Ben Carnes sui Diritti dei Popoli Indigeni
Alessandro luglio 28th, 2010
Rapporto sulla Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni da parte USA.
INTRODUZIONE
Da Nativo quale sono e organizzatore/attivista da 30 anni per i diritti dei Nativi, ho portato avanti e sviluppato diverse riflessioni sui rapporti che questo governo, chiamato America, ha avuto con i Nativi di questo paese che noi continuiamo a chiamare nostro. Per farvi comprendere pienamente il mio punto di vista, dovete sapere che io non sono un Indiano Americano, un Nativo Americano, e neppure semplicemente un Americano. Io sono un membro della Nazione Chahta (Choctaw), ma prima di tutto e soprattutto sono un essere umano.
Dico questo perchè sono a conoscenza dei secoli di disonore che voi ci avete imposto attraverso la vostra incapacità di tenere fede ai trattati, le dottrine che ci si sono rivoltate contro nei vostri tribunali, gli atti del Congresso serviti solo a espropriarci delle nostre terre, cultura, tradizioni e sovranità.
Abbiamo sopportato e siamo sopravvissuti a secoli di tentativi di assimilazione in una Diaspora di valori e principi in conflitto. Siamo stati erroneamente etichettati come Americani con i trattati e con la legge del 1924 sulla cittadinanza (American Indian Citizenship Act), a dispetto del nostro inalienabile diritto di decidere da soli chi noi siamo. Il vostro governo ha rimpiazzato le nostre tradizionali forme di governo con la legge del 1934 sulla Riorganizzazione (Indian Reorganization Act),e con altre leggi simili. Ci è rimasto solo il guscio vuoto e irriconoscibile di come eravamo. Questo non è accettabile.
Quando Obama era in campagna elettorale ascoltammo molte promesse e quel che scambiammo per illuminata comprensione ci aspettavamo aprisse finalmente le porte a un senso di giustizia ed onestà lungamente atteso. Dal momento che è entrato alla Casa Bianca abbiamo visto proprio l’opposto di quelle false promesse. Ci è stata promessa una fetta più grande della “torta americana” prima che Winona Laduke spiegasse che “noi non vogliamo una fetta più grande della torta, noi vogliamo una torta diversa”. Questo è il problema che il Governo si rifiuta di riconoscere.
La dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni è stata adottata circa 3 anni fa e per le Prime Nazioni non è stata una sorpresa che il Canada e gli Stati Uniti abbiano mancato di dare il loro appoggio. Siamo ben consapevoli delle ripercussioni legali che questo avrà su quei governi che esercitano il controllo e il potere sui nostri territori e sulle nostre risorse. Sentiamo che è arrivato il momento per noi di venire trattati da Nazione a Nazione, come promise Obama.
Con oltre 560 Nazioni nei confini politici di quelli che sono conosciuti come Stati Uniti d’America, il mio consiglio è solo la punta dell’iceberg in modo tale che gli Stati Uniti possano onorevolmente dare inizio ai rapporti con le Prime Nazioni nello spirito della Dichiarazione stessa.
Come agire per raggiungere questo scopo:
I seguenti punti sono pensati come una realistica soluzione agli errori perpetrati contro i Nativi, custodi di questa terra, e qualsiasi sforzo di riconciliazione dovrà in egual misura comprendere la partecipazione dei leaders tradizionali Chiefs, Headsmen, Clan Mothers e leader spirituali, ecc. (non i concili tribali Ira e Chiefs).
1 La dipendenza dalla Dottrina della Scoperta, il Destino Manifesto e altre tesi giustificanti il furto delle terre da parte degli emigranti europei dovrà essere ripudiata e/o invalidata. Questo riguarderà numerose leggi e atti del Congresso, non limitati alla legge del 1871 sull’appropriazione delle terre (Indian Appropriations Act) e a quella del 1934 sulla riorganizzazione delle terre (Indian Reorganization Act), inoltre la Indian Claim Commission e tutte le leggi e gli atti che sono stati a danno dei Nativi. 2 Riconoscimento della sovranità delle Prime Nazioni esattamente come sono riconosciuti altri Stati come la Francia e l’Inghilterra. E’ il momento di iniziare a interessarsi agli argomenti per riprenderci la nostra terra, le nostre risorse e i fondi fiduciari. Questo riconoscimento comporterebbe onorare i trattati fatti con le Prime Nazioni, e il diritto ad esercitare e rinforzare l’autorità sulla giurisdizione dei territori. Questo implicherebbe l’eliminazione degli status fiduciari allo scopo di amministrare da soli le nostre proprietà, infine la necessità di eliminare il Bureau of Indian Affairs e creare un’ambasciata delle Prime Nazioni.
3 I paesi colonizzati come Hawaii, Puerto Rico e altri dovranno venir liberati e restituiti alla loro autorità e giurisdizione, come noi delle Prime Nazioni ci aspettiamo che avvenga. Una volta che la nostra sovranità sarà effettiva, potremo finalmente avere voce e votare nelle Nazioni Unite.
E’ questa la sola cosa giusta da fare per tutte le Nazioni Indigene sotto l’occupazione del Governo degli Stati Uniti, così che possano cominciare a scegliere il loro futuro e aggiungere la loro voce agli avvenimenti del mondo.
4 Riunire/convocare una convenzione costituzionale con i rappresentanti delle Prime Nazioni su richiesta dei tradizionali leaders della Confederazione Iroquese per guidarci nel processo di creazione verso un metodo di cooperazione collettiva. E’ necessario perchè è proprio su questa grande legge che si basa la Costituzione Americana; che tuttavia non raggiunge il suo scopo.
Conclusione
Come potete ben vedere, questo non vuol essere in alcun modo un discorso esauriente su tutte le colpe del passato. Piuttosto rappresenta ciò che deve fare il Governo americano per mantenere lo spirito della Dichiarazione dei Diritti dei Nativi e un sincero passo verso la riconciliazione tramite le azioni. Le Nazioni Indigene non hanno bisogno di scuse vuote e prive di senso, come quelle con le quali ci hanno tenuti buoni passato.
Questi dovrebbero essere i punti dai quali partire per includere le Prime Nazioni nel dominio e nella direzione che questo paese deve prendere nelle cose del mondo. Mi rendo conto che se gli Stati Uniti riconoscessero i torti e gli illusori tentativi di ripararli del passato, sarebbero sempre comunque in un debito più grande dei 13 trilioni di oggi.
Ad esempio, la Indian Claim Commission ha riconosciuto soltanto un risarcimento in denaro per le terre rubate, ma l’unico risarcimento per un territorio rubato è la restituzione di quel territorio.Il Governo ha tentato di risolvere lontano dai tribunali il caso Cobell di cattiva gestione, ma in realtà altro non è stato se non un tentativo di insabbiare la faccenda. Deve esser fatto un rendiconto e un’indagine sulla fine che ha fatto il denaro, e chi ne ha autorizzato un cattivo uso deve venir perseguito laddove è possibile.
E’ in ballo anche il caso di Leonard Peltier, io domando che la sua scarcerazione sia la prima offerta di sincerità nei nostri confronti da parte del Governo. Immagino che il Presidente voglia dal Dipartimento di giustizia un dettagliato e leale resoconto dei fatti. E comunque ci sono intellettuali stranieri che hanno studiato il caso e stabilito che quel processo è illegale e ingiusto. E’ stato riconosciuto come un caso di diritti umanitari e io domando che il Presidente istituisca un dibattito pubblico su questo caso. Noi siamo sicuri che la verità condurrà alla libertà e porterà alla luce le menzogne e gli atti criminali commessi dal governo.
Nel 1984 venne coinvolto il Dipartimento di Stato per lo scandalo internazionale di Peltier, al quale veniva negato il diritto di celebrare le sue cerimonie tradizionali. A quel tempo Leonard Peltier intraprese con altri due uomini un digiuno spirituale come unica forma di protesta rimastagli. Sono sicuro che nei vostri documenti potrete trovare prova di questo.
Io credo che gli Stati Uniti abbiano raggiunto un punto critico nella Storia, con la condizione della loro economia, il Disastro del Golfo, due guerre all’attivo, forse una terza, per cui non possono permettersi di ignorare i punti sollevati in questo rapporto. Proprio come quando la prima ondata di immigranti europei bisognava di noi per sopravvivere, così oggi gli Stati Uniti hanno bisogno di noi per sopravvivere nelle delicate circostanze attuali.
Ne sappiamo noi di sopravvivenza, siamo sopravvissuti così tanto all’assimilazione, al razzismo, al genocidio. Siamo stati tagliati fuori dal flusso americano sino a quando non abbiamo indossato piume e perline e danzato per i turisti. Come primi ambientalisti siamo stati bollati come pagani superstiziosi. Quando parliamo di vivere in armonia con la terra, ci chiamano selvaggi. Poi avete puntato baionette e cannoni sui nostri figli per dirci che dovevamo trasferirci in terre lontane. Si, ne capiamo noi di sopravvivenza, e anche se oltre cent’anni fa avete messo fuori legge la nostra cultura e le nostre pratiche spirituali, quelle cose sono sopravvissute alle vostre leggi e ai vostri missionari e noi continuiamo ad essere uniti.
Oggi, nel 2010, 518 anni dopo che Colombo portò l’avidità in questo emisfero noi siamo sopravvissuti a lungo. Penso sia giunto il momento che, come Prime Nazioni, il vostro Governo lavori con noi per creare una Confederazione di Prime Nazioni e discendenti di immigrati che mettano riparo ai guai nei quali versa il paese. Non sarete mai in grado di farlo senza di noi e con la forma di governo che avete ora.
Sarei più che felice di venire a dare ulteriore testimonianza in una prossima data e inoltre aiutare nello sviluppo di un piano che traduca questi punti in realtà. Noi siamo alla ricerca di concretezza nella realizzazione della Dichiarazione, non vogliamo le briciole dei vostri avanzi e neppure vogliamo ancora essere controllati. Se realmente il Governo intende servire il Popolo e nel contempo salvare sè stesso, allora voi avete bisogno di noi, i Nativi di questa terra.
Cordialmente, Ben Carnes, Nazione Choctaw. (Traduzione a cura di Stefania Pontone).
Fonte: Censored News
Approfondimento: Il Blog di Ben Carnes























Caspita messa giù così pare funzionare sulla carta!
Giustamente i Nativi non voglio gli Usa, domanda: ma tutte le persone che vivono in Usa che sono statunitensi dove li metterebbero i Nativi?
Lo sanno vero, che non lasceranno mai interamente gli USA?
Ci sono dei punti che con un po’ di impegno da parte di Obama potrebbero trovare una buona soluzione ma come fai oggi nel 2010 a dire agli USA di andare via dalle Hawaii ad esempio?
Tra l’altro se lo stato USA cessasse di esistere, gli USA stessi prima di finire non potrebbero appellarsi a qualche organo internazionale sui diritti umani e dei popoli con il discorso che ogni popolo ha il diritto di esistere?
Mi sembra giusto che un popolo viva, che una nazione viva pacifica e libera certo come vorrebbero i Nativi Americani sono il primo a dire che sarebbe bello vedere i Nativi nelle loro terre senza confini però sono anche il primo a dire che oggi almeno per il momento è utopia.
Io partirei piano piano per gradi, ho capito che sono stanchi ma forse è meglio stare con i piedi saldati a terra si rischia solo di vedersi chiudere le porte del dialogo e delle eventuali possibilità cioè si brucia tutto.
Non vorrei che questo messaggio passasse per un po’ arrogante(anche se capisco molto bene la loro incazzatura e sono il primo a dire che sono con loro).
Vediamo come si metteranno le cose…
ciao ciao!
Commento by DogSoldier — 28 luglio 2010 @ 17:02
sono d’accordo è se l’america è portatrice di diritti umani ..democrazia ..di verità … è obbligata a tener fede alle promesse estorte ma comunque promesse
altrimenti è la nazione più comica del mondo
Commento by gabriele — 28 luglio 2010 @ 20:31
niente utopie, è un bellissimo discorso e soprattutto sono richieste giuste ed eque dopo ciò che è stato fatto al popolo dei nativi, condivido ogni loro richiesta e vorrei tanto che questo messaggio finalmente venisse accolto dagli americani e Obama come promesso alle elezioni mantenesse ogni singola parola che l’ha portato alla vittoria, speriamo bene….. auguro ai nativi una loro meritata vittoria e giustizia, un carissimo saluto a te Alessandro e Bianca e sempre grazie per i vs articoli
Commento by Straniera — 29 luglio 2010 @ 10:23
Caro fratello Ben Carnes del nobile popolo dei Choctaw, il tuo pensiero sui diritti dei
nativi è giusto senza se e senza ma dopo tutto il male che il tuo popolo ha subito da
parte di una nazione che si è formata solo spargendo sangue di numerosi innocenti e
che mantiene il proprio dominio su altri popoli non usando DEMOCRAZIA, ma l’effetto
devastante di armamenti micidiali che non lasciano scampo!
Ma non verranno mai a patti con nessuno e useranno qualsiasi cosa per mantenere
nelle loro “propretà” tutte le terre che hanno conquistato!
Queste sono le mie parole.
G.Nieto.
Commento by G.Nieto — 1 agosto 2010 @ 10:27
I diritti dei Nativi sono sacrosanti, e vanno riconosciuti.
E rispettati.
Con azioni, non solo parole.
Mitakuye oyasin = siamo tutti fratelli (e sorelle)
Tiziano
Commento by allaricerca — 19 agosto 2010 @ 10:29