioni native di quei territori che oggi sono diventati il Canada e gli Stati Uniti settentrionali, ad opera di francesi ma anche di olandesi, inglesi e svedesi (anche mercenari svizzeri) e quindi la fondazione della città di Quebec, Montreal e poi anche di quella colonia che diverrà l’odierna New York.
Clicca qui per leggere l’intera e interessante recensione di Andrea Consonni.
Virginia ci segnala questo articolo, se non altro interessante poiché parla, sia pure in parte, dell’attualità dei popoli Nativi Americani, un pregio non da poco… Leggi l’articolo:
http://www.stampalibera.com
Grazie Virginia!!
L’Hallelujah eseguita dal coro del villaggio Innuit di Quinhagak, in Alaska..Hanno fatto un video veramente straordinario!! Ringraziamo Benedetta per avercelo segnalato!
Vi segnaliamo questo articolo pubblicato su “Corriere della Sera.it”:
Gli indiani d’ America conquistano la «tripla A» – Le agenzie di rating premiano i piani di sviluppo messi a punto da Utes e Navajo…Leggi tutto…
Naila Clerici informa che:
“il corso di Storia delle Popolazioni Indigene d’America inizia la prossima settimana col seguente orario:
Mer 15/17, Gio 15/17 , Ven 10/12 a Genova in via Balbi. Chi volesse essere presente come uditore mi contatti ed invierò il calendario delle lezioni e gli argomenti trattati”.
Dr. Naila Clerici,
Redazione di TEPEE, Direttrice responsabile ed editoriale
Via San Quintino 6, 10121 Torino
cell. 3478207381 http://www.soconasincomindios.it, http://www.tepee.ideasolidale.org
Altro che Colombo: tracce di europei in America sin dall’età della pietra…
Leggete qui…
Approfondimento: http://www.washingtonpost.com
Vi segnaliamo due appuntamenti:
La Biblioteca Popolare di Govone presenta due serate:
Arte dei Nativi del Nord America – Tra Spiritualità ed Identità culturale
Relatrice: Maura M. A. Valleri , americanista e collaboratrice della rivista di studi sui Nativi Americani Tepee – Soconas Incomindios.
Sala antica della Biblioteca, Martedì 6 e martedì 20 marzo ore 20,45.
Giovedì 08-03-2012, Università di Genova, ore 15/17 Aula M, via Balbi 4 la psicoterapeuta Marina Toselli, che parlerà di:
La visione del mondo dei nativi del Nordamerica. Ruoli terapeutici, psicodramma e intepretazione dei sogni a confronto con la nostra cultura di appartenenza facendo anche riferimento alla visione di Alce Nero.
Per un’introduzione al tema:
mercoledì 07-03-2012 Università di Genova ore 15/17 Aula 3, via Balbi 2, Naila Clerici parlerà di:
Religiosità, religione e spiritualità, in passato e oggi. Il valore del sogno e la ricerca della visione, i documenti lasciati da Black Elk e la visione contemporanea di Arvol Looking Horse.
Informazioni:
Dr. Naila Clerici,
Redazione di TEPEE, Direttrice responsabile ed editoriale, Via San Quintino 6, 10121 Torino
cell. 3478207381 – http://www.soconasincomindios.it, http://www.tepee.ideasolidale.org
(ANSA) – ROMA, 28 MAR – Si intitola Shape Shifter il trentaseiesimo album di Carlos Santana, in uscita il 15 maggio.
Il cd conterra’ 13 brani, un tour de force strumentale che parte dagli ultimi anni ’90 per arrivare ai giorni nostri. Santana ha dedicato l’album ai Nativi americani, esprimendo apprezzamento per le scuse ufficiali fatte nel 2008 dal governo australiano agli aborigeni e per la firma del presidente Obama nel 2009 della Native American Apology Resolution.
“e per la firma del presidente Obama nel 2009 della Native American Apology Resolution.”
tante promesse fece l’abbronzato, ma zero mantenute….. comunque bella notizia questa del buon vecchio Santana!!!!
Da Repubblica.it (Segnalazione di Vittorio)
di CARLO MORETTI
ROMA – Con la sua chitarra ha partecipato ai concerti contro la guerra in Vietnam nel ’69, per il Nicaragua nel ’73, al Live Aid nell’85 per raccogliere fondi contro la carestia in Etiopia. Nel 2004, quando salì sul palco del Circo Massimo a Roma invitato da Quincy Jones per il concerto “We are the future”, tenne un discorso in favore dell’acqua pubblica. Disse: “Il mio mondo da 25 anni è acqua pubblica e gratis, elettricità, educazione e cibo per tutti gli abitanti del nostro pianeta. Poi possiamo parlare dei problemi che abbiamo come esseri umani”. Coerente con questi suoi principi, il chitarrista Carlos Santana torna con un concept album dedicato ai nativi, a quelle popolazioni indigene che abitano la terra da prima che diventasse nazioni, che arrivassero i razziatori, i conquistatori, i tiranni o, semplicemente, il turismo di massa. Il disco si intitola Shape shifter, uscirà il 15 maggio ed è completamente strumentale, vagamente new age. E la chitarra di Santana ha la voce inconfondibile di sempre.
Santana, chi sono i nativi di cui parla in questo album?
“Sono gli aborigeni in Australia, i mongoli e i tartari in Siberia, gli indiani del Nord America e, dal Canada al Brasile, le popolazioni che abitavano quelle terre prima dell’arrivo dei conquistadores. In Africa centrale e in Centro-America sono le popolazioni che abitano le foreste. Anche in Europa ci sono popolazioni indigene, più vicine di altre alla loro terra. Dedico quest’album a tutte quelle popolazioni che non hanno più voce e visibilità come i Comanche, gli Apache, i Cherokee, i Cheyenne”.
Qualcosa è cambiato rispetto a questo problema nel mondo e in America con l’elezione di Obama?
“Nel 2008 in Australia il Governo ha chiesto scusa agli aborigeni, nel 2009 l’America l’ha fatto verso gli indiani con la “Native American Apology Resolution”. Incoraggio tutti i Paesi ad esprimere riconoscenza verso i primi popoli che hanno abitato la loro terra, in modo che questa pratica diventi globale. L’America ha dimostrato che sta imparando a chiedere scusa ma dovrebbe ancora farlo con molta gente: con gli afroamericani, per esempio, con i cinesi, con i messicani, immigrati che hanno contribuito alla crescita del paese, eppure molti sono stati sacrificati. Secondo me la musica può aiutare, è una cura, non è show business o intrattenimento, come ci hanno insegnato Django Reinhardt, Segovia, Jimi Hendrix, John Lennon con Imagine, Bob Dylan con Blowin’in the wind, Bob Marley con One love: la musica ha il potere di portare la gente a non aver paura, a vivere in armonia, nell’unità. Tante canzoni ci hanno insegnato che siamo una sola famiglia”.
Ha tenuto conto di modelli musicali tipici di alcune di queste popolazioni iniziando a lavorare a questo progetto?
“Credo esista un fattore comune tra molte espressioni di musica tradizionale in luoghi diversi del pianeta, appartengono all’uomo come i sentimenti fondamentali di solitudine, gioia, rabbia, nostalgia. Ma la cosa che ho cercato di fare, ad esempio rispetto agli indiani d’America, è di spostare l’attenzione dal modello imposto da Hollywood nel corso degli anni, di smontare il ritratto negativo dell’indiano cinematografico o l’immagine hollywoodiana dei popoli della Persia o del Medio Oriente, visto che per la maggior dei film sono dei demoni. Gli Studios hanno una mentalità basata sulla cultura della paura, così abbiamo creato focolai di paura nel mondo, e continuiamo a farlo con i nostri network televisivi globali come la Cnn, o con il Pentagono: vendiamo terrore. Vorrei nel mio piccolo invertire questa tendenza, concentrarmi sui principi su cui era basata la vita degli indiani d’America, rispettare la terra, onorare gli spiriti e l’acqua che tutti beviamo”.
Oggi la musica si ascolta via mp3, lei con questo concept album non rischia di essere un po’ fuori tempo?
“Per molto tempo ho lasciato che i brani vocali fossero di competenza della mia band, e tutto ciò che componevo solo musicalmente avrebbe dato vita a Shape shifter. Volevo tornare allo stile di Caravanserai, un album strumentale in cui le canzoni si offrano come un tappeto su cui salire per arrivare più lontano di quanto si possa fare seguendo le parole, che ci possono anche tradire. La mia speranza è che anche i più giovani non si fermino a una canzone prima di arrivare ad ascoltare l’album intero. La cosa principale che distingue questo lavoro rispetto alla mia formula è l’assoluta libertà di far fluire la musica, senza paure di dover dar vita a una nuova formula”.
Vi segnaliamo questo articolo:
Lingue in via d’estinzione per salvarle si va sul web
Ogni 14 giorni muore un idioma e, di conseguenza, una cultura. Ma esistono comunità che chiedono aiuto alla tecnologia. E’ il caso del Ktunaxa, parlato da una tribù di nativi dell’America nord-occidentale.
ESISTE una lingua parlata solo da dodici persone. O meglio: esiste una lingua, antichissima e senza legami con altre lingue esistenti, che combatte l’estinzione con le armi della globalizzazione. Si tratta del Ktunaxa, parlato da alcune tribù di nativi che abitano nell’America nord-occidentale, tra il Montana, l’Idaho e la Columbia Britannica.
Secondo un censimento del 1990 i parlanti Ktunaxa erano poco meno di 400, ma i dodici che ne conservano strutture e lessico intatti appartengono soprattutto alla vecchia generazione. E nessun altro al mondo è capace di parlarlo. Il rischio è quello che, come successo al Kamassino (parlato fino a 30 anni fa in Russia, sui monti Urali) e a tante altre, la lingua possa estinguersi con la morte degli ultimi anziani.
Alcuni membri della comunità hanno così deciso di utilizzare la tecnologia per combattere questo pericolo. Stanno caricando su internet registrazioni, giochi interattivi per bambini e altro materiale trascritto da rendere fruibile a chiunque voglia imparare il Ktunaxa. Ci sono addirittura corsi di laurea online per gli adulti desiderosi di riscoprirlo.
Leggi l’intero articolo
(Nota: clicca qui per il sito web ufficiale della Ktunaxa Nation)
Usi e costumi degli indiani d'America al… di nom-de-plume
La cultura Lakota entrerà nelle scuole della città: anche un incontro con la delegazione del popolo Dakota. Una serata ad hoc per la campagna Noppaw
Nell’ambito della Cooperazione Internazionale sono due le iniziative messe in campo dalla Provincia di Pistoia, su proposta della consigliera provinciale Claudia Vicinelli, delegata per tale settore: la prima per la promozione e la diffusione della cultura Lakota Sioux nella comunità scolastica provinciale e l’altra per l’ adesione alla campagna Noppaw, a favore delle donne africane.
Dando seguito al Protocollo di Amicizia sottoscritto ad aprile 2011 insieme alle Province di Prato e Firenze con i rappresentanti della Nazione LakotaSicangu di Rosebud e il fondatore e presidente dell’Associazione Wambli Gleska, Dr. Alessandro Martire, per far conoscere la cultura Lakota e valorizzare gli aspetti culturali, spirituali e sociali dei Popoli Nativi Americani, con progetti per favorire l’aggregazione delle due culture, si è dato vita a un progetto che vedrà il coinvolgimento delle scuole pistoiesi (Scuola elementare V Circolo e Scuola media Roncalli) per promuovere presso i giovani la cultura del popolo Sioux.
Non a caso, infatti il 2012 è l’anno dedicato a Amerigo Vespucci e il progetto ha lo scopo di evidenziare i riflessi culturali, antropologici e sociali che conseguenti alla scoperte delle Americhe.
Il progetto si compone di più tappe, con una prima fase di studio all’interno delle scuole, ad opera del Prof. Martire, finalizzata a valorizzare il rispetto delle diversità etniche e antropologiche, anche attraverso l’analisi della cultura della pace, del rapporto con la natura e gli animali e degli usi e tradizioni dei Sioux. Successivamente è previsto una giornata di incontro fra le scuole e la delegazione del popolo Dakota, che si svolgerà al Centro equestre di Spazzavento, e dove i ragazzi potranno vivere in prima persona il rapporto fra questo popolo e il cavallo.
Clicca qui per la fonte
Vi segnaliamo il seguente articolo:
Autentiche nefandezze statunitensi
Reggio: presentazione del libro di Nando Minnella
La Fondazione “Italo Falcomatà” col patrocinio della Provincia di Reggio Calabria presenterà giovedi 14 Giugno alle ore 18, presso il Palazzo della Provincia, il libro di Nando Minnella “L’America non esiste … io ci sono stato”, edito dal Gruppo Editoriale L’Espresso e distribuito da Feltrinelli.Alla presenza dell’autore relazioneranno l’avvocato Nino Mallamaci e la professoressa Rosetta Neto Falcomatà. Nel corso della serata sarà proiettato un documentario girato nelle Riserve Indiane d’America da Nando Minnella e dal regista Marco Masetti.
L’autore è giornalista-scrittore , studioso di storia e cultura delle minoranze americane, ha pubblicato tra l’altro L’Altra America, I Neri, Indiani Oggi,Pascoli d’Asfalto, Poesia e Cultura degli Indiani d’America. Ha tradotto poesie e documenti dei Nativi americani E’ autore di documentari sulle Riserve Indiane d’America . Per Rai Tre ha curato alcuni servizi sugli Indiani. Scrive sul Manifesto e su altri giornali e riviste.
Il libro è un condensato di memorie, frutto di passioni, di amore per il sapere, per i sogni, per le mille e più Americhe dentro l’America ,di amore per marciapiedi straccioni delle profonde dimenticate città dell’anima .
Il lavoro di Minnella è un controcanto per l’America, quella Altra, nascosta, con le sue storie e antistorie, con descrizioni di città opulenti e nel contempo miserabili , è una denuncia di un Terzo mondo con insopportabili miserie e discriminazioni, tenuto sotto banco L’autore conduce per mano il lettore in questo viaggio in un paese “antitelevisivo”, diverso da quello patinato e stereotipato a cui ci hanno abituato i mass media . Un itinerario che altro non è se non un percorso di vita…un partire per non morire,un viaggio verso un impossibile altrove, un andare oltre, all’infinito, alla ricerca di ciò che si è davvero.
Pagina Facebook dell’evento: https://www.facebook.com/events/222482264538783/