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		<title>Alla ricerca di un fratello perduto da lungo tempo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 21:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Dana Lone Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Indian Child Welfare Act]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Dakota]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7831" class="wp-caption aligncenter" style="width: 470px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/wakiya_460x276.jpg"><img class="size-full wp-image-7831" title="La prima foto che Dana Lone Hill ha visto del fratello Wakiya " src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/wakiya_460x276.jpg" alt="Questa è la prima immagine che Dana Lone Hill ha potuto vedere di suo fratello Wakiya, che all’età di otto anni è stato tolto a sua madre dallo Stato del Sud Dakota. " width="460" height="276" /></a><p class="wp-caption-text">Questa è la prima immagine che Dana Lone Hill ha potuto vedere di suo fratello Wakiya; all’età di otto anni è stato tolto a sua madre dallo Stato del Sud Dakota.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La NPR (National Public Radio) ha fatto un’inchiesta dove informa che <strong>ogni anno</strong> lo Stato del Sud Dakota toglie alle loro famiglie <strong>centinaia</strong> di bambini Nativi Americani. <strong>Uno di loro è mio fratello Wakiya</strong>. La mia famiglia è molto allargata e numerosa. Ho 4 figli dagli otto ai diciannove anni: tre maschi e una bambina, la più piccola. Non è mai stata mia intenzione diventare una madre single ma, in qualche modo, questo è quello che la vita mi ha riservato. Ma in ogni caso i miei figli hanno ancora due genitori che li amano. Non esiste neanche un minuto che non siano nei miei pensieri. Sono così orgogliosa di loro e lo tengo bene in mente in ogni cosa che faccio: <strong>qualunque cosa scritta o artistica io possa tramandare su questa terra, i miei figli son il mio vero più grande successo.</strong><br />
Anch&#8217; io provengo da una famiglia numerosa. Cosìcché, quando la gente esclama: “Wow-Quattro figli?!“ come se fosse quasi una cosa di cui vergognarsi mi viene da sorridere. Mio fratello ha sette figli..Mia Mamma ne ha avuti sette; io sono la maggiore. E mi viene ricordato quando i miei fratelli mi canzonano: “Sulla quarantina e ancora bassina“<br />
Fra i sette figli di mia Mamma, mio fratello Travis ed io abbiamo un padre diverso dagli altri cinque. Sono d’accordo: questo può creare parecchia confusione. Così, mio fratello Travis ed io abbiamo anche ulteriori tre fratelli da parte di nostro padre.<br />
Abbiamo due sorelle che hanno avuto entrambe quattro e più figli . Ho tonnellate di nipoti tra maschi e femmine ed io sono la zia più popolare. Ma abbiamo anche un altro fratello..<br />
<strong>Il suo nome è, o era, Wakiya. Wakiya significa Tuono nella nostra lingua.</strong><br />
Il motivo per cui dico “era il suo nome” è perché probabilmente adesso è stato cambiato. Non lo sappiamo con certezza perché nessuno di noi ha mai incontrato Wakiya.<br />
<strong>E’ stato tolto a sua madre dallo Stato del Sud Dakota nel 1991</strong>. Non sto scrivendo questo per dire cosa avrebbe dovuto essere stato fatto, o chi avrebbe dovuto fare cosa, o per accusare. <strong>Ognuno di noi sulla terra fa un percorso diverso, e mi sembra invece che troppe persone siano pronte a giudicare il passato di un’altra persona mentre nessuno ha mai avuto le stesse esperienze e la stessa storia di un altro.</strong><br />
Negli anni passati ho imparato a vivere la mia vita con il cuore e la mente aperti e ad ascoltare le persone con la mia anima.<br />
Sono sempre stata incuriosia da Wakiya, senza peraltro mai sapere se fosse veramente mio fratello. Non ho mai fatto domande, ho solo ascoltato qualcosa su di lui per caso quando ero più giovane. Credo che avessi in realtà paura di chiedere o scoprire quello che poteva essergli accaduto .<br />
<strong>Alla fine un giorno ho letto l’inchiesta della NPR sui troppi bambini Nativi Americani tolti alle loro famiglie in South Dakota, e mai restituiti.</strong><br />
Questo è stato paragonato a quando <em><strong>i bambini Nativi Americani venivano tolti di forza alle loro famiglie e dalle loro case, ai tempi delle prime riserve Indiane, e mandati nelle boarding schools il cui motto era “Uccidi l’Indiano. Salva l’Uomo”.</strong></em><br />
L’Indian Child Welfare Act del 1978, (Legge a protezione dei bambini Indiani) stabilisce che, eccettuate rare circostanze, <strong>i bambini Nativi Americani devono stare con i loro parenti o con la loro tribù. Dice anche che gli Stati devono fare qualunque cosa in loro potere per tenere unite le famiglie Indiane.</strong><br />
L’inchiesta in sei parti fa inoltre osservare che, sebbene i bambini Nativi Americani rappresentino solo il 15% della popolazione infantile in South Dakota,<strong> quelli dati in affidamento sono per il 50% bambini Nativi.</strong> <strong>E molti di questi vengono allontanati per sempre dalle loro famiglie, portati fuori dalla loro tribù  perdendo così la loro cultura originaria.</strong><br />
Dopo aver letto tutto questo ho pensato sempre di più a Wakiya e a dove fosse. L’ho cercato anche su Facebook, ma senza successo. Sono sicura che il suo nome sia stato cambiato. Non conoscevo nulla di lui tranne il suo primo nome.<br />
Così ho fatto una ricerca su sua madre e ho scoperto che viveva nella mia stessa città. Quando l’ho contattata abbiamo scambiato due chiacchere, e ho cercato di trovare il coraggio di chiederle se fosse la madre di mio fratello. Lei avrebbe dovuto certamente saperlo.<br />
Mi ha raccontato di Wakiya, di come sia stato preso dallo Stato mentre lei stava combattendo con i demoni della sua dipendenza. Adesso ormai ne era fuori ed era sobria e pulita da più di due anni. <strong>Anche lei ha provato a cercarlo ma i suoi diritti su di lui gli erano stati tolti. Così anche lei non aveva idea da dove iniziare.</strong> Poi, mi ha chiesto se volevo vedere qualche sua foto. Certo che volevo. Ha detto che mi avrebbe mandato delle foto sul cellulare. <strong>Ho atteso e anche se si trattava solo di pochi minuti mi è sembrato un secolo.</strong> Contemporaneamente ho inviato messaggi a mio fratello, che stava in un altro Stato, ed eravamo entrambi ansiosi di vedere com’era Wakiya per la prima volta. Q<strong>uando la prima foto è arrivata, ho pianto e gliela ho rinviata. Dal primo secondo che la prima foto è arrivata ho capito subito, e così mio fratello, che lui era nostro fratello.</strong> <strong>Potevo rivedere in lui me stessa, mio fratello, le mie sorelle, i miei figli, i miei nipoti nei suoi occhi. Potevo perfino sentire lo stesso sangue che batte nel mio cuore battere battere nel suo. Lui era il mio fratellino ed io dovevo assolutamente trovarlo.</strong><br />
Ho iniziato a scrivere e a telefonare al Dipartimento Servizi Sociali del Sud Dakota, studiando quello che potevo dell’Indian Child Welfare Act, dato che praticamente non ne sapevo nulla.<br />
Quello che ho capito è che quando Wakiya è stato preso, aveva otto anni. <strong>Io avevo 19 anni a quell’epoca: avevo un lavoro, un appartamento proprio, e non avevo figli. Non sono mai stata contattata dal dipartimento dei servizi sociali o dall’Indian Child Welfare. Se fossi stata a conoscenza della situazione di Wakiya, e se mi avessero contattata, non avrei esitato: lo avrei accolto in un batter d’occhio.</strong><br />
Ho avuto contatti con le autorità competenti; si sono anche scusati con me, <strong>anche se questo ormai importa poco.</strong> Mi è stato detto che l’Indian Child Welfare Act e il Dipartimento dei Servizi Sociali <strong>non potevano fare più niente per me se non “tentare” di inviare una lettera per lui</strong>, perché è stato adottato, ma si trattava di un’adozione chiusa.<br />
Così, in questa breve vita e per il tempo che ci rimane, dato che io ho quasi quarant’anni e Wakiya sta per averne 29,<em><strong> il mio futuro con mio fratello si basa nella speranza di una busta e un francobollo da 45 centesimi. Lo spazio che ho nel mio cuore per la mia grande famiglia estesa ha ancora posto per qualcuno in più. Prego perché tutto questo funzioni.</strong></em> Articolo di Dana Lone Hill. (Traduzione a cura di Sonia).</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://apps.facebook.com/theguardian/commentisfree/cifamerica/2012/mar/05/looking-for-my-long-lost-brother" target="_blank">The Guardian</a></p>
<p><center><strong>Ascolta l&#8217;audio: Native Foster Care: Lost Children, Shattered Families</strong><br />
<a href="http://www.nativiamericani.it/audio/20111025_atc_06.mp3">Download audio file (20111025_atc_06.mp3)</a><br /></center><strong>Ringraziamo Dana per questo articolo, </strong>che apre a tutti noi uno squarcio della sua vita e di come in concreto, attraverso l&#8217;Indian Child Welfare Act, i servizi sociali si muovono nel prelevare i bambini Nativi Americani dalle loro famiglie e l&#8217;impatto di questo nelle famiglie Indiane.<strong> Speriamo che Dana possa ricevere una risposta alla sua lettera, lo speriamo con tutto il nostro cuore.<br />
Quasi 700 bambini nativi americani in Sud Dakota vengono <a href="http://www.colorado.gov/cs/Satellite/CDHS-ChildYouthFam/CBON/1251589740141" target="_blank">rimossi dalle loro case ogni anno, a volte in circostanze discutibili</a>. Ma i bambini non sono numeri e nemmeno i loro casi, la frase <em>&#8220;a volte in circostanze discutubili&#8221;  </em>pesa come un macigno sulle coscienze di coloro che hanno preso la decisione di toglierli alle famiglie senza la più limpida certezza che non vi fosse altra soluzione e senza osservare la legge fino in fondo.<br />
</strong></p>
<p>I funzionari statali citano l&#8217;abuso di sostanze e la povertà come la ragione per cui tanti bambini vengono portati via dalle loro case, mentre i membri della tribù e i dirigenti tribali sostengono <strong>che la povertà e la tradizione culturale è spesso scambiata per negligenza.</strong> Altra motivazione citata dai funzionari è la questione che non vi è adeguato spazio per collocare i bambini all&#8217;interno delle tribù, tuttavia nell&#8217;indagine della NPR un fornitore di assistenza per la riserva Crow Creek Sioux, <strong>racconta che è stato autorizzato dal 2005 dal programma di adozione a ricevere bambini ma la sua casa è vuota da sei anni.</strong> Un altro fornitore di cure nella stessa riserva che è stato un genitore adottivo per oltre un anno gli fa eco, <strong>dicendo che non è mai stato chiamato a prendere nessun bambino.</strong> In quello stesso anno, <strong>centinaia di bambini Nativi in ​​Sud Dakota sono stati collocati in famiglie affidatarie bianche</strong>. In un&#8217;altra riserva, Pine Ridge, ci sono <strong><span style="text-decoration: underline;">BEN 20 case vuote.</span></strong> Povertà, a volte diffidenza e mancanza di adeguata assistenza legale fanno il resto.<strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Ma, forse, c&#8217;è molto di più di questo.</strong> <strong><a href="http://www.npr.org/about/press/2011/102511.NativeFosterCare.html" target="_blank">Nell&#8217;indagine fatta dalla National Public Radio</a></strong> si esamina inoltre <strong>se il finanziamento federale crea un incentivo finanziario per lo Stato per rimuovere così tanti bambini.</strong> <em><strong>Una stretta sorveglianza del bilancio del Sud Dakota da parte della NPR, dimostra che lo Stato è povero, ma riceve una grande quantità di denaro federale &#8211; <span style="text-decoration: underline;">quasi un centinaio di milioni di dollari l&#8217;anno</span> &#8211; per la sovvenzione del suo programma di affidamento. Lo Stato ricevere fondi aggiuntivi se si muovono i bambini in affido e in adozione, circa 4.000 dollari a bambino, e<span style="text-decoration: underline;"> in alcuni casi ottiene ancora soldi in più se il bambino è appartenente ai Nativi Americani</span>. </strong></em> Infatti,  per un bambino con bisogni speciali, si possono ricevere <strong>fino a 12.000 dollari</strong>. NPR riferisce che un decennio fa, il Sud Dakota ha designato <strong>tutti i figli Nativi Americani come bambini con bisogni speciali. </strong>In 10 anni, questo programma di adozione ha portato al Sud Dakota<strong> quasi un milione di dollari in fondi federali.<br />
</strong></p>
<p>Ci sembra, concludendo, di capire che<strong> molti Stati americani usano, lo possiamo dire crediamo senza ombra di dubbio, i bambini Nativi Americani come fonte di entrata finanziaria, con disprezzo per la vita dei bambini stessi e ancor meno riguardo per le loro famiglie.  </strong>L&#8217;Indian Child Welfare Act è una legge nata<strong> per tutelare i bambini Nativi Americani, ma si è tramutata nella loro, in molti casi, condanna&#8230;<br />
</strong>Finite le boarding school, ecco nuovamente un altrettanto, valido, più moderno ma altrettanto ingiusto e vile sistema trovato per intascarsi una bella cifra<strong> e nel frattempo riprendere, magari e perché no, il lavoro di sradicamento culturale e distruzione dei nuclei familiari già tristemente sperimentato in passato&#8230;Possibile che nessun funzionario, prima dell&#8217;indagine della NPR, si sia mai fatto un pò di domande su come viene usata questa legge?</strong></p>
<p><strong>Approfondimento: </strong><a href="http://www.npr.org/about/press/2011/102511.NativeFosterCare.html" target="_blank">NPR NEWS EXCLUSIVE REPORT: &#8220;NATIVE FOSTER CARE: LOST CHILDREN, SHATTERED FAMILIES&#8221;</a></p>
<p><a href="http://stephaniewoodard.blogspot.it/" target="_blank">Reporting from Indian Country: Indian Child Welfare Act, three interviews</a></p>
<div id="attachment_7839" class="wp-caption aligncenter" style="width: 492px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/Memorial-March-for-Lost-Children.jpg"><img class="size-full wp-image-7839" title="L' Annual Memorial March to Honor Our Lost Children, 2011" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/Memorial-March-for-Lost-Children.jpg" alt="L' Annual Memorial March to Honor Our Lost Children, 2011" width="482" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39; Annual Memorial March to Honor Our Lost Children, 2011</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Quali sono le sfide nel camminare in due Mondi?</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:23:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità Nativi Americani]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; E&#8217; la constatazione che, un tempo, questo era solo un mondo, e che apparteneva al nostro popolo. Detto questo,...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7807" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/556314_10150644213392749_570667748_9253397_2101187221_n.jpg"><img class=" wp-image-7807 " title="Sonny Skyhawk, a sinistra, con Dennis Banks, A.I.M." src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/556314_10150644213392749_570667748_9253397_2101187221_n.jpg" alt="Sonny Skyhawk, a sinistra, con Dennis Banks, A.I.M." width="576" height="384" /></a><p class="wp-caption-text">Sonny Skyhawk, a sinistra, con Dennis Banks, A.I.M.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>E&#8217; la constatazione che, un tempo, questo era solo un mondo, e che apparteneva al nostro popolo. Detto questo, oggi ci troviamo in una posizione complicata. <strong>Il costo totale di assimilazione per l&#8217;indiano americano deve ancora essere determinato.</strong> Oggi, cinquecento anni dopo, siamo ancora in procinto di valutare ciò che è andato perduto.<br />
<strong>Collettivamente, abbiamo pagato un prezzo molto caro.</strong> La nostra è stata una cultura che si è basata sulla trasmissione orale della nostra storia e dei nostri valori. <strong>Le nostre lingue ne hanno sofferto tremendamente, e quindi le nostre culture hanno sofferto tremendamente, e ci troviamo a lottare per trattenere quanto più sia possibile di esse.</strong> Ovviamente, abbiamo perso quasi tutte le nostre terre, <strong>ma cosa meno evidente è che i costi persistenti dell&#8217;occupazione e dell&#8217;olocausto che abbiamo vissuto continuano fino ad oggi. Questi ci perseguitano in modo più sottile, anche subliminale.</strong><br />
Eppure ci siamo evoluti e cosa fare con le mani si è  distribuito, per così dire. Ci sono e restano valide, le genti vibranti e fiere, con gli stessi sogni e le aspirazioni di chiunque altro. <strong>Oggi, dopo aver conservato i nostri valori e credenze, ci sono medici, avvocati e ogni altra professione che si trova nella società odierna, e ci stiamo muovendo avanti in molti modi costruttivi.</strong><br />
Siamo decisamente unici tra le altre etnie, semplicemente perché noi siamo i proprietari terrieri originali. Siamo orgogliosi americani, e abbiamo versato il nostro sangue per difendere questa terra. Continuiamo a camminare in entrambi i mondi con orgoglio, determinazione e speranza, <strong>la speranza che le nostre generazioni future possano apprezzare il prezzo che è stato pagato e il valore di ciò che è stato raggiunto.</strong> E&#8217; stato un percorso difficile, senza dubbio, ma camminiamo con la convinzione che possiamo coesistere.<strong> Credo davvero che i nostri antenati sarebbero fieri della nostra capacità di sostenere noi stessi attraverso le sfide del cambiamento che abbiamo dovuto subire negli ultimi cinquecento anni.</strong><br />
Articolo di Sonny Skyhawk</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/04/27/what-are-the-challenges-of-walking-in-two-worlds-99206" target="_blank">Indian Country Today Network</a></p>
<p>Sonny Skyhawk, Sicangu Lakota, è un attore veterano di Hollywood e ora autore di &#8220;Ask N NDN,&#8221; una nuova rubrica su Indian Country today Network, in cui risponde a domande grandi e piccole sulla cultura indiana e temi di attualità. E&#8217; stato per decenni un avvocato e un ambasciatore per il paese indiano.<em><strong> &#8220;Io non sono un medico, uno studioso o un esperto di nulla, non nutro alcun diplomi professionali, ma sono in possesso di una laurea in esperienza di vita, ho imparato l&#8217;umiltà, una buona dose di saggezza e un sacco di coraggio, e questo è ciò che ho da offrire al mio popolo&#8221;</strong></em> ha dichiarato Sonny, che è stato un membro della Screen Actors Guild negli ultimi trentacinque anni. Egli è stato determinante nel formare il primo Comitato degli indiani d&#8217;America alla Gilda, il tutto allo scopo di affrontare le preoccupazioni circa il modo di ritrarre gli Indiani Americani al cinema e in televisione. E&#8217; inoltre il fondatore dell&#8217;American Indians in Film &amp; Television (AIFT), che ha garantito Memorandum di intesa con i quattro maggiori network, ABC, NBC, FOX e CBS.</p>
<div id="attachment_7809" class="wp-caption alignleft" style="width: 325px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/skyh03.jpg"><img class="size-full wp-image-7809 " style="margin: 2px;" title="Sonny Skyhawk nel ruolo di Chief Standing Bear nella serie tv &quot;Man Behind the Badge&quot;, 1953-1955" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/skyh03.jpg" alt="Sonny Skyhawk nel ruolo di Chief Standing Bear nella serie tv &quot;Man Behind the Badge&quot;, 1953-1955" width="315" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Sonny Skyhawk nel ruolo di Chief Standing Bear nella serie tv &quot;Man Behind the Badge&quot;, 1953-1955</p></div>
<p>La sua difesa degli Indiani d&#8217;America deriva dalle ingiustizie a cui ha assistito molto presto come un ragazzino, e poi nella sua carriera nell&#8217;industria cinematografica. <strong>Egli ricorda l&#8217;usanza delle società di produzione cinematografiche di Hollywood di non permettere ai Nativi di mangiare fino a quando gli &#8220;attori&#8221;non si fossero serviti per primi.</strong> Sentiva che l&#8217;usanza era discriminatoria, umiliante e degradante, dal momento che nella maggior parte dei film western gli indiani sul set sono stati tutti classificati come extra, nonostante il loro contributo, spesso in maniera significativa al film. Egli in realtà ha minacciato di allontanarsi varie volte, all&#8217;inizio come un protagonista, se la pratica non fosse stata fermata, e con sua grande sorpresa, lo era. Fino ad oggi, gli attori Indiani e interpreti extra, su tutti i film Indiani che utilizzano gli extra, sono autorizzati a mangiare con tutti gli altri. <strong>Per alcuni, questo potrebbe non sembrare significativo, ma per Skyhawk è stato un punto di svolta e un modo di stabilire il rispetto per gli Indiani come comparse. </strong>Vorrebbe vedere gli attori Indiani giudicati sulla loro capacità di recitare, non semplicemente per la loro connessione indiana.<br />
<strong>Durante la sua carriera, Skyhawk ha dovuto camminare in entrambi i mondi. E&#8217; un Indiano in un non-indiano mondo, lui è un avvocato per il suo popolo all&#8217;interno della comunità di intrattenimento del mainstream.</strong> Nel corso della sua carriera, ha rifiutato innumerevoli ruoli a causa della natura e immagine umiliante degli Indiani che veniva proiettata.<strong>&#8220;Non sono stato il primo né l&#8217;unico attore Indiano a rifiutare dei ruoli&#8221;,</strong> dice.<strong> &#8220;Molti altri lo hanno fatto prima di me, compresi Luther Standing Bear, Jay Silverheels e Will Sampson.&#8221;</strong></p>
<div id="attachment_7808" class="wp-caption alignleft" style="width: 144px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/sonny_shkthumb.jpg"><img class="size-full wp-image-7808  " style="margin: 2px;" title="Sonny Skyhawk e la rubrica che tiene quotidianamente su Indian Country Today Network" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/sonny_shkthumb.jpg" alt="Sonny Skyhawk e la rubrica che tiene quotidianamente su Indian Country Today Network" width="134" height="116" /></a><p class="wp-caption-text">Sonny Skyhawk e la rubrica che tiene quotidianamente su Indian Country Today Network</p></div>
<p>Gli sforzi di  Sonny Skyhawk vanno nella direzione di educare e ridefinire il modo in cui la gente vede l&#8217;Indiano Americano, e affinché il suo popolo possa ottenere l&#8217;attenzione e il credito che merita nel 21° secolo e la società tradizionale di oggi. <strong>Il suo popolo ha dato un grande contributo a questo paese, che ora si chiama America, dice, e ha bisogno che sia riconosciuto.</strong> &#8221;Sono ottimista per il futuro&#8221;, dice Skyhawk. <em><strong>&#8220;Con Ask N NDN, avrò una piattaforma senza precedenti, rispondendo alle domande sarò in grado di diffondere in qualche modo i pregiudizi negativi che esistono sulla maggior parte del mio popolo&#8221;.</strong></em></p>
<p>Sonny Skyhawk è un orgoglioso membro iscritto della Nazione Lakota di Rosebud, un nonno e bisnonno, vive a Pasadena, California.</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://nativestrength.com/tag/american-indians-in-film-television/" target="_blank">Native Strenght</a></p>
<p><strong>&#8220;CONCRETE INDIANS&#8221; </strong></p>
<p>&#8220;Concrete Indians&#8221; è una serie di fotografie ritrattistiche (su larga scala e ritratti in bianco e nero) che esplora l&#8217;identità collettiva indigena. Fin dalla sua nascita, la risposta a questa serie è stata travolgente, i Nativi provenienti da tutta la Turtle Island sono stati alla presentazione delle idee riguardo a <strong>ciò che significa essere urbanizzati e in che modo il vivere in centri urbani rafforza o indebolisce (o entrambi) la propria identità culturale.</strong> Si tratta di una serie in corso che si tradurrà in un tour con mostra e libro fotografico. La parte espositiva delle serie saranno esposti in gallerie, locali e centri sociali in tutto il Canada e gli Stati Uniti.<br />
<strong>Sito web:</strong> <a href="http://www.redworks.ca/?page_id=1841" target="_blank">http://www.redworks.ca/?page_id=1841</a></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>James Anaja: gli USA dovrebbero restituire le terre agli Indiani</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 20:18:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Gli Stati Uniti dovrebbero restituire le terre rubate alle tribù indiane, afferma James Anaja, relatore speciale delle Nazioni Unite sui...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7776" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/Anajadich1.jpg"><img class="size-full wp-image-7776  " title="Image: Le prime dichiarazioni del relatore O.N.U. James Anaja sono incoraggianti...Sullo sfondo: Le Black Hills" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/Anajadich1.jpg" alt="Le prime dichiarazioni del relatore O.N.U. James Anaja sono incoraggianti...Sullo sfondo: Le Black Hills" width="500" height="334" /></a><p class="wp-caption-text">Le prime dichiarazioni del relatore O.N.U. James Anaja sono incoraggianti...Sullo sfondo: Le Black Hills</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Gli Stati Uniti <strong>dovrebbero restituire le terre rubate alle tribù indiane</strong>, afferma James Anaja, relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni. Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi, ed ecco le prime valutazioni. Anaja esorta il governo ad agire per combattere <strong>la &#8220;discriminazione razziale&#8221;</strong> sentita dai Nativi Americani, anche <strong>attraverso la restituzione di una parte dei terreni rubati dalle tribù indiane come un passo verso la lotta continua e sistematica alla discriminazione razziale. </strong>James Anaya, lo ricordiamo, ha appena completato un  viaggio di 12 giorni di visita negli Stati Uniti dove ha incontrato i rappresentanti dei popoli indigeni nella Columbia, in Arizona, Alaska, Oregon, Washington, Sud Dakota e Oklahoma. Ha inoltre incontrato funzionari del governo statunitense. Gli Stati Uniti devono fare di più per guarire le ferite dei popoli indigeni causati da più di un secolo di oppressione, <strong>anche ripristinando il controllo dei Nativi Americani sulle terre da loro considerate sacre. &#8221;Ho sentito storie che rendono evidente la ferita profonda che i popoli indigeni continuano a subire a causa della storia di oppressione che hanno affrontato&#8221;, </strong>ha detto Anaya in una dichiarazione rilasciata dalla sede delle Nazioni Unite per i diritti umani a Ginevra venerdì scorso.</p>
<p><strong> L&#8217;oppressione, ha incluso il sequestro di terre e risorse, la rimozione dei bambini dalle loro famiglie e comunità, la perdita delle lingue, la violazione dei trattati, e la brutalità, tutto questo fondato sulla discriminazione razziale.</strong><br />
Nelle due settimane di visita nelle riserve indiane, nelle comunità indigene in Alaska e nelle Hawaii, e dei Nativi Americani che vivono nelle città, ha incontrato persone che hanno sofferto una storia di espropriazione delle loro terre e risorse, e di <strong>&#8220;numerosi casi di brutalità vera e propria&#8221;.</strong><br />
<strong>&#8220;E la discriminazione, nel senso di invisibilità dei Nativi Americani nel paese spesso si riflette nei media popolari. L&#8217;idea che è spesso proiettata attraverso i media del mainstream e tra i personaggi pubblici è che i popoli indigeni sono come gruppo insignificanti e le loro comunità e le culture sono ridotti ai casinò, e ciò è errato&#8221;</strong>.  In USA ci sono circa 310 riserve, alcune tribù hanno fatto un buon guadagno dal boom dei casinò nelle riserve, ma la maggior parte di esse non hanno questa &#8220;fortuna&#8221;.<br />
Anaya ha visitato una riserva Oglala Sioux dove il reddito pro capite è di circa $ 7.000 all&#8217;anno, meno di un sesto della media nazionale, e l&#8217;aspettativa di vita è circa 50 anni. Le due riserve Sioux del Sud Dakota, Rosebud e Pine Ridge, hanno alcune delle condizioni più povere del paese americano. Anaya ha detto che la riserva di Rosebud è un esempio in cui la restituzione dei terreni presi dal governo degli Stati Uniti potrebbe migliorare la sorte di un&#8217;intera tribù, nonché contribuire ad un &#8220;processo di riconciliazione&#8221;. <strong>&#8220;A Rosebud, c&#8217;è una situazione in cui i popoli indigeni hanno visto l&#8217;usurpazione della loro terra e hanno perso vasti territori con casi evidenti di promesse e trattati non rispettati. E&#8217; pacifico che le Black Hills sono state loro garantite dal Trattato e che  il trattato è stato violato da parte degli Stati Uniti nel 1900. Questo è stato riconosciuto dalla Corte Suprema degli Stati Uniti&#8221;</strong>, ha ancora affermato Anaja, dicendo di aver ricevuto &#8220;una cooperazione esemplare&#8221; da parte dell&#8217;amministrazione Obama, ma  rifiutandosi di speculare sul motivo per <strong>cui nessun membro del Congresso lo avrebbe incontrato. </strong>&#8220;Io di solito mi incontro con i membri del legislatore nazionale durante le mie visite nei Paese e non so il motivo&#8221;, ha detto.<strong><br />
</strong>Il relatore dell&#8217;ONU ha raccolto <strong>delle raccomandazioni dettagliate su un piano per ripristinare la proprietà del terreno ai Nativi</strong> che si riserva però di presentare insieme alla sua relazione finale al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite previsto per settembre. &#8221;Sto parlando per le popolazioni indigene che ovviamente <strong>hanno un diritto legittimo</strong>, in un modo che non è divisivo ma ristoratore. Questa è l&#8217;idea che sta dietro la riconciliazione&#8221;, ha detto. Ma qualunque proposta del genere probabilmente incontrerà una dura resistenza al Congresso.<br />
Il mese scorso, la giustizia degli Stati Uniti hanno annunciato un risarcimento economico e milioni di acri di terra indiana, ma con pochi benefici che possono derivare alle tribù.<br />
Il procuratore generale, Eric Holder, ha detto che l&#8217;insediamento &#8220;lealmente e onorevolmente risolve rancori storici sulla contabilità e la gestione dei fondi fiduciari tribali, le terre fiduciarie e le altre risorse non monetarie che, per troppo tempo, sono stati una fonte di conflitto tra tribù indiane e gli Stati Uniti&#8221;. Ma Anaya ha detto che è solo un passo nella giusta direzione.<br />
<strong>&#8220;Si tratta di passi importanti, ma stiamo parlando di cattiva gestione da parte del governo dei beni che sono stati lasciati alle popolazioni indigene&#8221;</strong>, ha detto. &#8220;il problema in sé è la presa di vasti territori. Questo è molto importante e credo che l&#8217;amministrazione dovrebbe essere lodata nell&#8217; andare avanti, <strong>ma questi sono i problemi più profondi che devono essere affrontati</strong>&#8220;.<br />
E ancora Anaja cita la caccia ai sacri bufali bianchi,  e l&#8217;Alaska e il Pacifico nord-occidentale, dove alcuni Nativi Americani dipendono dalla caccia e pesca, <strong>&#8220;ci sono sempre maggiori minacce &#8230; a causa di un aumento crescente di interessi, e in alcuni casi  attività estrattive </strong><strong>incompatibili</strong><strong>, su queste terre e risorse &#8220;. &#8221;In Alaska, i popoli indigeni lamentano un apparato statale complesso e normative eccessivamente restrittive che impedisce il loro accesso alle risorse di sussistenza (i pesci e la fauna selvatica)</strong>&#8220;.<br />
<strong>&#8220;Passate attività estrattive incontrollate e irresponsabili, tra miniere di uranio nel sud-ovest, hanno provocato la contaminazione delle fonti idriche delle popolazioni indigene e altre risorse, e numerosi effetti negativi sulla salute documentati tra i Nativi Americani&#8221;</strong>.<br />
Ha detto che i popoli indigeni sentono di avere troppo poco controllo sulle regioni geografiche considerate sacre a loro,<strong> come il San Francisco Peaks in Arizona e le Black Hills del Sud Dakota. Anaya ha suggerito che queste terre devono essere restituite ai popoli Nativi.&#8221;La protezione dei diritti dei popoli indigeni delle proprie terre è di fondamentale importanza per lo sviluppo socio-economico delle popolazioni indigene, l&#8217;autodeterminazione e l&#8217;integrità culturale&#8221;, ha detto Anaya.<br />
&#8220;Occorre un impegno costante per risolvere, chiarire e rafforzare la tutela delle terre indigene, delle risorse e i luoghi sacri che dovrebbe essere fatto&#8221;, ha aggiunto.<br />
</strong>Il Monte Rushmore, una popolare attrazione turistica, si trova nelle Black Hills, che i Sioux considerano sacre e hanno rivendicazioni territoriali sulla base di un trattato 1868. Poco dopo che il trattato è stato firmato, fu scoperto l&#8217;oro nella regione. Il Congresso degli Stati Uniti alla fine ha approvato una legge per  &#8221;riprendersi&#8221; la terra. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito nel 1980 che il <strong>sequestro delle terre era illegale e ha ordinato al governo di pagare un risarcimento. Ma i Sioux hann rifiutato i soldi e hanno continuato a chiedere la restituzione delle loro terre. </strong>Il relatore ONU ha detto che formulerà <strong>raccomandazioni specifiche sui questi ed altri temi</strong> in un rapporto completo entro la fine dell&#8217;anno. I risultati saranno inclusi in una relazione finale da presentare al Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite. Pur non essendo vincolanti, le raccomandazioni hanno un peso morale che possono influenzare i governi. <strong>&#8220;E&#8217; chiaro che questa storia non fa proprio difetto al passato, ma si traduce in svantaggio al giorno d&#8217;oggi per i popoli indigeni del paese&#8221;</strong>, ha detto Anaya.</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2012/may/04/us-stolen-land-indian-tribes-un" target="_blank">www.guardian.co.uk</a></p>
<p><a href="http://usnews.msnbc.msn.com/_news/2012/05/05/11551618-un-official-us-must-return-control-of-sacred-lands-to-native-americans?lite" target="_blank">usnews.msnbc.msn.com</a></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong> <a href="http://www.nativiamericani.it/?p=7716">I Lakota, Navajo e Supai a James Anaja: fermate il Genocidio e l’Ecocidio!</a></p>
<p><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=7616">L’ONU investiga per la prima volta sulle condizioni dei Nativi Americani</a></p>
<p><strong>Il primo passo è stato fatto, James Anaja sembra, dalle prime dichiarazioni rilasciate, non avere intenzione di fermarsi solo alla stesura di una relazione presso le Nazioni Unite; non ci resta che aspettare il suo rapporto completo e le raccomandazioni che presenterà a settembre. Per adesso, possiamo solo sperare che le tante voci dei Nativi che Anaja ha ascoltato possano davvero trovare eco e forza presso il Consiglio dei Diritti umani delle Nazioni Unite. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I Lakota, Navajo e Supai a James Anaja: fermate il Genocidio e l’Ecocidio!</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2012 09:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; I Lakota, i Navajo e i Supai danno una potente testimonianza al Relatore delle Nazioni Unite in Arizona e...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7750" class="wp-caption aligncenter" style="width: 540px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/sintegleskaonu1a.jpg"><img class="size-full wp-image-7750" title="Una parte del poster della &quot;storica&quot; visita dell'inviato O.N.U. James Anaja alla Sinte Gleska University, Rosebud, Sud Dakota." src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/sintegleskaonu1a.jpg" alt="Una parte del poster della &quot;storica&quot; visita dell'inviato O.N.U. James Anaja alla Sinte Gleska University, Rosebud, Sud Dakota." width="530" height="314" /></a><p class="wp-caption-text">Una parte del poster della &quot;storica&quot; visita dell&#39;inviato O.N.U. James Anaja alla Sinte Gleska University, Rosebud, Sud Dakota.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Lakota, i Navajo e i Supai danno una potente testimonianza al Relatore delle Nazioni Unite in Arizona e nel Sud Dakota. I Nativi Americani in Arizona e nel Sud Dakota <strong>hanno fornito una importante testimonianza sulla distruzione delle loro terre causata dall’estrazione miniera dell’Uranio, dalle officine elettriche a carbone e dal foraggio petrolifero e gasifero</strong>, durante le sessioni con James Anaya, Rapporteur delle Nazioni Unite sui Diritti degli Aborigeni.<br />
Debra White Plume, Lakota, durante la sua testimonianza all’università Sinte Gleska, nella Nazione Sicangu Lakota, a Rosebud, Sud Dakota, l&#8217; 1 e 2 maggio, <strong>ha detto che è tempo di fermare l’ecocidio di Madre Terra</strong>.<br />
Durante la testimonianza a Tucson la settimana scorsa, il 26 e 27 aprile, I Navajo della Black Mesa hanno descritto i crimini della Peabody Coal, dei senatori dell’Arizona e degli avvocati non Indiani che hanno condotto alla relocalizzazione dei Navajo, delle miniere di carbone sulla Black Mesa, e alla continuazione delle più inquinanti officine elettriche a carbone degli Stati Uniti sulle terre Navajo.<br />
Gli Havasupai hanno richiesto di fermare l’estrazione di uranio nel Gran Canyon che con l’avvelenamento dell’acqua <strong>minaccia la sopravvivenza delle future generazioni nel Sud-Ovest</strong>.<br />
Damon Watahomigie, Supai, ha detto,<strong> “Come primi guerrieri del Gran Canyon rifutiamo di diventare i terroristi mondiali del prossimo millennio permettendo alle mega industrie nucleari di foraggio di operare nel Gran Canyon”.</strong><br />
Nel Sud Dakota, White Plume, Lakota, ha detto: <strong>“Signor Anaya, Le domando di conservare chiaramente questo messaggio, di non imbellire la mia testimonianza. Sto dicendo che l’America sta commettendo un Etnocidio contro il nostro modo di vita, un Ecocidio contro nostra Madre Terra, e un Genocidio contro le nostre terre ancestrali Lakota. I nostri Diritti Umani sono violati e il nostro diritto inerente di vivere come Popolo e Nazione Lakota è anche stato violato. Senza accesso alle nostre terre e alle nostre acque, noi non possiamo vivere i nostri Diritti collettivi inerenti al fatto di essere chi noi siamo.</strong><br />
<strong> “Qui, ci sono già compagnie di uranio, di petrolio e di gas ed altre vogliono venire. Noi non le abbiamo invitate.</strong><br />
<strong>“L’America ha accolto le compagnie canadesi di uranio Cameco, la TransCanada con il suo viadotto (pipeline) di petrolio, e quella di uranio della PowerTech e le ha invitate a venire ed ottenere i permessi per il foraggio e l’estrazione di uranio e petrolio nel nostro territorio contro i nostri desideri . Questa estrazione e il pipeline minacciano la tavola acquifera Oglalla, che fornisce acqua potabile a 2 milioni di persone ed irriga i campi dove si coltiva cibo per alimentare la gente&#8221; </strong>ha inoltre dichiarato White Plume, <strong>“Non abbiamo dato il nostro consenso libero, anticipato ed informato, come richiesto dalla Dichiarazione dei Diritti degli Indigeni  adottata in Arizona&#8221;.</strong> Leta O’Daniel, Navajo, ha testimoniato sugli orrori a cui sono stati forzati i Navajo, dalla Lunga Marcia (Long Walk) alla relocalizzazione, l’estrazione della miniera e gli abusi nei pensionati scolastici (boarding schools).<br />
<strong>“I miei vicini vengono dallo Yeii, gente santa discendente dagli antichi Anasazi. Tre miei fratelli sono Uomini di Medicina e ascolto le loro storie.Vi posso mostrare dove si trovano le nostre tracce accanto a quelle dei dinosauri e condividere con voi storie sulle origini allorché i dinosauri mangiavano gli umani ed i nostril antenati vivevano sui picchi per star lontani da loro e i due guerrieri gemelli, Monster Slayer e Born by Water, aiutarono a salvare la nostra gente dai dinosauri.</strong><br />
<strong> “Abbiamo preghiere e canti per il nostro bestiame che ci sono stati dati dal Popolo Santo. La nostra tradizione orale ci è stata tramandata generazione dopo generazione e ci insegna a mantenere e a prendere cura del nostro bestiame. La Donna Ragno (Spider Woman) ci ha insegnato a tessere tappeti. I nostri disegni raccontano storie tessute. Ci sostengono e ci danno un modello di vita.”</strong><br />
Leonard Benally, che ha resistito alla relocalizzazione a Big Mountain durante dei decenni, ha descritto lo schema dietro questo spostamento dei Navajo <strong>e gli attuali tentativi di rubare i diritti dei Navajo all’acqua</strong>. Benally ha detto che è tempo di <strong>denunciare la Peabody Coal ritenendola responsabile del genocidio</strong>, e svelare il ruolo tenuto in ciò da <strong>uomini politici Navajo corrotti, da uomini del Congresso dell’Arizona e da avvocati non Indiani.</strong><br />
Benally ha detto che il presidente della Nazione Navajo, Ben Shelly,&#8221; sta lavorando con i senatori Kyl e McCain per passare una legislazione per un arrangiamento sui diritti all’acqua del fiume Little Colorado <strong>che concede i nostri diritti all’acqua alla compagnia carbonifera Peabody e alla centrale Navajo Generating Station. Crediamo che questo accordo/arrangiamento sia una tragedia, non solo perché minimizza i diritti Navajo, ma perché distribuisce centinaia di milioni di dollari in compenso potenziale per questi diritti&#8221;.</strong><br />
“La nostra liberta’ viene sacrificata per una bonanza economica <strong>basata sulla fraude e la corruzione.</strong> La nostra giustizia è stata prostituita da prospetti, disperazione e conformità elevati allo stato di dottrine di sicurezza nazionale. <strong>Siamo i diseredati storici.</strong> La democrazia è stata lavata di bianco con detergenti importati che permette all’acqua di fogna di essere buttata via sui nostri picchi sacri di San Francisco.<br />
<strong>“La collusion della Peabody con il governo statunitense si e’ risolta in una oscura infamia di genocidio e crimini contro la mia gente e l’ambiente,</strong>  ricollocazione, la Bennett Freeze, l’estrazione della miniera d’uranio, tutto al perseguimento dello sviluppo di fonti energetiche<strong> alimentate dall’avidità e la collusione fra governo e compagnie”</strong>.<br />
L’anziana Navajo Glenna Begay della Black Mesa ha detto che la Peabody Coal <strong>non ha nessun rispetto per i morti.</strong> <strong>“I residenti nella zona miniera sono stati imprigionati o minacciati di essere messi in prigione nel loro tentativo di proteggere i loro cimiteri e siti sacri. Altri residenti hanno assistito alla profanazione delle tombe”.</strong><br />
Hathalie (Uomo Medicina) Norris Nez ha asserito che <strong>le preghiere dei Dine&#8217;, Navajos, sono per tutta l’umanità</strong>.<br />
<strong>&#8220;Nella Big Mountain, nella Black Mesa, sul territorio Hopi Partition Land (HPL) si trovavano molti siti sacri dove si facevano offerte. Il Popolo Santo, il Popolo delle Stelle, ci riconosce attraverso questi siti a noi sacri dove noialtri Diné, esseri umani a cinque dita, facciamo le offerte. Essi riconoscono che noi facciamo il nostro dovere facendo le offerte al Popolo Santo. Questi luoghi esistono per il benessere della gente, non solo i Diné. Le nostre preghiere sono dette per tutta l’umanità.”</strong><br />
Come le sessioni continuano attraverso gli Stati Uniti,<em><strong> i Nativi Americani fanno pressione sul Rapporteur e le Nazioni Unite affinché essi usino questa testimonianza in un modo che porti dei veri e propri benefici al popolo, invece di semplicemente raccogliere parole e ridurle poi a riassunti che non mirano a nessun cambiamento reale.</strong></em> La sessione di giovedì 3 maggio 2012 si è tenuta alla Facoltà di Diritto dell’università di Tulsa nell’Oklahoma. (Traduzione a cura di Benedetta Pignataro).</p>
<p><a href="http://www.nativiamericani.it/filevari/united_nations.jpg" target="_blank"><strong>Scarica il poster della Sinte Gleska University </strong></a></p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://bsnorrell.blogspot.com/2012/05/lakota-navajo-and-supai-to-un.html" target="_blank">Censored News</a> (Nell&#8217;articolo di Brenda Norrell sono presenti anche alcune foto dell&#8217;incontro dei Nativi Americani con James Anaja).</p>
<p><strong>Leggi anche:</strong> <a href="http://www.nativiamericani.it/?p=7616">L&#8217;ONU investiga per la prima volta sulle condizioni dei Nativi Americani</a></p>
<p><center><strong>La consultazione del 2/05/2012 con i Nativi alla Sinte Gleska University, Sicangu Lakota Oyate / Rosebud Sioux Tribal Nation:</strong></center></p>
<p style="text-align: center;"><object width="480" height="296" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="vid=22294579&amp;autoplay=false" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.ustream.tv/flash/viewer.swf" /><embed width="480" height="296" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.ustream.tv/flash/viewer.swf" flashvars="vid=22294579&amp;autoplay=false" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" /></object></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Per vedere i video dei vari interventi:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.ustream.tv/channel/sinte-gleska-university" rel="nofollow" target="_blank">www.ustream.tv/channel/sinte-gleska-university</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Non c&#8217;è alcun dubbio che i Nativi Americani stiano testimoniando a James Anaya sui molti gravi problemi che li affliggono, e la richiesta che queste loro testimonianze siano usate per produrre dei cambiamenti veri è più che legittima. </strong></p>
<div id="attachment_7751" class="wp-caption alignleft" style="width: 225px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/sharjo.jpg"><img class="size-full wp-image-7751 " style="margin: 2px;" title="Suzan Shown Harjo, Cheyenne" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/sharjo.jpg" alt="Suzan Shown Harjo, Cheyenne" width="215" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Suzan Shown Harjo, Cheyenne</p></div>
<p><strong>Anche Suzan Shown Harjo, Cheyenne, presidente del <em>Morning Star Institute</em>, una organizzazione nazionale indigena dedicata alla difesa dei diritti culturali e tradizionali, la promozione delle arti e la ricerca, </strong><strong>ha rilasciato lo scorso 27 aprile una lettera a James Anaya sul significato della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni nei settori della lingua, della cultura e sui luoghi sacri, e sui problemi che i popoli Nativi Americani incontrano oggi nel tentativo di esercitare i loro diritti culturali, indicando le soluzioni consigliate (e fattibili) per risolverli.</strong></p>
<p><strong>In questa lunga lettera, Harjo parte dalla constatazione che dal giorno dell&#8217;approvazione USA della  </strong><strong>Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, accolta con grande entusiasmo dai Nativi, il Dipartimento di Stato americano ha iniziato a frenare questi entusiasmi, con una serie di interpretazioni limitanti del suo senso,  per poi affrontare ed elencare molti dei problemi, storici ed attuali, che pesano quotidianamente sui Nativi d&#8217;America.<br />
</strong></p>
<p><strong></strong><strong>Una bellissima lettera <span style="text-decoration: underline;">che ci ripromettiamo di pubblicare tradotta integralmente</span>, perché non concede alcun sconto su ciò che i Nativi si trovano ogni giorno sulla loro pelle, ma soprattutto fornisce chiare indicazioni ad Anaya su come poterli affrontare.<br />
</strong></p>
<p><strong></strong><strong>Tra le molte cose ricordate da </strong><strong>Suzan Shown Harjo, vi è anche l&#8217;importante segnalazione che i Nativi si trovano a dover</strong> <strong>sostenere quotidianamente gli stereotipi razzisti &#8220;indiani&#8221; del mondo dello sport e in tutta la cultura popolare, che le credenze, filosofie, religioni e la loro reputazione sono distorte dal fenomeno dei pseudo- Indiani che commercializzano i loro prodotti come &#8220;Indian-made&#8221;, quando non lo sono, e dal fenomeno degli accaparratori culturali che prendono le arti Native, le culture, le storie, la scienza e i simboli come propri  per il loro tornaconto finanziario.<br />
</strong><strong></strong></p>
<p><strong>Harjo si sofferma anche sul termine &#8220;pellerossa&#8221;, dichiarando  testualmente che &#8220;è il termine più vile e offensivo usato per descrivere i Nativi Americani&#8221;.<br />
Purtroppo, questo termine è usato molto spesso anche dai giornalisti italiani, e da moltissime persone, e sarebbe, lo scriviamo ancora una volta, <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;ora di smettere di usarlo.</span><br />
</strong></p>
<p><strong><a href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/04/27/suzan-shown-harjos-statement-for-un-special-rapporteur-james-anaya-110437" target="_blank">Clicca qui per leggere l&#8217;intera dichiarazione di Suzan Shown Harjo</a></strong></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;La storia dei Nativi d&#8217;America&#8221;,  3 luglio &#8211; 9 dicembre 2012</title>
		<link>http://www.nativiamericani.it/?p=7450</link>
		<comments>http://www.nativiamericani.it/?p=7450#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 07:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi da segnalare]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi Nativi Americani da segnalare]]></category>
		<category><![CDATA[Musei e mostre sui Nativi Americani]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=5.0" /></div><div>Rating: 5.0/<strong>5</strong> (1 vote cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7673" class="wp-caption aligncenter" style="width: 519px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/museo-firenze.jpg"><img class=" wp-image-7673 " title="Immagine: La nuova frontiera. Storia e cultura dei Nativi d'America dalla Collezioni del Gilcrease Museum" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/05/museo-firenze.jpg" alt="La nuova frontiera. Storia e cultura dei Nativi d'America dalla Collezioni del Gilcrease Museum" width="509" height="329" /></a><p class="wp-caption-text">La nuova frontiera. Storia e cultura dei Nativi d&#39;America dalla Collezioni del Gilcrease Museum</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze vuole ricordare il grande navigatore nato a Firenze nel 1454, con una mostra dedicata alla civiltà del popolo indigeno del Nord America, ed in particolare di quelle terre dove dal Seicento, fino a tutto l&#8217;Ottocento, i colonizzatori europei penetrarono nella loro avanzata verso l&#8217;occidente. Per la realizzazione di questo ambizioso progetto, la Soprintendenza si è avvalsa della collaborazione del<strong> Gilcrease Museum di Tulsa</strong>, in Oklahoma, <strong>uno dei musei più importanti per la ricchezza di testimonianze storiche del continente nord-americano e per la più grande collezione di manufatti d&#8217;arte e artigianato relative alla storia del West americano.</strong><br />
Fondato nel 1949 dal petroliere Thomas Gilcrease, della nazione indigena Muscogee della popolazione dei Creek, il museo costituisce un unicum nel panorama americano per l&#8217;eccezionale vastità delle sue collezioni raccolte in gran parte dal suo stesso fondatore, animato da un profondo interesse per la storia dei suoi antenati e delle altre popolazioni indigene. Proprietà della città di Tulsa che ne condivide l&#8217;amministrazione con l&#8217;Università della città, <strong>il Gilcrease Museum rappresenta un punto di riferimento fondamentale per gli studi sui Nativi d&#8217;America</strong>.<br />
L&#8217;esposizione fiorentina, che presenterà una scelta dei pezzi più preziosi e significativi del museo americano, si aprirà nell&#8217;Andito degli Angiolini con una sezione storica di presentazione delle varie fasi della scoperta dell&#8217;America e della sua colonizzazione; attraverso una mappa verranno localizzati gli insediamenti delle maggiori tribù prima e dopo l&#8217;esodo dalle loro terre.<br />
In questa stessa sezione si toccheranno aspetti come <strong>l&#8217;organizzazione sociale delle tribù prima della colonizzazione e la successiva contaminazione della cultura indiana con la cultura occidentale</strong>; particolare attenzione avranno le testimonianze iconografiche dei primi del Novecento di un grande fotografo ed etnologo statunitense, Edward Curtis, che si dedicò a documentare la civiltà dei nativi ormai a rischio di estinzione. Nella Galleria del Costume la mostra avrà uno dei suoi luoghi più suggestivi nella sala della Meridiana sul cui soffitto l&#8217;affresco settecentesco del pittore di corte medicea Anton Domenico Gabbiani celebra Amerigo Vespucci accanto a Galileo Galilei, con allusioni alla scoperta del Nuovo Mondo ed ai suoi abitanti. Questa, che sarà la sezione più importante e dal taglio antropologico, <strong>esporrà manufatti delle varie Nazioni indigene</strong>, <strong>oggetti d&#8217;uso</strong> <strong>e cerimoniali</strong>: i ben noti caschi piumati, vasellami, armi, gioielli delle più varie forme, tipologie e materie, quali collane fatte con zanne e unghie di animali, splendidi abiti in pelle animale con vivaci decori realizzati il più delle volte con perline di vetro dai colori brillanti, e altri capi d&#8217;abbigliamento maschile e femminile.<br />
Come ricco corredo iconografico, alle pareti saranno esposti dipinti, sculture e fotografie del XIX e XX secolo, eseguiti da artisti che entrati in stretto contatto con i nativi ne hanno rappresentato la vita quotidiana: fra questi si distingue Joseph Henry Sharp, cui appartiene il capolavoro della mostra che occuperà la sala da ballo della Galleria: Crucita, una ragazza di Taos. La mostra consentirà finalmente al grande pubblico di apprezzare dal vivo significative testimonianze della civiltà dei Nativi d&#8217;America, nota al pubblico solo attraverso le fantasiose ricostruzioni della filmografia americana e esclusivo oggetto di studio degli Antropologi culturali.</p>
<p><em><strong>Domanda: ma gli oggetti cerimoniali non sarebbe giusto restituirli ai legittimi proprietari?? </strong></em></p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.firenzetoday.it/eventi/mostre/storia-nativi-america-palazzo-pitti-3-luglio-8-dicembre-2012.html" target="_blank">FirenzeToday.it</a></p>
<p><strong>Approfondimento:</strong>  <a href="http://gilcrease.utulsa.edu/" target="_blank">www.gilcrease.utulsa.edu</a></p>
<p><a href="http://www.unannoadarte.it/america-galleria.html" target="_blank">www.unannoadarte.it/america-galleria.html</a></p>
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		<title>I Wintu Winnemem chiedono rispetto per la loro cerimonia tradizionale</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 14:42:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Protezione cerimonie sacre agli Indiani d'America]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; La Wintu Winnemem Tribe ha chiesto nei giorni scorsi all&#8217;ufficio regionale della US Forest Service un&#8217;ordinanza di quattro giorni...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7632" class="wp-caption aligncenter" style="width: 564px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/Winnemem-protest-press-conferencea-615x410.jpg"><img class=" wp-image-7632 " title=" La protesta davanti al US Forest Service della Winnemem Wintu Tribe" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/Winnemem-protest-press-conferencea-615x410.jpg" alt="La protesta davanti al US Forest Service della Winnemem Wintu Tribe" width="554" height="369" /></a><p class="wp-caption-text">La protesta davanti al US Forest Service della Winnemem Wintu Tribe</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>La Wintu Winnemem Tribe ha chiesto nei giorni scorsi all&#8217;ufficio regionale della US Forest Service un&#8217;ordinanza di quattro giorni di chiusura obbligatoria di un quarto di miglio di tratto del fiume McCloud. <strong>Il problema è proteggere le donne indigene da insulti razzisti e danni fisici nel corso della loro cerimonia per le ragazze adolescenti, la &#8220;Coming of Age Ceremonies&#8221;, </strong>che è prevista per la fine di giugno. Più volte durante la cerimonia gruppi di individui si sono introdotti nella zona cerimoniale, <strong>spesso con birre in mano e musica a tutto volume, e insultato verbalmente i membri della Tribù con frasi come &#8220;Grassi Indiani!&#8221;, oppure urlando che il fiume è di loro o scaricando rifiuti nel fiume.</strong><br />
&#8220;Dal 1941, la maggior parte dei nostri siti cerimoniali sono stati sepolti sotto le acque cristalline del Lago Shasta,&#8221; dichiara il capo tribù Sisk,<strong> &#8220;Chiediamo che il Servizio Forestale ci conceda questa piccola dignità, consentendo alle nostre ragazze di entrare in intimità in uno dei nostri ultimi siti tradizionali cerimoniali rimasti&#8221;.</strong><br />
Le ultime due cerimonie sono state sconvolte da insulti razziali, alcol e da un motoscafo che si è introdotto nel fiume infischiandosene della chiusura volontaria adottata per proteggere il corso delle cerimonia. I diportisti possono mettere in pericolo la sicurezza fisica dei giovani membri della tribù che nuotano attraverso il fiume come parte integrante della cerimonia.<br />
La tribù ha chiesto negli anni passati che il Servizio Forestale chiudesse questo tratto di fiume durante le loro cerimonie, che si tengono in una zona accessibile sul Lago Shasta in barca. Anche se il Servizio Forestale ha pubblicato &#8220;chiusure volontarie&#8221;, che scoraggiano la maggior parte dei navigatori ad entrare nella zona, <strong>più volte durante la cerimonia alcuni gruppi di individui hanno ignorato l&#8217;avviso introducendosi comunque. Nel 2006, ad esempio, durante la cerimonia, una ragazza in motoscafo ha mostrato ai Nativi i seni nudi e urlato insulti razzisti.</strong><br />
<strong>&#8220;Se qualcuno avesse fatto questo durante la Messa, sarebbe stato arrestato&#8221;, dice Sisk, il quale rileva che non c&#8217;erano autorità presenti per citare l&#8217;individuo per pubblica indecenza.</strong> Una chiusura obbligatoria è stata emessa in seguito a questa cerimonia stessa dallo sceriffo della Shasta County, dopo che il kayak della Forest Ranger in servizio al distretto è stato speronato da una barca.</p>
<div id="attachment_7636" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/2011399345.jpg"><img class="size-medium wp-image-7636  " style="margin-right: 2px; margin-left: 3px; margin-top: 3px; margin-bottom: 3px;" title="Sisk, capo della tribù Winnemem Wintu, e sullo sfondo la capanna tradizionale fatta di corteccia d'albero usata durante la cerimonia." src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/2011399345-199x300.jpg" alt="Sisk, capo della tribù Winnemem Wintu, e sullo sfondo la capanna tradizionale fatta di corteccia d'albero usata durante la cerimonia." width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Caleen Sisk, capo della tribù Winnemem Wintu, e sullo sfondo la capanna tradizionale fatta di corteccia d&#39;albero usata durante la cerimonia.</p></div>
<p>Per la Wintu Winnemem Tribe, si tratta di rispettare e proteggere le donne Native nel passaggio dei modi tradizionali per le prossime generazioni. Secondo Sisk,<strong> &#8220;Come molte persone tradizionali, teniamo le nostre donne in grande considerazione. Questa bella cerimonia è vitale per le nostre ragazze in fase di transizione con fiducia nella femminilità, grazia e nella conoscenza. Dobbiamo tenere questa cerimonia per la sopravvivenza della nostra tribù&#8221;.</strong><br />
Erano circa 50 i Nativi che hanno presenziato davanti agli uffici della US Forest Service, e nei giorni seguenti la tribù ha rilasciato <strong>un video dal titolo &#8220;Chiudere il fiume, Randy Moore&#8221;</strong>, in cui è mostrato il loro presidio di protesta; Moore è il guardaboschi regionale dell&#8217;US Forest Service Pacific Southwest. Il video mostra l&#8217;interazione tra il presidente Caleen Sisk della Wintu Winnemem Tribe e Moore.<br />
&#8220;Apprezzo quanto sia importante questo problema per i membri tribali che sono venuti finora a vedermi lunedì scorso. In quanto tale, lo prenderò sul serio, visionando il materiale che mi hanno fornito&#8221;, ha dichiarato Moore. Tra il materiale consegnato a lui dalla tribù c&#8217;è un documentario sulla loro cerimonia. <strong>Moore ha promesso di rispondere alla loro richiesta entro il 1 Maggio</strong>. &#8220;In genere, quello che stanno chiedendo è riservato alle tribù riconosciute dal governo federale, ma guarderò le loro informazioni e vedrò se abbiamo la flessibilità per accogliere le loro richieste&#8221; ha dichiarato inoltre ancora Moore. Il sito dove si svolge la cerimonia, che è anche un ex villaggio Winnemem Wintu, è ora gestito dalla US Forest Service come un campeggio nella Shasta-Trinity National Forest. I funzionari dei Servizi Forestali affermano che nessuna legge consente loro di porre i diritti della tribù al di sopra di quelli degli utenti e di chiudere il fiume per la cerimonia.<strong> La tribù stata formalmente riconosciuta dalla California Native American Heritage Commission, un organismo dello Stato della California con la responsabilità di preservare e proteggere i siti Nativi Americani e le risorse culturali in California.</strong> Nel 1910 contavano una popolazione di circa 14.000 membri, dopo diversi decenni di conflitto con i coloni bianchi, il numero è precipitato a 400. <strong>Oggi la popolazione della tribù è di circa 150 membri.</strong> Il governo degli Stati Uniti riconobbe la tribù Wintu Winnemem nel 1851, quando entrò nel trattato Cottonwood. Attraverso questo trattato, i Wintu Winnemem e diverse altre tribù Native Americane cedettero le loro terre agli Stati Uniti in cambio della creazione di un quadrato di 35 miglia di Riserva. <strong>A causa della pressione da parte dei legislatori della California che non volevano cedere le terre, il Congresso, non riuscì a ratificare il trattato, e la Riserva non è mai stato creata. I Wintu Winnemem e le altre tribù non sono mai state compensate per aver ceduto le loro terre native, e ciò che ne risultò fu una epidemia di senza tetto, di Indiani senza terra in tutta la California.</strong><br />
Meno di trent&#8217;anni dopo, ulteriori 280 ettari sono stati presi per la creazione di un vivaio di pesci lungo il fiume McCloud. I Winnemem erano impiegati presso l&#8217;incubatoio dal governo federale a causa della loro vasta conoscenza del salmone. Nel 1941, il Congresso approvò il Progetto Central Valley Indian Land Acquisition Act, che prevedeva la realizzazione della diga Shasta lungo il fiume McCloud. Una volta costruita, la diga ha causato allagamenti in gran parte della terra tribale dei Wintu Winnemem e molti luoghi sacri. <strong>Gli Stati Uniti non ha compensato il Wintu Winnemem per la perdita di queste terre e non ha mantenuto la sua promessa di inserire nuove terre in fiducia per la tribù.</strong><br />
<strong>Dal 1985, il governo statunitense ha rifiutato di concedere il riconoscimento federale della Wintu Winnemem tribù. La mancanza di riconoscimento federale mette a rischio la sopravvivenza della tribù nella zona del Monte Shasta e ha tagliato i benefici federali che sono forniti alle tribù con riconoscimento federale e che il governo federale aveva fornito precedentemente ai Wintu Winnemem.</strong> Di fronte a queste difficoltà, la tribù si sforza di conservare la propria lingua, praticare la sua religione e metodi di cura tradizionali, e proteggere i suoi luoghi sacri e cimiteri dall&#8217;invadenza del governo federale. &#8221;Ma il riconoscimento federale non dovrebbe applicarsi ai luoghi sacri o alle cerimonie&#8221;, afferma Sisk,<strong> &#8220;Sia riconosciuto o meno, abbiamo il diritto di insegnare la nostra cultura alle generazioni future&#8221;.</strong><br />
Sisk dice che la tribù ha praticato la loro Cerimonia Coming of Age &#8220;dall&#8217;inizio del tempo&#8221;, e vi era un certo numero di rocce della pubertà che erano in uso dalla tribù.<br />
La pietra sacra è fondamentale per la cerimonia, ed è dove i giovani celebranti imparano a macinare le medicine tradizionali nelle rientranze lisce, e serve come &#8220;cassa di risonanza&#8221; per le giovani donne per ricevere gli insegnamenti dagli esseri spirituali. <strong>La diga costruita durante la seconda Guerra Mondiale ha ormai allagato tutte le rocce e i luoghi sacri alla tribù ad eccezione del campeggio del Servizio Forestale, la mancanza di altre rocce accessibili, e la natura e gli intrecci tra i luoghi sacri è il motivo per cui la cerimonia può essere tenuta solo presso il campeggio.</strong><br />
Le giovani donne che partecipano alla cerimonia passano la maggior parte dei quattro giorni in capanne tradizionali di corteccia vicino alle rocce sacre, imparando a macinare le medicine tradizionali nelle sue sfere lisce. Dall&#8217;altra parte del fiume, la tribù canta e balla intorno al fuoco sacro, dall&#8217;alto incombe la montagna Two Sisters, e dalla sua cima rocciosa gli esseri spirituali inviano giù messaggi di orientamento per le giovani donne.<br />
Lyla Johnston, studentessa di  antropologia a Stanford precisa che &#8221;secondo la cultura indigena, qualcosa di semplice come una piuma d&#8217;aquila che cade a terra può causare un turbamento profondo nell&#8217;universo&#8221;.<strong> &#8220;Per la Winnemem, quando un navigante passa attraverso la cerimonia, può causare effetti molto gravi sulla giovane donna per il resto della sua vita&#8221;.</strong><br />
&#8220;Queste cerimonie sembrano essere una parte importante della guarigione di queste comunità da tutte le atrocità del passato e dal genocidio&#8221;, ha detto Risling Baldy,  membro tribale Hoopa Valley. <strong>&#8220;Nelle società indigene, le donne erano importanti per la loro forza ed equilibrio, e le cerimonie rafforzano questo.&#8221;</strong><br />
Il genocidio nel nord della California, che ha avuto inizio con la corsa all&#8217;oro nel 1848, si è verificato relativamente in epoca recente, in una prospettiva storica, e Risling Baldy afferma che le interruzioni durante le loro cerimonie potrebbero danneggiare il processo di guarigione. <strong>&#8220;Purtroppo, potrebbe portare un trauma storico&#8221;, ha detto. &#8220;Ma spero che continueranno a trasmetterel&#8217;orgoglio e la guarigione e che, se riconosciute o non riconosciute, sia importante trasmettere chi sei tu alle giovani generazioni&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.nativenewsnetwork.com/tribe-seeks-protection-from-racial-slurs-during-ceremonies.html" target="_blank">Native News Network</a></p>
<p><a href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/04/17/winnemem-wintu-tribe-protests-demands-forest-service-office-stop-harassment-at-coming-of-age-ceremonies-108610" target="_blank"> Indian Country Today Network</a></p>
<p><strong>Approfondimento:</strong> <a href="http://www.winnememwintu.us" target="_blank">www.winnememwintu.us</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong> Il video rilasciato dalla Wintu Winnemem Tribe &#8221;Chiudere il fiume, Randy Moore&#8221;</strong></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/oglCy--o7oY" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ONU investiga per la prima volta sulle condizioni dei Nativi Americani</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 14:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Dichiarazione Diritti popoli indigeni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L&#8217;inchiesta delle Nazioni Unite per i Diritti umani si concentrerà sulle condizioni di vita dei 2,7 milioni di Nativi...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7655" class="wp-caption aligncenter" style="width: 450px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/james_anaya_uit.jpg"><img class=" wp-image-7655 " title="James Anaya: la sua valutazione peserà davvero all'interno dell'ONU?" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/james_anaya_uit.jpg" alt="James Anaya: la sua valutazione peserà davvero all'interno dell'ONU?" width="440" height="293" /></a><p class="wp-caption-text">James Anaya: la sua valutazione peserà davvero all&#39;interno dell&#39;ONU?</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>L&#8217;inchiesta delle Nazioni Unite per i Diritti umani si concentrerà sulle condizioni di vita dei 2,7 milioni di Nativi Americani che vivono negli Stati Uniti. </strong></em>Vi riportiamo l&#8217;articolo pubblicato dal Guardian edizione online che ci ha segnalato Vittorio Delle Fratte:<br />
Molti Nativi Americani negli Stati Uniti vivono in aree tribali riconosciute dal Governo federale afflitti da povertà, alcolismo altri problemi sociali. L&#8217;ONU condurrà un&#8217;indagine sull&#8217;attuale situazione di vita dei Nativi Americani degli Stati Uniti, <strong>la prima di questo tipo nella sua storia.</strong><br />
L&#8217;inchiesta per i diritti umani sarà condotta da James Anaya, relatore speciale delle Nazioni Unite sui Popoli Indigeni, e l&#8217; inizio è previsto per lunedì prossimo. Molti dei 2,7 milioni di nativi americani stimati (ndt: ultimo censimento è del 2008, e vanno aggiunti circa altri 1,2 milioni tra residenti in riserva e mezzosangue) vivono in aree tribali federalmente riconosciute e sono afflitti da disoccupazione, alcolismo, alti tassi di suicidio, incesto e altri problemi sociali.<br />
<strong>La missione delle Nazioni Unite è potenzialmente conflittuale, con alcuni conservatori degli Stati Uniti che potrebbero opporsi alle interferenze internazionali nelle questioni interne.</strong><br />
Da quando è stato nominato relatore nel 2008, Anaya si è concentrato sui Nativi del Centro e Sud America.<br />
Una dichiarazione delle Nazioni Unite riferisce che &#8220;Questa sarà la prima missione negli Stati Uniti effettuata da un esperto indipendente, designato dal Consiglio per i Diritti Umani dell&#8217;ONU, a riferire in merito ai diritti dei popoli indigeni&#8221;.<br />
Anaya, professore di Diritti umani alla UA (University of Arizona), ha dichiarato che<strong> &#8220;esaminerà la situazione dei Nativi Americani, dei popoli nativi dell&#8217;Alaska e delle Hawaii sulla base dell&#8217; approvazione USA della Dichiarazione Universale dei Diritti dei popoli indigeni dell&#8217;ONU&#8221;</strong>.<br />
Gli Stati Uniti hanno firmato nel 2010 la Dichiarazione, che stabilisce un minimo di diritti fondamentali per le popolazioni indigene a livello globale.<br />
Anaya ha detto: <strong>&#8220;La mia visita ha lo scopo di valutare se i principi della Dichiarazione si riflettono nel diritto e la politica statunitense, e individuare eventuali riforme necessarie e buone pratiche da adottare.&#8221;</strong><br />
A parte le questioni sociali, i Nativi Americani degli Stati Uniti sono quasi sempre coinvolti in continue dispute sulla sovranità e diritti sulla terra. Anche se hanno avuto potere su vaste aree, la maggior parte di esse a ovest degli USA, i loro diritti sono ripetutamente contestati dai governi statali.<br />
La maggior parte degli americani hanno pochi contatti con le persone che vivono nelle oltre 500 aree tribali, ad eccezione dei turisti in viaggio verso i casinò autorizzati su terreni al di fuori della giurisdizione federale o che vanno a visitare gli spettacolari paesaggi che ancora oggi esistono all&#8217;interno delle riserve.<br />
Anaya è originario del New Mexico, ed è esperto nelle questioni in cui sono coinvolti i Nativi Americani. Visiterà Washington DC, Arizona, Alaska, Oregon, Oklahoma e South Dakota, <strong>e la sua ispezione si concluderà con una conferenza stampa il 4 maggio</strong>.<br />
Presenterà le sue conclusioni <strong>alla prossima sessione del Consiglio dei Diritti umani dell&#8217; Onu.</strong><br />
In passato Anaya ha mostrato una profonda conoscenza della situazione dei Nativi Americani. Nel dibattere una controversia nel Consiglio dei Diritti Umani, ha dichiarato apertamente che<strong> la profanazione dei luoghi sacri è un problema urgente di Diritti umani</strong>, mentre il Sentinel di Tucson scrive che nel 2011 Anaya <strong>ha testimoniato al Congresso sulla necessità per gli USA di approvare una legge che applichi i principi della Nuova Dichiarazione dei Diritti Umani dell&#8217;ONU</strong> e, sempre nel 2011, ha scritto al governo canadese per <strong>chiedere informazioni sulle condizioni di vita dei gruppi aborigeni nel paese</strong>. (Su segnalazione di Enrico Muratore, tradotta e inoltrato da V. Delle Fratte, Ass.ne &#8220;Il Cerchio&#8221;).</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2012/apr/22/un-investigate-us-native-americans" target="_blank">www.guardian.co.uk</a></p>
<p><em><strong>Questa notizia sembra particolarmente interessante poiché per la prima volta l&#8217;ONU si propone di verificare la situazione dei popoli tribali partendo proprio dagli Stati Uniti, e se davvero lo scopo è quello di valutare se i principi contenuti nella Dichiarazione ONU dei Diritti dei Popoli Indigeni e Tribali sono in qualche modo rispettati dalla politica governativa del paese in esame, siamo probabilmente davanti a qualcosa che potrebbe avere risvolti positivi nei confronti dell&#8217;osservanza reale di tali Diritti. Non ci resta che aspettare la conferenza stampa del 4 maggio prossimo, in cui saranno noti i risultati dell&#8217;ispezione ONU.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Ad occhio e croce, ci sembra di poterci sbilanciare sul fatto che dovrebbero venir fuori diverse problematiche, soprattutto nelle lotte tra i vari interessi economici, politici e locali che contrastano spesso con i principi sanciti dalla Dichiarazione ONU e la tutela dei Diritti dei Nativi Americani.</span><br />
Speriamo davvero che si tratti di un&#8217;indagine seria, e che non finisca tutto in una bolla di sapone&#8230;Siamo purtroppo abituati a rapporti vari, anche fatti da gruppi seri quali Amnesty International, che non hanno poi nei fatti prodotto molti cambiame</strong></em><em><strong>nti nelle politiche governative degli USA. Il Prof, James Anaya sembra essere una persona degna di rispetto, speriamo che il suo lavoro possa dare dei risultati positivi&#8230;</strong></em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Sherman Alexie all&#8217;Università di Davis: dalla &#8220;nostra inviata&#8221; Laura&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 08:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Film musica arte Nativa Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Sherman Alexie]]></category>
		<category><![CDATA[Stereotipi Nativi Americani]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; L’Università di Davis (UC Davis), in California, Usa, istituisce un progetto annuale che si costruisce attorno ad un libro...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=4.0" /></div><div>Rating: 4.0/<strong>5</strong> (1 vote cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7574" class="wp-caption aligncenter" style="width: 570px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/ioesherman.jpg"><img class=" wp-image-7574 " title="La nostra &quot;Inviata speciale&quot; Laura Bertolini con Sherman Alexie" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/ioesherman.jpg" alt="La nostra &quot;Inviata speciale&quot; Laura Bertolini con Sherman Alexie" width="560" height="356" /></a><p class="wp-caption-text">La nostra &quot;Inviata speciale&quot; Laura Bertolini con Sherman Alexie</p></div>
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<p>L’Università di Davis (UC Davis), in California, Usa, istituisce un progetto annuale che si costruisce attorno ad un libro selezionato. Per l’anno 2011-2012, il Consiglio del Campus Community and Diversity ha scelto di istituire questo progetto scegliendo il libro:<strong> &#8220;The Absolutely True Diary of a Part-Time Indian&#8221;</strong>, scritto da Sherman Alexie, (pubblicato anche in Italia con il titolo &#8220;Diario assolutamente sincero di un indiano part-time&#8221;) <strong>vincitore del premio Nazionale del Libro 2007 per la sezione della letteratura per i ragazzi.</strong> La storia semi-autobiografica di Alexie ha qui conquistato non solo l’attenzione dei ragazzi, ma anche l’approvazione di un target di lettori in età adulta.<br />
In occasione del 28esimo Pow wow , ospitato nel mese di Aprile nel padiglione dello stabile per le attività ricreative di Uc Davis, Sherman Alexie è stato invitato<strong> a parlare agli studenti e a tutti coloro che volessero partecipare</strong> , presso il Teatro Robert Mondavi situato dentro il Campus.<br />
Ines Hernandez-Avila, presidentessa degli Studi Nativi Americani, nel sito di UC Davis che parla di questo progetto, spiega perché sia stato scelto proprio questo libro :<br />
<strong>&#8220;Sherman Alexie è stato un maestro nell’andare al fulcro dei problemi che si trovano ad affrontare oggi giorno i ragazzi nativi americani. Egli scrive in modo tale da connettersi con i lettori al di là delle linee di colore, oltre i confini degli stereotipi forzati, immaginati e falsi&#8221;. “ I suoi personaggi vanno al nocciolo di questa umanità, spalancando i cuori di tutti affinchè si possa vedere la realtà”.</strong><br />
In The Absolutely True Diary of a Part-Time Indian parla di Arnold Spirit chiamato da tutti gli abitanti della Riserva “ Junior”, che si sente un Indiano Part-Time, in lotta con la dualità tra il vivere quotidiano nella Riserva di Spokane(Willpinit ,Washington) e il desiderio di essere come i 15 enni bianchi che frequentano il Liceo nella cittadina di Readan. Per i suoi amici e familiari, Junior è un traditore, mentre per i compagni di scuola e gli insegnanti di Reardan , lui è Arnold: la mascotte e l’unico indiano in Città.<br />
Nel titolo del libro c’è la parola “ indiano” che è considerata una parola sensibile, pertanto la scelta di questo libro per il progetto del Campus, <strong>fa parte di una strategia diretta al dialogo ed alla conversazione attorno alle differenze culturali e a come queste possano arricchire la nostra vita.</strong><br />
Il Campus di Uc Davis ha incoraggiato tutti , soprattutto gli studenti, a leggere questo libro, al fine di prenderlo come spunto nelle varie discussioni. Ha cercato di favorire la conversazione tra amici e colleghi di lavoro, ma anche chiesto ai docenti ad integrare i programmi con questo libro.<br />
Questo progetto ha mobilitato le organizzazioni presenti nel Campus a dare vita a tavole rotonde, workshops, conferenze, film, eventi, sia per studenti, che per personale docente , fino a toccare tutta la comunità di Davis.</p>
<p><em>La nostra amica Laura <strong>è andata alla conferenza di Sherman Alexie</strong> al Robert Mondavi Theatre , UcDavis, così <strong>l&#8217;abbiamo nominata &#8220;inviata speciale&#8221; del Blog con l&#8217;incarico di raccontarci la serata e portare i nostri saluti</strong>, ma ha fatto molto di più, stampando il nostro articolo <strong><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=6126">&#8220;Sherman Alexie: Diario assolutamente sincero di un indiano part-time&#8221;</a> </strong>e consegnandolo <strong>direttamente a Sherman!</strong> Non possiamo <strong>che ringraziare con tutto il cuore</strong> Laura per questo &#8220;regalo&#8221; e per la sua collaborazione e disponibilità, e vi lasciamo quindi alla lettura dei suoi appunti dalle cui righe traspare, ancora una volta, <strong>la grande sensibilità e forza d&#8217;animo</strong> di quest&#8217;uomo e il suo impegno a rappresentare, attraverso il suo lavoro, <strong>la realtà di molte situazioni con cui i Nativi Americani convivono quotidianamente.</strong></em></p>
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<div id="attachment_7575" class="wp-caption aligncenter" style="width: 501px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/nativisherman.jpg"><img class=" wp-image-7575 " title="La stampa del nostro articolo che Laura ha consegnato a Sherman Alexie" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/nativisherman.jpg" alt="La stampa del nostro articolo che Laura ha consegnato a Sherman Alexie" width="491" height="655" /></a><p class="wp-caption-text">La stampa del nostro articolo che Laura ha consegnato a Sherman Alexie</p></div>
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<h2 style="text-align: center;"><strong>Sherman Alexie, 11 Aprile 2012</strong><strong>. </strong></h2>
<h2 style="text-align: center;"><strong>Dagli appunti di Laura Bertolini:</strong></h2>
<p>Il Teatro Robert Mondavi è pieno di persone che attendono l’arrivo di Sherman Alexie sul palco.<br />
Lo scrittore è ben conosciuto per il suo senso dell’umorismo e le sue abilità di esibirsi, sin dal suo esordio al Foolproof Northwet Comedy Festival di Seattle, nel 2009, quando aprì la serata di gala.<br />
<strong>I suoi spettacoli parlano dei suoi libri, con lo stesso tono scherzoso che si ritrova tra le righe delle pagine dei suoi racconti, eppure racconta le verità più scomode e più oscurate dai mass media: la vera vita dei Nativi Americani chi vivono in Riserva.</strong><br />
Entra, gioca con il maxischermo che lo fa enorme alle sue spalle e lo fa sentire “strano” e subito lancia una battuta ricordando fatti recenti, tristemente famosi, accaduti nel Campus di Uc Davis:<br />
<strong>“Ehi, dobbiamo stare attenti, perchè ci spruzzano lo spray irritante eh! La mia gente è democratica, protesta di continuo, non se ne sta mai zitta , è ribelle e ama occupare!”</strong>.<br />
Poi ci racconta cosa significa per lui essere uno scrittore famoso:<br />
<strong>“ La gente mi chiede:  Ma come hai fatto a diventare uno scrittore famoso? Beh..la parte del famoso non la so, ma sono uno scrittore perchè ho trascorso troppo tempo da solo a parlare con me. Io volevo fare il pediatra a dire il vero. Da piccolo , essendo nato idrocefalo, ero sempre circondato da bianchi isterici che però mi hanno fatto venire la voglia di ambire a qualcosa di più del predestinato essere un danzatore di Pow wow, o un giocatore di Basket nella Riserva. Sono bocciato troppe volte alla scuola per diventare un medico, quindi ho provato a seguire un corso di poesia e l’insegnante(Alex Kuo) ha creduto in me, è così che il mio destino è cambiato. </strong><strong>Comunque , per essere scrittore, devi stare molto tempo da solo, viaggiare da solo, annoiarti tanto e avere voglia di raccontarlo a tutti!”</strong><br />
Sherman Alexie, nato idrocefalo nell’Ottobre del 1996, ci racconta fatti della sua vita , di quando era bambino ed anche di quando venne sottoposto all’ operazione al cervello. Aveva appena sei mesi. Attualmente sta infatti lavorando ad un documentario sull’Idrocefalo, chiamato Learning to Drown.<br />
<strong>&#8220;Era il 1966, nessuno ci ascoltava. Oggi sono cambiate molte cose, ma a quel tempo era difficile che un indiano potesse essere preso sul serio.</strong><br />
<strong> Da noi la gente muore e non si sa perchè. Poniamo che stai mangiando un panino e uno a fianco a te muore sul colpo: ehy, stai facendo sul serio? Oh, alzati..! ah beh..sei morto! Ma che gli è successo? E chi lo sa?.. Ti stringi nelle spalle e continui a mangiare il tuo panino.”<br />
“Come poteva essere possibile che i medici volessero salvare proprio me, un indiano Spokane, nato con il cervello pieno d’acqua? Mia mamma mi portò dal medico, che disse che non ci si poteva fare proprio niente.”</strong><br />
La narrazione si è poi avviluppata tra le strade infinite e vuote di questa riserva, dove questo piccolo bambino che si muoveva a scatti, perchè idrocefalo e veniva confuso da suo padre come un danzatore speciale. Ci racconta la limitatezza culturale, l’arretratezza, l’essere spesso incapaci di dare il via al minimo cambiamento. Ci racconta che quando la madre lo portò in ospedale : <strong>“ Signora, proviamo ad operarlo, ma non riteniamo ci sia niente da fare per il suo bambino. Ammesso e non concesso che sopravviva all’intervento, ci sono altissime possibilità che diventi un vegetale” , la madre rispose “..che tipo di vegetale?”.</strong><br />
Sherman racconta queste storie e ride, ride e fa ridere tutto il pubblico.<br />
Intanto, a dispetto di quel che i medici dissero a quel tempo, <strong>all’età di tre anni lui era già capace di leggere.</strong> Crescendo si trovava in mano questi romanzi che parlavano di Indiani, sempre Apache: forti e selvaggi, sex symbols. E diceva che tutto è Apache, siamo tutti Apache.<br />
Poi invece la teoria che siamo tutti africani.<strong> Ci dice che siamo tutti partiti da lì e poi ci siamo sparpagliati per il mondo, attraversando oceani, cambiando il colore della pelle. Quindi è più logico pensare che siamo tutti un unico popolo, non come fanno con i messicani che li guardano da lontano e gli vorrebbero sparare appena toccano la frontiera!Parla di frontiere per via del Dna, ma dice che , stando alla teoria sull’Africa, il Dna umano ha la solita radice per tutti!</strong><br />
Poi si addentra <strong>nelle polemiche che sono state mosse al suo libro</strong> , le narra, le spiega e poi si sofferma sul perchè<strong> sia stato addirittura censurato.</strong><br />
Ironizza sul fatto che, essendo nato nella cultura sbagliata, è abituato ad un idea democratica dove tutti i ragazzini si masturbano e non solo loro, quindi non era cosciente di stare scrivendo cose pericolose!<br />
<strong>“Forse mi hanno additato quelli che pensano che solo i diavoli si masturbino!” , così chiede al pubblico: “scusate, ma quanti di voi si sono masturbati oggi? E scusatemi se vengo dalla cultura sbagliata”, alza la mano per primo. Tutti scoppiano a ridere e qualcuno alza la mano con lui.</strong><br />
Sherman è frizzante, provocatorio, ogni tanto si fa scappare qualche parolaccia d’uso comune, ride, si muove avanti e indietro, imita il portamento di certi personaggi, riesce a conquistarsi il pubblico quasi subito, il clima in sala si distente, le persone applaudono, partecipano, lo incitano a raccontare di più.<br />
Ci racconta che, oltre all’essere idrocefalo, aveva anche 42 denti.<br />
<strong>“Beh, in Riserva il dentista viene una volta l’anno. Non è che puoi pretendere molto altro. Io dovevo fare 10 estrazioni di denti, perchè ne avevo un pò troppi. Naturalmente l’idea è quella che gli indiani non hanno la percezione del dolore come tutti gli altri esseri umani. Quindi perchè sprecare tempo e anestesie? Mi hanno tolto 10 denti in una volta sola”.</strong><br />
Ci racconta ancora varie vicissitudini connesse al comportamento degli adulti, quasi sempre, inevitabilmente, alcolisti. Definisce l’alcolismo “un’epidemia” nella Riserva, ci racconta di come i ragazzi abbiano <strong>un certo destino già scritto</strong>, di quanto tutto sia fermo e quindi tutto ciò che viene da fuori sia innovativo, anche per cose piccole:<br />
<strong>“Io ho sempre portato gli occhiali. Quante cose sono cambiate dopo, ma mentre vivevo nella Riserva ed ero un ragazzino, avevo degli occhiali da vista con una montatura così spessa che sembrava una cornice. Occhiali spessi e pesanti, modello unico, riparati alla meglio in caso che si rompessero. Impossibile averne di nuovi! Ora ho questi. Belli, leggeri, colorati, con una montatura quasi invisibile. E’ bello oggi avere gli occhiali!”.</strong><br />
E ci racconta anche di qualche sopruso che ha subito all’interno del gruppo dei pari, soprattutto perchè gli piaceva leggere, perchè aveva delle ambizioni, perchè voleva qualcosa di meglio che studiare sul libro di matematica di sua mamma: un libro vecchio di 30 anni!<br />
<strong>“Il Governo ci manda questo cibo in scatola, perchè noi siamo tutti poveri. Allora riceviamo un cibo nei barattoli. Qualcosa magari era anche buono, ma c’è un barattolo presumibilmente di carne di Manzo…Non so bene cosa ci sia , poichè c’è scritto solo “Carne”. Oppure il barattolo di pollo, dove ogni tanto ci si dimenticano dentro qualche testa di con l’espressione del terrore, o qualche piuma, che è anche peggio. Una piuma sola, su una spalla magra.”</strong><br />
E va avanti così a parlarci della qualità di cibo che li fa ammalare tutti, cercando comunque di buttarla sul ridere.<br />
<span style="text-decoration: underline;"><strong>“Io non riuscirò mai a capire come fanno certi bianchi a desiderare di essere indiani..”</strong></span>, lancia messaggi precisi Sherman, ma lo fa con stile, senza additare apertamente nessuno.<br />
<strong>“L’altro giorno ero fermo su una superstrada e ho chiamato mia madre. Usiamo il cellulare anche noi! Beh, magari non mandate messaggi ad una madre di un indiano che vive in riserva, perchè lo leggerà senza capire bene come funziona! Però comunichiamo via telefono. Mia mamma ha letto il mio ultimo libro e si è stupita molto del successo che ha avuto: ma veramente a loro interessa la nostra vita? Non mi ero mai accorta che ci fosse qualcosa di interessante! Però bravo, il tuo libro è divertente!”.</strong><br />
Qualcuno , dal pubblico gli ha chiesto se i Casinò nelle Riserve portino attrito tra i Nativi residenti .<br />
Ha risposto ancora ironizzando sugli stereotipi:<br />
<strong>“Ehy..gli indiani sono pacifici, non litigano mai. Sono tutti spirituali e fanno sempre e solo la pace”</strong> (ride dando un chiaro tono sarcastico alla frase sopra ). Poi ci dice che quel luogo è l’unico in cui vedeva sempre i bianchi , segno che è a loro che piace di più. Allora lui desidererebbe tanto che anche i bianchi possano avere un Casinò in ciascuna delle loro città!<br />
Poi si addentra a parlare di altre diversità, come quelle connesse alla sessualità, andando a sfiorare, toccare, aprire, punti importanti come omosessualità e transessualità.<br />
<strong>“ Beh, in Riserva ho sempre sentito dire che l’essere gay o lesbica o transessuale, sia innaturale, sia malato. Ma se Dio ha creato pesci che possono, all’occorrenza cambiare sesso! Si, poniamo che ci siano troppe femmine nel gruppo e un solo maschio e questo muore, alla fine muore poverino, bene; se Dio ha creato questa specie di pesci ,che ha delle femmine che si trasformano in maschi, in che senso è innaturale? E poi in natura ci sono moltissimi animali che compiono atti sessuali con altri animali dello stesso sesso!”</strong><br />
Alexie, nel suo libro &#8220;The Business of Fancydancing&#8221;, diventato anche un film, racconta proprio la difficoltà nell’affermazione e il riconoscimento dell’indentità multipla. Racconta di due realtà in conflitto: due amici di cui uno vive nella Riserva di Spokane, fedele alla tradizione, e l’altro è un poeta gay che vive ormai fuori dalla Riserva. Il secondo torna nella Riserva in occasione della morte di un amico violinista e si confronta col suo passato.<br />
Alex Sherman conclude raccontandoci di come vive oggi, della sua famiglia, dei suoi figli e di come la loro vita sia diversa da quella di molte altre famiglie che vivono nella realtà della Riserva. Poi si presta a rispondere alle domande del pubblico e riceve i presenti per autografare la copia del libro.<br />
Un grande scrittore, una bella persona, un artista che sa come farsi ascoltare da tutti, un personaggio dalla risata facile e contagiosa, un grande oratore.</p>
<div id="attachment_7577" class="wp-caption aligncenter" style="width: 434px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/signature1.jpg"><img class=" wp-image-7577 " title="La copia del libro autografata da Sherman Alexie" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/signature1.jpg" alt="La copia del libro autografata da Sherman Alexie" width="424" height="336" /></a><p class="wp-caption-text">La copia del libro autografata da Sherman Alexie</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Approfondimenti:</strong> <a href="http://www.ucdavis.edu" target="_blank">www.ucdavis.edu</a></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong> <strong><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=6126">&#8220;Sherman Alexie: Diario assolutamente sincero di un indiano part-time&#8221;</a></strong></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/Io9vRHYMiFM" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=4.0" /></div><div>Rating: 4.0/<strong>5</strong> (1 vote cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Obama: dopo le scuse arriva il risarcimento, la parola è stata mantenuta</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 08:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[Elouise Cobell]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Ne avevamo parlato già qui sul Blog, adesso, come ci segnala Andrea, un nostro lettore, pare che si faccia...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7539" class="wp-caption aligncenter" style="width: 582px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/Senza-nome.jpg"><img class=" wp-image-7539   " title="Il ministro Eric Holder assieme a Ken Salazar, durante la conferenza stampa alla presenza dei capi delle tribù Native Americane" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/Senza-nome.jpg" alt="Il ministro Eric Holder assieme a Ken Salazar, durante la conferenza stampa alla presenza dei capi delle tribù Native Americane" width="572" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Il ministro Eric Holder assieme a Ken Salazar, durante la conferenza stampa alla presenza dei capi delle tribù Native Americane</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ne avevamo parlato già qui sul Blog, adesso, come ci segnala Andrea, un nostro lettore, pare che si faccia sul serio. Vi riportiamo l&#8217;articolo pubblicato da La Stampa.it in merito alla vicenda. Quale che sia il motivo trainante della conclusione di questa vicenda, se cioè è pesato di più il mantener fede alla parola data dal Presidente Obama alle Nazioni Native Americane o la necessità di garantirsi il loro appoggio in vista della sua rielezione, <strong>di positivo c&#8217;è che le richieste delle tribù Native hanno avuto una conclusione positiva, anche se dopo molto tempo. E, almeno in questo caso, va riconosciuto che la parola data è stata mantenuta. E non è poco, visti i tristi precedenti.<br />
</strong>E&#8217; chiaro che il risarcimento <strong>non andrà a tutti gli Indiani d&#8217;America</strong>, ma solo alle 41 tribù che avevano intentato la causa legale, e che nessuno potrà restituire le terre e le risorse rubate ai loro legittimi proprietari, ma questo resta comunque un passo importante che nessun&#8217;altra amministrazione e governo USA in passato si è mai sognato neanche lontanamente di fare. <strong>La speranza è che non resti un fatto isolato ma sia l&#8217;inizio di una coscienza reale di presa in carico di tutte le questioni da risolvere nel Paese Indiano</strong>, a partire proprio dall&#8217;oleodotto di cui si accena nella parte finale dell&#8217;articolo che vi proponiamo.</em></p>
<p><strong>Il governo riconosce di averli sfruttati nelle riserve.</strong><br />
Un miliardo e 23 milioni di dollari per risarcire cento anni di inganni e illegalità nello sfruttamento di terre, acque e risorse: Barack Obama accetta le richieste di 41 tribù indiane <strong>con un gesto che affianca il rimborso economico al riconoscimento morale degli abusi commessi dal governo degli Stati Uniti.</strong> Nella sede del Dipartimento di Giustizia di Washington sono il ministro Eric Holder assieme a Ken Salazar, titolare degli Interni, ad annunciare davanti ai rappresentanti delle tribù degli indiani nativi del Nordamerica la fine di un secolo di diatribe legali e 22mesi di serrati negoziati grazie al passo indietro deciso dall’amministrazione democratica. «L’intento del governo è la giusta composizione dei contenziosi pendenti e la risoluzione onorevole delle storiche rimostranze sulla gestione dei fondi tribali indiani, le terre e altre risorse non monetarie che per troppo tempo sono state oggetto di conflitti fra le tribù indiane e gli Stati Uniti», afferma Holder, leggendo un testo che si basa sulla volontà di «consentire alle tribù indiane di perseguire i propri obiettivi nel comune futuro nazionale».<strong> In concreto ciò significa ammettere che negli ultimi cento anni 22,6 milioni di ettari di terre appartenenti alle tribù <del>pellerossa</del> sono stati gestiti e sfruttati dal governo di Washington senza tener sufficientemente conto dei diritti dei legittimi proprietari.</strong> Tali «fondi» vennero creati al termine delle guerre con cui le truppe federali piegarono e sconfissero gli abitanti originari del Nordamerica, impegnandosi a gestirli per farne condividere i frutti economici alle nuove generazioni di indiani nativi oramai divenuti cittadini degli Stati Uniti. <strong>Ma tale promessa è stata sistematicamente mancata, violata e ignorata da molteplici inquilini della Casa Bianca.</strong><br />
Il risultato è stato che gli oltre 100 mila accordi siglati fra Washington e le tribù hanno portato a sfruttare terreni e risorse per progetti immobiliari, agricoli, commerciali, di coltivazione del legame e dell’olio come dell’estrazione del petrolio che molto spesso <strong>hanno finito per ignorare i diritti legali dei proprietari originari.</strong> Per avere un’idea delle dimensioni di tali accordi basti pensare che il ministero degli Interni gestisce circa 2500 trust di proprietà di 250 tribù i cui territori si estendono sull’intera nazione. <strong>Barack Obama aveva promesso di sanare questa ferita nazionale durante la campagna elettorale del 2008</strong>, individuandovi la genesi delle piaghe sociali che ancora oggi affliggono circa 4 milioni indiani nativi: disoccupazione, povertà, alcolismo, scarsa alfabetizzazione e traffici illegali. La tesi del presidente, evidenziata nel discorso pronunciato lo scorso 2 dicembre alla Tribal National Conference riunita alla Casa Bianca, <strong>è che il mancato godimento dei diritti economici ha condannato gli indiani americani a difficoltà economiche e sociali di cui adesso il governo federale deve farsi carico al fine di sanare piaghe come gli indici record di abbandono delle scuole.</strong> Per questi motivi sin dall’indomani dell’insediamento alla Casa Bianca, Obama compie passi a ripetizione: all’inizio del 2009 decide di aprire i negoziati sui risarcimenti, nel 2010 spinge il ministero dell’Agricoltura a versare 760 milioni di risarcimenti agli agricoltoriefirma il Claims Resolution Act,  3,4 miliardi di dollari per 300 mila indiani nativi, nel 2011 versa 380 milioni di dollari rivendicati dalla Nazione Osage e quindi accelera le trattative che si concludono ora e sono, per il numero di tribù interessate,<strong> le più vaste finora condotte sul tema delle compensazioni governative.</strong> A ringraziare l’amministrazione è stato Gary Hayes, presidente della tribù della Montagna Ute, parlando di «semi gettati per segnare un nuovo momento di inizio, che si distingue per la giusta riconciliazione, la migliore comunicazione e una cooperazione più forte» rispetto a quanto avvenuto nel secolo trascorso da quando nello Studio Ovale sedeva Teodoro Roosevelt. <strong>L’emozione fra i capi tribù è stata palpabile.</strong>«Obama non ha firmato trattati ma ha risolto i problemi, la sua parola si è rivelata d’oro», ha commentato il capo indiano James Allan,  (Coeur d&#8217;Alene, nota del Blog), riconoscendo al presidente di<strong>«aver fatto di più per noi degli suoi ultimi cinque predecessori messi assieme»</strong>.<br />
L’accordo è stato possibile grazie alla decisione della Casa Bianca di prelevare il miliardo di dollari dal fondo governativo per il pagamento delle cause legali, evitando il passaggio al Congresso che avrebbe allungato i tempi se non addirittura portato a una bocciatura del testo. <strong>I leader repubblicani infatti ritengono che dietro lo slancio di Obama verso le tribù vi siano motivi assai prosaici, ovvero garantirsi il loro massiccio sostegno in Stati in bilico come New Mexico, Nevada e Colorado che potrebbero rivelarsi decisivi nella battaglia per la rielezione contro Mitt Romney.</strong> Se comunque Obama dovesse rimanere alla Casa Bianca, le stesse tribù che gli sono adesso grate potrebbero trasformarsi in una spina nel fianco perché fra le loro nuove battaglie c’è l’opposizione all’oleodotto Oklahoma &#8211; Golfo del Messico a cui la presidenza lega la possibilità di ridurre la dipendenza dalle importazioni di greggio. Il motivo è che per i Sac e i Fox il tracciato passa sui cimiteri degli antenati.</p>
<p><strong>NOTA:</strong> (la parola &#8220;pellerossa&#8221; è stata volutamente segnata come errata, sarebbe ora che si finisse di usarla)&#8230;</p>
<p><strong>Questo l&#8217;elenco delle 41 tribù interessate al provvedimento:</strong></p>
<p>Assiniboine and Sioux Tribes of the Fort Peck Reservation<br />
Bad River Band of Lake Superior Chippewa Indians<br />
Blackfeet Tribe<br />
Bois Forte Band of Chippewa Indians<br />
Cachil Dehe Band of Wintun Indians of Colusa Rancheria<br />
Coeur d&#8217;Alene Tribe<br />
Chippewa Cree Tribe of the Rocky Boy&#8217;s Reservation<br />
Confederated Tribes of the Colville Reservation<br />
Confederated Salish and Kootenai Tribes<br />
Confederated Tribes of the Siletz Reservation<br />
Hualapai Tribe<br />
Kaibab Band of Paiute Indians of Arizona<br />
Kickapoo Tribe of Kansas<br />
Lac du Flambeau Band of Lake Superior Chippewa Indians<br />
Leech Lake Band of Ojibwe Indians<br />
Makah Tribe of the Makah Reservation<br />
Mescalero Apache Nation<br />
Minnesota Chippewa Tribe<br />
Nez Perce Tribe<br />
Nooksack Tribe<br />
Northern Cheyenne Tribe<br />
Passamaquoddy Tribe of Maine<br />
Pawnee Nation<br />
Pueblo of Zia<br />
Quechan Indian Tribe of the Fort Yuma Reservation<br />
Rincon Luiseño Band of Indians<br />
Round Valley Tribes<br />
Salt River Pima-Maricopa Indian Community<br />
Santee Sioux Tribe<br />
Shoshone-Bannock Tribes of the Fort Hall Reservation<br />
Soboba Band of Luiseño Indians<br />
Spirit Lake Dakotah Nation<br />
Spokane Tribe<br />
Standing Rock Sioux Tribe of the Fort Yates Reservation<br />
Swinomish Tribal Indian Community<br />
Te-Moak Tribe of Western Shoshone Indians<br />
Tohono O&#8217;odham Nation<br />
Tulalip Tribe<br />
Tule River Tribe<br />
Ute Mountain Ute Tribe<br />
Ute Tribe of the Uintah and Ouray Reservation</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/finestrasullamerica/grubrica.asp?ID_blog=43&amp;ID_articolo=2445&amp;ID_sezione=58" target="_blank">La Stampa.it Blog</a></p>
<p><strong>Approfondimento:</strong> <a href="http://www.nativenewsnetwork.com/41-american-indian-tribes-settle-for-1-billion-with-obama-administration.html" target="_blank">Native News Network</a></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong> <a href="http://www.nativiamericani.it/?p=5332">Si va avanti, per ora, con il “maxi risarcimento”…</a></p>
<p><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=3054">Risarcimento ai Nativi d’America, parla Gilbert P. Douville</a></p>
<p><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=6240">Grazie Yellow Bird Woman</a></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Dana Lone Hill: il razzismo, nel 2012, è ancora vivo e vegeto&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 07:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Attualità Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Black Hills]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[Razzismo contro i Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Sud Dakota]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7510" class="wp-caption aligncenter" style="width: 582px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/Dana-Lone-Hill.jpg"><img class=" wp-image-7510 " title="Dana Lone Hill e, sullo sfondo, il monte Rushmore con le effigi dei tre presidenti USA,..." src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/Dana-Lone-Hill.jpg" alt="Dana Lone Hill e, sullo sfondo, il monte Rushmore con le effigi dei tre presidenti USA,..." width="572" height="387" /></a><p class="wp-caption-text">Dana Lone Hill e, sullo sfondo, il monte Rushmore con le effigi dei tre presidenti USA,...</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’altro giorno ho letto un commento di qualcuno che diceva “Il razzismo non è importante.”<br />
<strong>Agiscono (parlano) come se fosse inesistente.</strong> Ora, non dico questo per essere razzista, ma la persona che ha detto questo è bianca, e per dire il vero, se sei bianco non lo senti mai il razzismo, a meno di essere fuori dal tuo elemento. Nella mia riserva, una volta avevo un padrone bianco che fu fermato dalla polizia tribale che gli dette una multa perché andava troppo veloce. Andava a 90 in una zona di 55, pensando di essere in mezzo a un bel nulla, ma lo considerarono un crimine perché correva con l’intento di recare la morte, o qualcosa di simile. Si difese davanti a una corte tribale e dovette pagare una multa di mille dollari. Mi ci misi a ridere, anche quando se ne lamentò e disse parolacce, però quando disse che era “razzismo invertito” perché era bianco, <strong>smisi di ridere</strong>.<br />
Gli dissi, <strong>“Benvenuto nel mio mondo. Se io l’avessi fatto fuori dalla riserva, sarei in prigione”.</strong><br />
Vivo nello Stato più razzista contro gli Indiani d’America, giù le mani. Non mi sono mai resa conto di quanto fosse razzista finché non traslocai da là e non fui seguito quando andavo a fare la spesa.<br />
Vivere nel Sud Dakota, specialmente all’ovest del fiume Missuri presso le Black Hills, ed essere un Indiano è decisamente una lotta. <strong>Impiego il termine “lotta” in modo impreciso, perché penso che i miei antenati sapevano cosa fosse una vera lotta, specialmente dopo essere stati messi nelle riserve.</strong> Il nostro modo di vita può essere sembrato una lotta ai bianchi che si istallarono qui perché non era il loro stile di vita, <strong>ma la vera lotta cominciò quando gli Indiani furono forzati ad assumere uno stile di vita che non era il loro</strong>; specialmente dopo aver sconfitto l’esercito Americano nella battaglia di Greasy Grass o come il governo la chiama, “Il Massacro di Little Big Horn”. <strong>Difendere la propria gente quando si è attaccati non è un massacro</strong>, è un calcio nel sedere. Anche quando l’intero settimo battaglione della cavalleria fu spazzato via nel 1876 e la loro bandiera fu presa nella battaglia, questo giorno esiste ancora. Quattordici anni dopo quel calcio nel sedere, massacrarono più di 300 donne, bambini ed uomini a Wounded Knee. <strong>Credo, come mi fu insegnato, che si trattò di una vendetta.</strong><br />
Dopo di che, il governo forzò la nostra gente a seguire un altro modo di vita. Volevano che un popolo che viveva di caccia diventasse coltivatore. Dettero loro terre da coltivare che non erano adatte alla coltivazione. <strong>I bambini furono forzati a parlare un’altra lingua, forzati ad andare nei pensionati scolastici dove furono convertiti di forza, furono abusati fisicamente, emotivamente e sessualmente &#8230; era questa la supposta civiltà ed un migliore modo di vivere?</strong><br />
Pensare che ho degli antenati che hanno superato questo trauma ed hanno continuato a tramandare il nostro stile di vita e le nostre virtù, <strong>mi dimostra la forza della mia gente</strong>. Ci sono anche molti altri che non hanno mai recuperato dal danno subito. <strong>Parte di questo danno e di questa rabbia continua nelle nuove generazioni attraverso il traumatismo storico.</strong> Certuni pensano che il trauma storico non esiste e che questa è una scusa, <strong>ma questi sono gli stessi che abbassano la bandiera a mezz&#8217; asta e che si lamentano del 9/11</strong>. Amano raccontarvi dove si trovavano esattamente quando l’aereo colpì la prima torre. Non dico che ci sia qualcosa di male ad onorare coloro che sono morti quel giorno, ma non si può dimenticare una grande tragedia – specialmente quando le vittime di questa tragedia condividono il vostro stesso DNA. <strong>Dopo tutto, il 9/11 non è la prima volta che ci sono stati attacchi terroristici su questa terra. Questi si sono verificati per ben più di 500 anni.</strong><br />
Così, quando parlo di razzismo nel Sud Dakota, non è per niente paragonabile a quello al quale i nostri antenati sono stati confrontati. <strong>Pertanto, nel 2012, è ancora vivo e vegeto</strong>. Non cerco mai apposta il razzismo. Penso che forse quel libraio sta passando una brutta giornata o l’autista di quell’autobus si è svegliato con i bruciori di stomaco. Allora, quando è proprio visibile che il razzismo ha davvero mostrato la sua brutta faccia, <strong>parlo e chiedo che i miei figli siano trattati come gli altri</strong>. Voglio che i miei bambini lo sappiano e che si ricordino quel che faccio, <strong>perché voglio che sappiano che non è accettabile di lasciar continuare la gente a pensare che essere trattati in modo diverso a causa del colore della pelle sia bello (ciò è comunque così stupido!) So di aver imbarazzato i miei figli, e qualche volta non me lo dicono quando hanno vissuto un episodio di razzismo, ma a volte lo fanno, così forse essi vogliono realmente che li difenda. Spero solo che un giorno faranno lo stesso per i loro figli, perché se non lo faranno, la loro nonna lo farà.</strong><br />
La prima volta che sono stata vittima di razzismo ero in prima elementare. Fino a quel punto della mia vita, tutto andava bene. La cosa più traumatizzante nella mia vita era il fatto che i miei genitori avevano divorziato. Mi annoiava di dovermi dividere fra mio padre e mia madre, specialmente dopo che mia madre partì dalla riserva per la città per andare al collegio.<br />
<strong>Ero troppo giovane per rendermi conto che si trattava di razzismo, ma sapevo che non era giusto.</strong> Avevo cominciato ad andare a una scuola frequentata dai bianchi, vicino alla riserva. Non vedevo l’ora di farmi degli amici. Ero già timido, e l’intera classe era formata da bianchi. Mi sono seduto e l’insegnante mi ha fatto andare davanti alla cattedra per presentarmi alla classe. Alcuni bambini ridacchiarono al mio cognome e io mi domandai perché trovassero il mio cognome buffo. Quando essi si presentarono a me, avevo pensato che alcuni dei loro cognomi somigliassero a uno starnuto. Tornai al mio banco e la classe pronunciò il giuramento di fedeltà. Come stavamo facendo il giuramento, udii ciò che il compagno che stava seduto accanto a me diceva. Mi ricordo perfino il suo nome: Greg.<br />
Disse: <strong>“Perché dovevano mettere l’Indiana proprio accanto a me, tutti sanno che gli Indiani puzzano. Non voglio sedere accanto a un Indiano puzzolente.”</strong><br />
Mi ricordo di essere diventata rosso mentre mi voltavo a guardarlo, poiché avevamo finito di fare il giuramento. Stava ancora vicino alla cattedra lamentandosi di essere seduto accanto a me.<br />
Non ricordo quanto tempo andai a quella scuola, è tutto confuso. So che non fu a lungo. L’ebbi vinta dopo essermi bisticciata con qualcuno, e tornai alla riserva per vivere con mia nonna.<br />
Ciò che risalta è il mio ricordo di come qualcuno mi odiasse allorché non avevo che sei anni a causa di chi sono, nemmeno di chi sono come persona, ma di chi sono basandosi sul colore della mia pelle, e questo venendo da un’altro bambino di sei anni. <strong>Divenuta grande e ricordando quell’episodio, mi sono resa conto che quel bambino quelle cose le aveva imparate a casa</strong>. Come faceva un bambino di sei anni ad avere tali nozioni preconcepite sopra un’altra razza? A volte mi chiedo come quell’odio profondo abbia degenerato in lui. Nel lontano 1980, ero l’unica Indiana in una classe di circa 30. Quando ritornai là parecchi anni dopo e i miei due figli più grandi entrarono all’asilo, stavano in una classe di 31 allievi, di cui 26 erano Indiani, 2 erano Messicani, 2 erano neri, ed un ragazzino era bianco.<br />
Ricordo di aver pensato per un mezzo secondo che cosa sarebbe accaduto se quel bianco fosse il figlio di Greg, e di aver sperato che Greg sapesse come ci si sente, se questo fosse il caso. Poi pensai, “Cosa mi succede?” Ero là, a lasciarmi andare a pensieri stupidi mentre mi trovavo davanti a una bella classe di colore e quei bambini non avevano questi pensieri. <strong>Quei bambini avevano ragione, per il momento. Non erano per nulla razzisti come i loro genitori.</strong> Ricordo di essere stato così anch’io, prima che certi avvenimenti si producessero nella mia vita ed imparassi a non avere fiducia. È così che sono i bambini. <strong>Essi sono spontaneamente buoni perché non hanno pregiudizi finché non glieli insegnano.</strong><br />
Il resto dello Stato del Sud Dakota è tutto incasinato, dai media ai servizi sociali e alla polizia. Potete chiedere a qualunque Nativo qui se ha avuto a che fare col razzismo, e vi risponderà affermativamente. Anche se nessuno è innocente, nemmeno io. <strong>Ma dire che ho avuto a che fare con il razzismo una o due volte è lontano dalla verità. Dire cento o duecento volte sarebbe più vicino alla realtà, ma è probabilmente ancora di più.</strong> Se ci pensate bene, a cominciare dall’età di sei anni e vivendo in questo stato la maggior parte della mia vita, è facilmente più di una duecentina di volte. Non potrei nemmeno contarle.<br />
<strong>Il razzismo non è sempre enorme e davanti a voi, ma lo sentite come un sassolino nella scarpa. Lo si vede quotidianamente nei media. Definitivamente esiste nel Sud Dakota. La metà del quale, secondo ogni diritto, dovrebbe appartenere ai Lakota.</strong><br />
Il governo statunitense ruppe il trattato del 1868 di Fort Laramie rubando le nostre sacre Paha Sapa, le Colline Black Hills, a causa dell’oro che vi si trovava. <strong>Poi ebbero il coraggio di cercare di comprarci con una causa offrendoci un arrangiamento.</strong><br />
Ho dovuto crescere un pò prima di rendermi conto del perché eravamo così cauti a non “svendere” e prendere I soldi. Come Lakota non siamo così, e <strong>le Paha Sapa sono sacre per noi. I soldi non sono sacri per noi come lo sono per certe persone. I nostri antenati combatterono per questa terra e questo modo di vita. Hanno dato il loro sangue per preservarci. Per noi, le Colline Black Hills sono il centro dell’Universo</strong>. Nessun scienziato al mondo può dirmi che non è vero, perché ci credo con tutto il mio cuore. <strong>Per me, è vero.</strong> Lo posso sentire quando le traverso guidando. Anche se è la più grande trappola per turisti che esista. Hanno estratto l’inferno fuori dalla nostra terra sacra ed hanno preso tutto quello che era possibile prendere, e messo le trappole per turisti che non hanno senso. <strong>Luoghi che vendono taffy, fudge e perline fatte in Cina. Luoghi con rettili e squali e villaggi scandinavi. Ma il maggior insulto per noi è il Monte Rushmore con le effigi di quei presidenti, ognuno dei quali ha commesso dei crimini contro gli Indiani.</strong><br />
<strong>Non importa quanto oro hanno preso dalle Colline Black Hills, o quanti soldi fanno con le Black Hills, esse sono ancora sacre per noi</strong>, perché in primo luogo non ha mai avuto importanza. Qualsiasi somma di denaro il governo ci offra per farci partire in silenzio, ciò non accadrà. <strong>Non svenderemo mai e continueremo di far sapere al mondo perché.</strong><br />
Forse questa è la ragione per cui il razzismo contro gli Indiani è così forte in questo stato. <strong>Non sto dicendo qualsiasi persona che non è Lakota, Dakota o Nakota è razzista qui.</strong> Ho degli amici che non lo sono e che sono  &#8221;cool&#8221;. Sono ben trattato quotidianamente da molte più persone che no. Forse il razzismo non lo provo ogni giorno, ma solo una volta la settimana. Eppure, ripensando all’esperienza del mio vecchio padrone ed a come quello che lui credeva fosse un “razzismo invertito” lo traumatizzò,<strong> sono certa che non vorrebbe camminare mezzo chilometro nelle mie scarpe nemmeno una volta.</strong><br />
Credo che la gente di questo stato che è razzista contro di noi, e si comporta come se non lo fosse, <strong>sappia nel profondo della loro anima perché lo è, nello stesso modo che nel fondo di ogni anima di ogni persona nella Grande Nazione Lakota &#8211; Dakota &#8211; Nakota che ha vissuto il razzismo in questo stato sa perché lo ha provato…</strong><br />
<strong>Perché le sacre Paha Sapa ci appartengono, e ci sono state rubate.</strong><br />
<em><strong>‎&#8221;Faccio male a voler bene alla mia gente? È colpa mia se la mia pelle è rossa? Perché sono un Lakota? Perché sono nato dove mio padre viveva? Perché morirei per la mia gente e il mio paese?&#8221;, Sitting Bull, (Toro Seduto) Hunkpapa Lakota. </strong></em>Di Dana Lone Hill.<br />
(Traduzione a cura di Benedetta Pignataro).</p>
<p><strong><em>Dana Lone Hill è un membro iscritto della tribù dei Lakota Oglala Sioux, nata e cresciuta nella riserva di Pine Ridge. Attualmente vive nella città di Sioux Falls, con la figlia. </em></strong></p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.lastrealindians.com/2012/04/13/racist-state-of-mind-south-dakota/" target="_blank">www.lastrealindians.com</a></p>
<p><strong>Approfondimento:</strong> <a href="http://www.defendblackhills.org/" target="_blank">Defenders of the Black Hills</a></p>
<p><strong>Leggi anche:</strong> <a href="http://www.nativiamericani.it/?p=446" target="_blank">Le Black Hills non si vendono, spero&#8230;</a></p>
<p><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=464" target="_blank">Il razzismo come lo vediamo noi</a></p>
<p><strong><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=512">Intelligence Report 2006, “Indian Blood”</a></strong></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Torino, 16 aprile 2012: &#8220;Canti di potere e di preghiera&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 06:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7483" class="wp-caption aligncenter" style="width: 568px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/torino.jpg"><img class=" wp-image-7483 " title="L'appuntamento con Chad Stephen Hamill, Etnomusicologo di origine Spokane della Northern Arizona University" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/torino.jpg" alt="L'appuntamento con Chad Stephen Hamill, Etnomusicologo di origine Spokane della Northern Arizona University" width="558" height="245" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;appuntamento con Chad Stephen Hamill, Etnomusicologo di origine Spokane della Northern Arizona University</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;<strong>CANTI DI POTERE E DI PREGHIERA</strong>&#8220;. La tradizione musicale degli Indiani degli Altipiani (Spokane, Coeur d’Alene, Salish, Kutenai, Nez Perce…), con Chad Stephen Hamill, Etnomusicologo di origine Spokane della Northern Arizona University. Le tradizioni musicali e il ruolo del canto come ponte tra le culture e connessione con il mondo spirituale nel passato ed oggi. Introduce Naila Clerici, partecipano Fedora Giordano e Enrico Comba. La traduzione sarà curata da Camilla Novelli.<br />
<strong>Torino</strong>, <strong>lunedì 16 aprile</strong> dalle 19 Caffè Basaglia, via Mantova 34, Per prenotare apericena: 011 19708848<br />
<strong>Genova</strong>, <strong>mercoledì 18 aprile</strong> ore 17-19, via Balbi 2, aula 4.<br />
Se vuoi unirti alla cena, che seguirà, prenota mandando un&#8217;email a: naila.clerici@soconasincomindios.it<br />
Info: Dr. Naila Clerici, cell. 3478207381<br />
www.soconasincomindios.it, www.tepee.ideasolidale.org</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2011/05/pdf1.jpg" target="_blank"><img class="size-full wp-image-4394 alignleft" title="pdf" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2011/05/pdf1.jpg" alt="File pdf" width="25" height="26" /></a><strong><a href="http://www.nativiamericani.it/filevari/volantino.pdf" target="_blank">Scarica il volantino di Torino (Pdf)</a></strong></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2011/05/pdf1.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" title="pdf" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2011/05/pdf1.jpg" alt="File pdf" width="25" height="26" /></a></p>
<p> <strong><a href="http://www.nativiamericani.it/filevari/ChadGEpdf-1.pdf" target="_blank">Scarica la locandina di Genova (Pdf)</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=4.0" /></div><div>Rating: 4.0/<strong>5</strong> (1 vote cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Aprile &#8211; Maggio 2012: eventi a Travagliato e  Monsummano Terme</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 07:39:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7487" class="wp-caption aligncenter" style="width: 468px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/news-nativi-americani-poster.jpg"><img class="size-full wp-image-7487" title=" Nativi Americani che parteciperanno all'evento di Travagliato (BS)" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/news-nativi-americani-poster.jpg" alt=" Nativi Americani che parteciperanno all'evento di Travagliato (BS)" width="458" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Nativi Americani che parteciperanno all&#39;evento di Travagliato (BS)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi segnaliamo <strong>due appuntamenti importanti</strong> che si svolgeranno nel mese di Aprile e Maggio 2012. Si parte da Travagliato (BS), dove all&#8217;annuale appuntamento della Fiera Travagliato Cavalli sarà presente l&#8217;Associazione Hunkapi con i Nativi Americani <strong>Kevin Mustus (Nakota), Roy Pete (Navajo), Gilbert Douville (Lakota) e Murray Small Legs (Blackfeet)</strong>.<br />
Nei giorni 28,29, 30 Aprile e il primo Maggio potrete assistere a Danze e Canti Tradizionali e alle loro conferenze; maggiori dettagli ed informazioni possono essere chiesti sia all&#8217;Associazione Hunkapi stessa che  agli organizzatori sui seguenti siti web: <strong><a href="http://www.hunkapi.it" target="_blank">www.hunkapi.it</a></strong> e  <strong><a href="http://www.travagliatocavalli.it" target="_blank">www.travagliatocavalli.it</a> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/InvitoWeb-2.jpg"><img class=" wp-image-7490 " title="La Mostra d'Arte &quot;Okwàho&quot;, espone Leonardo Bertolino." src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/04/InvitoWeb-2.jpg" alt="La Mostra d'Arte &quot;Okwàho&quot;, espone Leonardo Bertolino." width="583" height="337" /></a></p>
<div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl id="attachment_7490" class="wp-caption aligncenter" style="width: 593px;">
<dd class="wp-caption-dd">La Mostra d&#8217;Arte &#8220;Okwàho&#8221;, espone Leonardo Bertolino.</dd>
</dl>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci spostiamo poi a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia, dove Domenica 27 Maggio alle ore 18 si terrà l&#8217;inaugurazione della <strong>Mostra d&#8217;arte &#8220;Okwào&#8221;. </strong>Presso la galleria dell&#8217;Associazione Culturale Agorà, Piazza Amendola 23,  espone le sue opere il nostro amico Leo OLD WOLF Bertolino. La mostra sarà aperta fino al 27 Giugno 2012, dal Martedì alla Domenica con orario 17.30 &#8211; 20.00, e il Lunedì pomeriggio su appuntamento. Informazioni: 0572. 81760 Potete consultare il sito web di Leo per vedere alcuni dei suoi lavori, <strong><a href="http://www.leobertolino.com/" target="_blank">www.leobertolino.com</a> </strong>e <strong><a href="http://www.nativiamericani.it/?p=2611">leggere il nostro articolo</a></strong> per farvi un&#8217;idea del lavoro artistico e personale di Leo in favore dei Nativi Americani.<br />
Ulteriori Informazioni potranno essere aggiunte in seguito.</p>
<p style="text-align: center;"> <strong>Nel video seguente un&#8217;anteprima della Mostra d&#8217;arte &#8220;Okwào&#8221;</strong></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/-1nJ-Vujmq4" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Un documentario svela gli abusi giudiziari contro Douglas White</title>
		<link>http://www.nativiamericani.it/?p=7419</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 08:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Documentari nativi americani]]></category>
		<category><![CDATA[Lakota]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; A prima vista i fatti apparivano semplici. Nell&#8217;ottobre del 1991, in seguito a una lunga faida familiare, Douglas White,...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp mceIEcenter"></div>
<div id="attachment_7420" class="wp-caption aligncenter" style="width: 630px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/hly.jpg"><img class="size-full wp-image-7420" title="La locandina del Film e sullo sfondo la foto di Douglas White." src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/hly.jpg" alt="La locandina del Film e sullo sfondo la foto di Douglas White." width="620" height="361" /></a><p class="wp-caption-text">La locandina del Film e sullo sfondo la foto di Douglas White.</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>A prima vista i fatti apparivano semplici.</strong> Nell&#8217;ottobre del 1991, in seguito a una lunga faida familiare, Douglas White, Uomo-Medicina Lakota della riseva di Pine Ridge, in Sud Dakota, venne accusato di aver violentato i suoi due nipoti. Nel gennaio del 1993 il settantaduenne White venne condannato a scontare 292 mesi in una prigione federale senza la possibilità della condizionale.<br />
<strong>Invece c&#8217;era di più in questa storia.</strong> Quando vent&#8217;anni fa due giovani registi iniziarono a scavare nel caso, si resero conto di quanto era stato tenuto nascosto. Si imbarcarono allora nella complessa avventura che produsse l&#8217;impressionante documentario del 2011<strong> &#8220;Holy Man, The USA vs Douglas White&#8221;</strong> e durante il lavoro vennero alla luce drammatiche testimonianze che capovolsero il caso orchestrato dal governo contro White. Il film è narrato da Martin Sheen.<br />
Jennifer Jessum è fondatrice e direttrice della Flying Limbs Inc. Productions. In &#8220;Holy Man&#8221; fece da direttrice, produttrice, cameraman ed editor, mentre suo marito Simon Joseph lavorò come scrittore, produttore e cineoperatore. Jessum racconta che erano entrambi studenti e vivevano a New York nei primi anni &#8217;90 quando fecero la conoscenza del nipote di White, Gilbert Walking Bull. &#8220;Ci invitò a visitare Pine Ridge&#8221;, ricorda. &#8220;Non sapevamo cosa aspettarci. Uscimmo dalla macchina e ci ritrovammo dritto in una delle cerimonie di Douglas! Abbiamo avuto la grossa fortuna di conoscere Douglas vent&#8217;anni fa, prima che lo incarcerassero, e vedere quanta gente ha aiutato instancabilmente&#8221;.<br />
Jessum afferma che fu molto dopo, quando erano rientrati sulla West Coast, che appresero del caso che lo riguardava -&#8221;Eravamo due artisti giovani&#8221;, dice piano. &#8220;Non pensavamo di poter far nulla se non essergli amici&#8221;.<br />
Jessum e Joseph si trasferirono a Denver e iniziarono ad andare a trovare Douglas a Littleton, il carcere del Colorado, nel novembre del 1994.<br />
<strong>La sua storia li lasciò a bocca aperta.</strong> Dodici anni dopo, quando lei stava prendendo il master in Fine Arts con indirizzo cinema alla University of Southern California, decise di filmare Douglas White.<strong> &#8220;Sapevamo che lui voleva raccontare la sua storia, come se fosse un veterano&#8221;</strong> spiega. Una pausa e aggiunge:<strong> &#8220;Ma incontrammo la forte resistenza dei federali&#8221;</strong>.<br />
&#8220;Facemmo richiesta per girare una video- intervista ma il Federal Bureau of Prison rispose che c&#8217;erano dei rischi per la sicurezza&#8221; spiega Joseph, &#8220;Questo ci spinse a scavare nel caso per vedere come fare a muoverci bene&#8221;. Pausa. <strong>&#8220;Iniziammo a scoprire un sacco di zone d&#8217;ombra&#8221;.</strong><br />
I due appresero che dopo le accuse per violenza sessuale mosse a White nell&#8217; ottobre del 1991, il consiglio tribale di Pine Ridge approfondì il caso, lo portò in giudizio e finì lì per mancanza di prove. Poi, oltre un anno dopo inspiegabilmente il governo federale riaprì il caso e accusò White dello stesso crimine.<br />
<strong>Venire processati due volte per lo stesso reato è proibito dal Quinto Emendamento della Costituzione Americana, ma Jessum e Joseph affermano che è cosa fin troppo comune nelle riserve.</strong><br />
A peggiorare le cose, White non poteva permettersi un avvocato per cui gli fu assegnato un patrocinante gratuito. <strong>Venne giudicato da una giuria composta da soli bianchi</strong>, alla corte federale di Rapid City in Sud Dakota, a centinaia di km da casa, in una lingua che non comprendeva abbastanza. <strong>Fu condannato malgrado i testimoni a suo favore e nessuna prova concreta del reato.</strong><br />
Richard H. Battey, giudice distrettuale, condannò<strong> White a 25 anni di prigione.</strong><br />
Secondo Jessum e Joseph, White continuò a svolgere il suo compito di Uomo Medicina anche tra le mura del carcere. &#8220;Non riusciva a capire perché si trovasse lì&#8221;, racconta Jessum. <strong>&#8220;Pensava, io sono innocente, lasciatemi andare! Era un posto orribile ma lui veniva trattato con incredibile rispetto dai compagni e da quelli che lavoravano nel carcere&#8221;.</strong><br />
&#8220;Molti si sarebbero disperati, ma lui ha in sè lo spirito Lakota&#8221;, spiega Jessum. <strong>&#8220;Sapeva di essere lì per servire il suo popolo. Il carcere non l&#8217;ha fermato. Il film è un vero documento della sua storia&#8221;.</strong><br />
<strong>Il film parla anche dei Lakota, ed è tanto un grido di dolore quanto di orgoglio.</strong> Inframmezzato da riprese delle praterie del Sud Dakota, è arricchito da interviste a celebri personaggi Lakota, come Russel Means, Arvol Looking Horse, Birgil Kills Straight, Floyd Red Crow Westerman, Ricky Gray Grass e ricostruisce eventi storici come il tradimento e l&#8217;assassinio di Crazy Horse nel 1877 e il massacro di Wounded Knee del 1890. &#8220;Io non credo che si possa guardare al presente Lakota senza tener conto della storia&#8221;, dice Jessum. &#8220;Non si può comprendere il sentimento Lakota senza capire la natura circolare delle cose, le verità ancestrali. <strong>E non ho visto nessuno a Pine Ridge che non debba fare i conti con gli effetti della colonizzazione&#8221;.</strong><br />
Il film tratta con delicatezza delle cerimonie tradizionali. &#8220;Eravamo molto consapevoli di come le abbiamo descritte&#8221; dice Jessum. &#8220;Dovevamo mostrare l&#8217;aspetto cerimoniale, lo stile di vita Lakota, <strong>ma nessuna effettiva cerimonia è stata filmata.</strong> Non avevamo intenzione di oltrepassare il limite&#8221;.<br />
Per interpretare le cerimonie e controllare la produzione, Jessum e Joseph vennero assistiti da cinque Uomini Medicina e iniziarono nel marzo 2006 con un primo viaggio in Sud Dakota per le riprese. Girarono a intermittenza per i seguenti cinque anni e mezzo. <strong>Ne vennero fuori sempre più scioccati dal modo in cui il governo manipolava il caso White.</strong> Però non si aspettavano quello che accadde in due anni di produzione.<br />
Secondo Joseph il team aveva intervistato Roy Helper J. uno dei due nipoti che più volte avevano accusato White di violenza sessuale. Non ne venne fuori molto, fin quando in un giorno di ottobre del 2007, Roy ci chiamò e ci disse &#8220;ho bisogno di parlarvi oggi&#8221; Joseph rammenta. &#8220;Sua moglie aveva appena avuto un bambino e per lui era un momento importante. Spiegò che si era portato addosso quel peso per tutta la vita e ora era pronto a liberarsene&#8221;.<br />
Helper J. incontrò la troupe del film in un hotel di Rapid City e accettando di venire ripreso <strong>confessò di aver mentito sulla presunta violenza. Disse che lui e suo fratello Lloyd erano tremendamente pressati da avvocati, giudici e &#8220;gente in giacca e cravatta&#8221; e l&#8217;esperienza era stata terribile. Disse anche che furono convinti a dire certe cose. In cambio gli vennero promessi soldi, giochi e persino un cavallo.( In realtà non ricevettero mai nulla).</strong><br />
&#8220;Eravamo soltanto degli stupidi ragazzini indiani creduloni, sballottati in giro&#8221; raccontò Helper J. in &#8220;Holy Man&#8221;, la voce tremante per l&#8217;emozione. &#8220;Alla fine sarebbe dovuto venire fuori. Come oggi&#8221;.<br />
Helper ha lo sguardo oppresso. Ma alla fine si è liberato di un peso.<br />
&#8220;Per noi è stato sbalorditivo arrivare alla verità su Douglas&#8221;, ricorda Jessum &#8220;ed è stata un&#8217;esperienza catartica e un percorso anche per questo giovane uomo. Tutto questo è accaduto molte volte in quella comunità&#8230;ci sono molte paure..<strong>Nella tradizionale America nessuno penserebbe (che cose come queste) accadano</strong>&#8220;.<br />
In seguito si seppe che la ex moglie di White, Evelyn, <strong>aveva ammesso che non c&#8217;era stata alcuna violenza</strong>, malgrado molti anni prima avesse accusato il suo ex marito; il giudice Sidney Witt, ex pubblico ministero nella riserva di Pine Ridge, afferma che Evelyn ce l&#8217;aveva con Douglas per cui la situazione era tragicamente sfuggita di mano. Mentre la madre dei ragazzi, Geraldine, che nel 1991 aveva accusato White ufficialmente, <strong>ammise che anni dopo quando aveva domandato a Lloyd (l&#8217;altro figlio) se quelle vecchie dichiarazioni fossero vere, lui aveva risposto che non lo erano.</strong><br />
A luglio del 2008, il test psicologico tenuto da Leslie A. Fiferman a Rapid City, stabilì che i ragazzi dicevano la verità.<br />
&#8220;Dopo che Roy ammise di non aver mai subito violenza, realizzammo che quella era una nuova prova a favore dell&#8217;innocenza di Douglas, perchè fino a quel momento l&#8217;unica prova reale al processo era stata la testimonianza contraddittoria dei due ragazzi&#8221; spiega Joseph. &#8220;Fu così che mi misi in contatto con (l&#8217;avvocato) Terry Pechota e questi acconsentì a occuparsi del caso. Suggerì inoltre un test psicologico e uno al poligrafo ( macchina della verità) da allegare a una petizione per ottenere un nuovo processo e ci informò che avremmo prima di tutto dovuto fare richiesta all&#8217; Eighth Circuit Court of Appeals per inoltrare la petizione, perchè Douglas ne aveva già presentate altre in seguito alla sentenza&#8221;.<br />
Nel novembre 2008 Louis Rovner eseguì su Joy Helper Jr. il test al poligrafo. In seguito non soltanto studiò e analizzò la documentazione ottenuta, ma sottopose i risultati a un Polyscore, un poligrafo digitale sviluppato dalla John Hopkins University, che registra gli algoritmi.<br />
&#8220;Il Polyscore concluse che le probabilità che Helper J. stesse dicendo la verità, erano maggiori del 99%&#8221;, dice Joseph. &#8220;Il dott. Rovner ha scommesso la sua reputazione professionale concludendo che<strong> Helper J. diceva e dice la verità quando afferma che White non ha mai commesso quel crimine&#8221;</strong>.<br />
Nel film Rovner afferma molto semplicemente questo: &#8220;L&#8217;episodio non è mai avvenuto&#8221;.<br />
In risposta al test psicologico e al Polyscore, <strong>tre membri della giuria originaria ritrattarono il loro verdetto di colpevolezza e firmarono una dichiarazione giurata.</strong> Questa fu depositata presso la Eighth Circuit Court of Appeals nel 2008 e dopo la sua approvazione nel 2009 a marzo, il tutto venne affidato al magistrato Veronica L. Duffy affinchè segnalasse il caso al Senior District Court Judge visto che ancora non era stato nominato<br />
Duffy approvò la petizione in modo da velocizzare il tutto per via della salute compromessa di White. E il 31 luglio del 2009 fece pressione sul giudice Richard H. Battey per <strong>un &#8220;immediato incidente probatorio&#8221;</strong>, lo stesso giudice che aveva condannato White a 25 anni di carcere.<br />
In agosto, <strong>il procuratore federale si oppose alla richiesta di un nuovo processo</strong>, insistendo sul fatto che White già era a conoscenza della confessione di Helper nel 2004, anni prima che questo avesse luogo. &#8220;A questo punto le cose si fanno confuse&#8221;, riporta Joseph. Spiega che nel 2004 White tentò di depositare una petizione per la scarcerazione. Con l&#8217;aiuto del nipote Gilbert Walking Bull, riuscì a scovare Lloyd Helper che <strong>firmò un&#8217;autocertificazione dichiarante che non aveva mai subito nessuna violenza. Persino Evelyn Helper, la sua ex moglie, firmò la dichiarazione.</strong><br />
&#8220;A quel tempo Gilbert non aveva mai contattato Roy Helper, e neppure lui gli aveva mai consegnato nessuna deposizione&#8221;, spiega Joseph. &#8220;Quando Douglas depositò la sua petizione, fece riferimento alla deposizione allegata parlandone al plurale, indicando così che era in possesso delle deposizioni di entrambi i ragazzi. <strong>Ma queste non vennero mai sottoposte alla documentazione del tribunale e il governo lo sapeva</strong>, ma questo piccolo lapsus era tutto quel che serviva per sostenere che il tempo utile per presentare nuove prove era scaduto&#8221;.<br />
&#8220;L&#8217;ufficio del procuratore ha ammesso che loro non avevano la deposizione di Helper nel 2004, ma hanno sostenuto che dal momento che Douglas diceva di averla, a quel punto avrebbe anche dovuto sapere che Helper aveva confessato. Ovviamente si trattava di scuse ma a settembre del 2009 il giudice Battey si trovò d&#8217;accordo con la tesi del governo e decise che la petizione non era arrivata tempestivamente&#8221;.<br />
Immediatamente Joseph contattò Roy Helper J. e White per chiarire dove fosse finita questa deposizione autenticata e venne a sapere che si era avuta <strong>per la prima volta nel 2007</strong>. Finalmente la sottoposero al giudice Battey <strong>come prova che le dichiarazioni del procuratore erano false</strong>.  &#8221;Gli chiedemmo di riconsiderare il suo operato ma egli si pronunciò ancora una volta <strong>contro Douglas</strong> (21 ottobre 2009)&#8221;,  racconta Joseph. &#8220;Ci sentimmo oltraggiati.<strong>Perchè hanno voluto allontanare quell&#8217;uomo dalla sua gente? A tutt&#8217;oggi il governo ancora non l&#8217;ha spiegato</strong>&#8220;.<br />
&#8220;E&#8217; inquietante che il governo e il tribunale si siano basati su una deposizione inesistente, che abbiano rifiutato il rapporto del giudice magistrato e la sua segnalazione, ignorato l&#8217;evidente peso e il valore del poligrafo, dei test psicologici e di numerose altre dichiarazioni, e soprattutto che ignorino che nuove testimonianze hanno definitivamente stabilito che Roy Helper J. nel 2004 non ritrattò né firmò alcuna deposizione, <strong>mentre hanno del tutto evitato l&#8217;unico e sostanziale fatto di tutto il caso, l&#8217;innocenza di White</strong>, con l&#8217;evidente scopo di evitare un processo che al di là di ogni ragionevole dubbio, avrebbe stabilito la sua effettiva innocenza&#8221;.<br />
Il team legale di White ha fatto appello alla Eighth Circuit Court of Appeals contro la decisione di Battey e hanno richiesto la sua rimozione dal caso. Hanno inoltre fatto richiesta di scarcerazione in attesa del processo. &#8220;La Eighth Circuit Court avrebbe potuto firmare per l&#8217;immediata scarcerazione o per l&#8217;assegnazione di un nuovo giudice&#8221;, dice Joseph. &#8220;I fatti e la verità erano dalla nostra parte, e se Douglas non fosse stato un anziano di 88 anni con un cancro ai polmoni in fase terminale , avremmo potuto portare il caso sino alla Corte Suprema degli Stati Uniti oppure richiedere al Presidente una immediata commutazione della pena&#8221;.<br />
Si sono ritrovati fuori tempo massimo.<strong> Douglas White è morto in carcere il 24 novembre 2009.</strong><br />
Secondo Jessum e Joseph,<strong> il governo non ha mai chiarito i motivi della persecuzione di White iniziata ben un anno dopo che il tribunale tribale aveva chiuso il suo caso. O perchè ha continuato a negargli un nuovo processo in vista di prove nuove così evidenti.</strong><br />
&#8220;Era quella per me la cosa più orrenda, mentre raccoglievamo le prove della sua innocenza e della sua ingiusta condanna&#8221; afferma Jessum. &#8220;Avevamo in mano più prove di quelle che una corte avrebbe potuto richiedere. Si spalanca un baratro. Dimostra quanto sia corrotto il sistema; <strong>lasciano che un innocente muoia in carcere per proteggere il sistema</strong>&#8220;.<br />
&#8220;Questo è veramente un triste caso di tragica ingiustizia&#8221;, condivide Joseph.<strong> &#8220;Un uomo ci ha rimesso la vita non perchè il suo caso non valesse niente, bensì perchè il governo non voleva rimetterci la faccia ed è stato abile a creare un falso e astuto espediente in tempo utile a far morire Douglas in carcere e dichiarare il caso chiuso&#8221;.</strong><br />
Malgrado tutto questo, <strong>Joseph e Jessum puntano a un messaggio di speranza più forte. &#8220;Questo film è un tributo a Douglas, al suo spirito e allo spirito Lakota&#8221; dice Jessum. &#8220;Le vicende che hanno vissuto i Nativi sono raccapriccianti, eppure essi mantengono l&#8217;umorismo e il loro equilibrio spirituale&#8221;.</strong><br />
Ora la coppia lavora con Pechota che si occupò del caso White gratuitamente dopo che vennero alla luce nuove prove; si lavora per sviluppare programmi e prendersi carico di specifici impegni giuridici aventi a che fare con la sovranità tribale. Intendono occuparsi inoltre della piaga dei suicidi adolescenziali nei territori indiani. &#8220;Quella era una delle missioni della vita di Douglas come Uomo-Medicina&#8221; spiega Jessum. &#8220;C&#8217;è bisogno di una intera generazione per attuare il cambamento&#8230;per fare in modo che da una cosa cattiva venga fuori qualcosa di buono, alla maniera Lakota. Questa è la nostra speranza&#8221;.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/ZTXRP5aDgHc" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Holy Man&#8221; ha debuttato nel 2011 nella riserva di Pine Ridge, ed è stata un&#8217;emozione per la troupe e per gli abitanti allo stesso tempo. Malgrado la difficoltà dell&#8217;argomento trattato Jessum afferma che l&#8217;accoglienza <strong>è stata travolgente.</strong> &#8220;Bisogna conoscere la famiglia&#8221;, dice. &#8220;E&#8217; stata dura toccare pubblicamente argomenti così personali, ma erano così orientati alla verità che hanno messo da parte il loro disagio personale&#8221;.<br />
Jessum afferma che<strong> la comunità di Pine Ridge ha sostenuto il film sin dal primo giorno.</strong> &#8221;Una volta fatto il nome di Douglas, la gente ha capito che eravamo sinceri&#8221;. &#8220;Ci hanno dato tanto affetto e rispetto e il loro aiuto è stato prezioso. La gente veniva allo scoperto. Sapevano del caso e intendevano fare quel che potevano. <strong>Douglas è proprio il simbolo dell&#8217; enorme ingiustizia ancora in atto</strong>&#8220;.<br />
L&#8217;accoglienza di &#8220;Holy Man&#8221; al Native Film Festival è stata impressionante. <strong>Il film, 85 minuti, si è portato a casa il premio miglior documentario e miglior regia al Red Nation Film Festival, e miglior film e miglior cinematografia al Native American Indian Film e Video Festival of the Southeast.</strong><br />
E, ancora più importante per gli autori, &#8220;Holy Man&#8221; ha girato per le riserve. E infine la coppia ha potuto pagare il giusto tributo a Douglas White e agli Uomini -Medicina Lakota, la cui generazione sta svanendo rapidamente. &#8220;Non è la fine che volevo ma il film resta un tributo a Douglas, al suo spirito e allo spirito Lakota&#8221; dice Jessum. &#8220;Non so quanti altri uomini come Douglas siano rimasti&#8230;per i quali l&#8217;inglese è seconda lingua, infaticabili al servizio della comunità. Un tesoro&#8221;.<br />
Di Heather Steinberger (Traduzione a cura di Stefania Pontone).</p>
<p><strong>Fonte:</strong> <a href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/03/19/new-documentary-reveals-lakota-medicine-man-abused-by-justice-system-103403" target="_blank">Indian Country Today Network</a></p>
<p><a href="http://www.HolyManFilm.com" target="_blank"><strong>Il sito ufficiale del Film</strong></a></p>
<div id="attachment_7429" class="wp-caption aligncenter" style="width: 631px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/partecipanti.jpg"><img class="size-full wp-image-7429" title="Alcuni dei Nativi Americani che hanno partecipato al Film" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/partecipanti.jpg" alt="Alcuni dei Nativi Americani che hanno partecipato al Film" width="621" height="355" /></a><p class="wp-caption-text">Alcuni dei Nativi Americani che hanno partecipato al Film</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli altri Nativi Americani partecipanti al film:</strong></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="326">Alex White PlumeBruce EllisonTheresa Two BullsRicky Gray Grass<br />
Pauline Wilson<br />
Steve Hendricks<br />
Steve Hawk, Sr.<br />
Sidney Witt<br />
Terry L. Pechota<br />
Evelyn White (1926-2007)<br />
Everett Helper<br />
Marvin Helper<br />
Lloyd Helper<br />
Roy Helper, Jr.<br />
Geraldine Little Boy<br />
Penny Kane-Keoke<br />
John Around Him (1942-2006)<br />
Birgil Kills Straight<br />
Albert White Hat, Sr.<br />
Gilbert Walking Bull (1931-2007)<br />
Duane Brewer<br />
Saunie K. Wilson<br />
Barbara Berry, M.D.</td>
<td valign="top" width="326">Dorothy ChippsVictoria Chipps (1918-2009)Paul Swedlund<br />
Mark Salter<br />
Paul Little<br />
William Stolzman<br />
Darlene Chytka<br />
Charles Nauman<br />
Gerald Julson<br />
Wanda Brown<br />
George Archambault, Jr.<br />
Michael Phillips<br />
Roy Spotted War Bonnet<br />
Louis Rovner, Ph.D.<br />
Julie Jonas<br />
Elizabeth Loftus, Ph.D.<br />
Louise Long Soldier<br />
Wilma Blacksmith<br />
Tiokasin Ghost Horse</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>Profezia e New Age: le parole di Elder Dave Courchene</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 06:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Anishnaabe]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità Nativi Americani]]></category>
		<category><![CDATA[Profezie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Con il gran discutere a proposito delle profezie dei Maya, e con il diniego da parte della comunità scientifica...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7405" class="wp-caption aligncenter" style="width: 564px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/Dave-Courchene.jpg"><img class=" wp-image-7405 " title="Dave Courchene, vincitore del National Aboriginal Achievement Award for Culture Heritage &amp; Spirituality" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/Dave-Courchene.jpg" alt="Dave Courchene, vincitore del National Aboriginal Achievement Award for Culture Heritage &amp; Spirituality" width="554" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">Dave Courchene, Anishnaabe, vincitore del National Aboriginal Achievement Award for Culture Heritage &amp; Spirituality</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con il gran discutere a proposito delle profezie dei Maya, e con il diniego da parte della comunità scientifica a proposito di queste, <strong>ci si potrebbe domandare chi detenga la verità.</strong><br />
Per i discendenti di cultura europea, una profezia è un punto d’incontro tra religione, politica e le condizioni ambientali. Al contrario, per gli abitanti della Prima Nazione e anche per altri popoli aborigeni <strong>sono questo e molto di più: una fusione di spiritualità, leadership e ricchezza ambientale, un punto di partenza per risanare il mondo.</strong><br />
L’anziano Anishnaabe Dave Courchene, vincitore del <strong><a href="http://indspire.ca/" target="_blank">National Aboriginal Achievement Award for Culture Heritage &amp; Spirituality</a></strong> (Premio Nazionale Aborigeno per la Cultura, l’Eredità e la Spiritualità) di quest’anno (la cerimonia del 24 febbraio verrà trasmessa il 13 aprile per la rete APTN) si astiene dal parlare apertamente di profezie apocalittiche. Infatti, preferisce spiegare come la nuova era predetta dagli antichi, si sta già realizzando. In qualità di fondatore del Turtle Lodge, un’istituzione nata per unire tutte le possibili etnie umane nel mondo che ci è stato dato, il suo sogno è poter portare questo insegnamento in tutto il mondo.<br />
In una recente intervista per l’Indian Country Today Media Network, ha affermato che saranno i giovani e una nuova coscienza a portarci verso il futuro.<br />
<strong>D: L’anno scorso, durante le cerimonie per il Solstizio d’Inverno, ha parlato dell’importanza dei giovani nel Turtle lodge. Secondo lei, che ruolo giocheranno i giovani nel futuro?</strong><br />
R: [Gli antichi] parlavano di questo tempo come un momento di rinascita, dicevano che una nuova vita sarebbe nata. E in questo senso sarà importante includere i giovani per portarci al di là di ciò che ci ha diviso e separato come famiglia umana. Noi diciamo sempre che i giovani possono portarci un nuovo tipo di forza ed energia che possono aiutarci a comprendere queste profezie, le profezie che ci sono arrivate attraverso i nostri antenati, i primi abitanti di questa terra.<br />
Ci sono così tanti giovani che vivono in città e sono desiderosi di sapere chi sono davvero, ed è per questo che sosteniamo queste iniziative. Sono stato così contento che siano venuti tanti giovani, e gli anziani sono arrivati per dimostrare il loro sostegno.<br />
La nostra gente è sempre stata guidata dalla natura, dalle forze dell’universo. Questo è il motivo per cui siamo riusciti a sopravvivere a tutti i tentativi di distruggere il rapporto tra noi e le forze naturali. Dal mio punto di vista questo per il nostro popolo sarà un periodo di grande eccitazione, se saremo in grado di riconoscere l’opportunità che ci è stata offerta dal nostro creatore.<br />
<strong>D: In che modo i giovani manifestano il loro interesse e il loro coinvolgimento?</strong><br />
R: Tutti questi giovani sono apparsi improvvisamente, dal nulla [alle Celebrazioni del solstizio d’Inverno]. Volevano vedere il fuoco sacro, volevano sedersi accanto ai tamburi. Tutto quello che dobbiamo fare è stare a sentire quello che i giovani ci chiedono, e il richiamo a condividere la saggezza che qualcuno di noi ha avuto la grazia di ricevere dagli antichi.<br />
<strong>D: Cosa si intende con ottavo fuoco?</strong><br />
R: Una profezia che si è rivelata completamente. L’ottavo fuoco parla della nascita di un nuovo popolo. Questo nuovo popolo, o popolo dell’arcobaleno, arriverà da ogni momento della vita.<br />
Ovviamente, avremo anche dei leader di questo popolo tra la nostra gente. [I profeti hanno predetto che] gli Indigeni ne saranno posti a capo, per guidare un movimento che riporti la gente alla comprensione originale della creazione.<br />
C’è una legge seguita da tutti i popoli indigeni, nel nostro caso gli Anishnaabe, che chiamiamo <em><strong>Ogitchi Tibakonigaywin</strong></em>, la Grande Legge del Creatore. Per noi l’ottavo fuoco ricorda che tra noi siamo tutti connessi, nello stesso modo in cui siamo legati alla natura e alla creazione.<br />
Un albero inspira ciò che noi espiriamo. Ma quando è l’albero a espirare aria, siamo noi che, a quel punto, la inaliamo. Abbiamo bisogno di respirare per vivere. Questa è la Grande Legge che i popoli indigeni sono riusciti ad intuire. L’essenza che ci collega l’uno con l’atro, ed è perfettamente visibile nella natura, è l’amore del Creatore, lo spirito stesso di amore. Senza la natura, senza la nostra terra, non potremmo vivere, non potremmo sopravvivere.<br />
Pensiamo al movimento di occupazione. E’ un riflesso che l’umanità non è felice di come il mondo viene governato. Non ci dovrebbe essere disuguaglianza tra ricchi e poveri, ad esempio, perché la Grande Legge ci dice di condividere. In pochi hanno preso molto facendone pagare le spese a tutti gli altri, che però condividono il diritto di dividere l’abbondanza delle terre. In questo senso possiamo pensare all’ottavo fuoco come il bagliore delle fiamme che ci illumina ciò che è sacro, qual è lo scopo della vita umana.<br />
<strong>D: Ha condiviso il riconoscimento con il Dalai Lama. Secondo lei, si possono trovare dei parallelismi con il buddismo?</strong><br />
R: Per quanto mi riguarda, non ci sono dubbi che ci siano dei parallelismi. Nella ricerca della verità si passa anche per l’unicità delle religioni. Ci sono somiglianze con gli insegnamenti cristiani.<br />
Sono convinto che nel suo grande amore il Creatore abbia mandato sulla terra queste persone per aiutare l’umanità ad elevarsi in una più chiara comprensione della vita, e anche in altre culture, come in Asia e in Africa, si possono trovare insegnamenti paralleli ai nostri.<br />
I popoli Indigeni ci ricordano il modo di vivere e comportarci per essere pienamente umani. Ci sono popoli così antichi in America, che hanno sviluppato una spiritualità in grado di riunire tutte le altre forme di spiritualità. <strong>Quello che chiediamo non è la conversione, ma il sostegno per portare tutta l’umanità alla vera libertà spirituale.</strong><br />
Per la nostra gente le cerimonie servono soprattutto a ricordarci da dove veniamo. Sono momenti speciali in cui abbiamo l’opportunità, come primi abitanti di questa terra, di condividere con tutti gli altri le nostre origini. Di nuovo, l’ottavo fuoco ricorda alla gente indigena la grande benedizione di una vita in piena sintonia con gli spiriti superiori.<br />
La terra è un riflesso di questi spiriti… dal nostro punto di vista, è tutto intorno a noi.<br />
Il momento è qui e ora. Ci è chiesto di pronunciare parole di verità così come sono state pronunciate a noi. Mi chiedono: come fai a sapere tutto questo? La risposta è molto semplice: è il nostro Creatore a rivelarcelo. Il Creatore ci ha parlato attraverso sogni e cerimonie.<br />
E&#8217; questo il motivo per cui siamo un popolo di tradizione soprattutto orale: per permettere allo spirito del Creatore di parlarci. Il Creatore non ci parla per escludere le altre persone, le altre culture, ma parla per il bene di tutti. E’ questa la saggezza e la conoscenza che ci hanno tramandato gli antichi.<br />
<strong>D: In che modo le persone si potranno rendere conto di essere persone nuove?</strong><br />
R: Quando saranno in grado di ascoltare la voce degli spiriti nei loro cuori. Quando ne ascolteranno la voce nei loro spiriti. Perché per noi cambiare vuol dire diventare strumenti… strumenti di amore e pace in questo mondo. E non potremmo mai portare pace e amore finché in noi, nel nostro intimo, non ci sarà pace e amore, gli antichi ce lo hanno sempre ricordato.<br />
Per essere davvero noi stessi abbiamo bisogno di onorare e rispettare la nostra identità. Ci è stato detto come è stato detto a chiunque altro sulla terra… ci è stato insegnato come vivere e comportarci.<br />
<strong>D: C’é qualche elemento significativo nelle profezie apocalittiche del 2012?</strong><br />
R: Non mi è mai capitato che lo spirito mi desse date specifiche, a parte il ricordarmi di vivere in un modo più simile a quello di natura. Non ci sono dubbi che con le nostre azioni abbiamo creato uno squilibrio. Quando parliamo di riscaldamento globale, ad esempio, è qualcosa che abbiamo creato noi stessi, e se continuiamo nella nostra arroganza le cose andranno sempre così. La natura possiede una sua forza, e se continuiamo a creare squilibrio sarà meglio che iniziamo a pensare a come prepararci per le conseguenze. Noi crediamo che la nostra esistenza sia collegata alla nostra terra, quindi distruggerla equivale a distruggere la vita.<br />
La politica economica continua a distruggere la nostra terra …. non possiamo continuare a sostenere una situazione del genere, perché finirà con il distruggere il nostro futuro.<br />
<strong>D: Ci sono così tante profezie a proposito di eruzioni solari e buchi neri. Potrebbero significare qualche futuro apocalittico?</strong><br />
R: [Sono cose che accadono] quando si passa un pò troppo tempo in giro per le nostre menti… E’ nelle nostre anime che gli spiriti ci rivelano quello che è naturale, quello che è vero.<br />
Dovremmo essere preoccupati di come sopravvivremo. Dobbiamo compiere un cambiamento, tutto qui. Siamo tutti sulla stessa barca (la terra), e tentiamo di andare avanti.<br />
Vedete, quello in cui trovo speranza e conforto, ovviamente, è la saggezza degli antichi quando dicevano: calmiamoci, e permettiamo agli spiriti di guidarci attraverso questi tempi.<br />
E’ per questo che siamo qui, oggi, perché ci affidiamo all’aiuto degli spiriti, invochiamo i nostri antenati, perché ci aiutino ad accendere una luce che ci guidi. E quella luce è la coscienza che abbiamo bisogno di uscire dalle tenebre in cui ci troviamo oggi, tenebre dettate dalla violenza… In questo momento non stiamo vivendo e camminando sulla strada che il nostro cuore ci indica.<br />
Se ne avessi l’opportunità, parlerei della bellezza che siamo, che è insita in noi. Dobbiamo continuare ad affidarci ai doni che ci sono stati fatti. Il suono del tamburo è il battito del nostro cuore, che ha il potere di svegliarci e riportarci ad un ordine migliore. (Traduzione a cura di Monica Scalici).</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Fonte:</strong> <a href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/03/15/on-prophecies-and-the-new-age-elder-dave-courchene-discusses-the-way-forward-103034" target="_blank">Indian Country today Network</a></p>
<p style="text-align: center;">Nel video seguente, David Courchene parla della conoscenza dello scopo della propria vita sfruttando l&#8217;energia e la passione tra i giovani per il cambiamento che serve nel mondo di oggi.</p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/A5_jxLOY8oM" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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		<title>I Bisonti selvaggi dello Yellowstone tornano nella riserva!</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 14:32:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Bisonti]]></category>
		<category><![CDATA[Fort Peck]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie Nativi Americani]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Sono 64 i bisonti di razza purissima appena trasferiti dal famoso Parco nazionale Usa di Yellowstone al Montana: dopo...<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7387" class="wp-caption aligncenter" style="width: 567px"><a href="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/bisonti.jpg"><img class=" wp-image-7387 " title="I bisonti tornati nella riserva di Fort Peck, davvero una buona notizia!" src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/uploads/2012/03/bisonti.jpg" alt="I bisonti tornati nella riserva di Fort Peck, davvero una buona notizia!" width="557" height="337" /></a><p class="wp-caption-text">I bisonti tornati nella riserva di Fort Peck, davvero una buona notizia!</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono 64 i bisonti di razza purissima appena trasferiti dal famoso Parco nazionale Usa di Yellowstone al Montana: dopo 500 miglia e il guado del fiume Missouri, la carovana di animali e&#8217; stata consegnata agli indiani della Riserva di Fort Peck che li hanno accolti a suon di canti e tamburi. Si tratta del primo passo di una iniziativa &#8211; contestata duramente da proprietari terrieri e allevatori di bestiame &#8211; per ripopolare il selvaggio West con i bisonti, che sono quasi estinti. Questa la notizia <strong><a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/03/20/visualizza_new.html_134822925.html" target="_blank">diffusa anche dall&#8217;ANSA</a></strong> che Vittorio ci ha segnalato, riportata su varie fonti web e che pubblichiamo <strong>con estremo piacere</strong>. Iniziato nel lontano 2007, dopo sei anni questo progetto è stato portato a buon fine, <strong>ed è davvero una buona notizia.</strong> <span>Fort Peck ha già una mandria di bisonti di circa 200 animali, ma c&#8217;è una differenza piccola, ma molto significativa in questi animali dello Yellowstone. </span><span><strong>Sono gli unici rimasti geneticamente puri e liberi, sono gli stessi animali che coprivano a milioni le pianure occidentali duecento anni fa.</strong> Rimasti in quarantena dal 2004 per far sì che fossero indenni da malattie, finalmente hanno raggiunto la loro destinazione. La tribù continuerà il programma di test per molti anni ancora. La riserva di Fort Peck ha una zona di 4800 ettari recintata per contenere questi bisonti e tenerli separati dagli altri già sul luogo.<br />
I funzionari della fauna selvatica stimano che il recinto possa arrivare a contenerne fino a 150.<br />
Fort Peck è sede delle due Nazioni Indiane Assiniboine e Sioux. </span><span>Fort Belknap, che ospita sia la Nazione Assiniboine che Gros Ventre, è leggermente ad ovest di Fort Peck e ha anch&#8217;essa una piccola mandria di bisonti. </span><span>Qui in seguito andranno la metà dei bisonti di Fort Peck, a condizione vi sia l&#8217;adeguata protezione che possa fornire la garanzia che gli animali di ceppo puro non abbiano alcuna possibilità di unirsi con gli animali esistenti. </span><span><strong>Il loro obiettivo finale sarebbe quello di avere una mandria di numerazione pari a 1.000 bisonti geneticamente puri</strong>. Molte tribù hanno una lunga connessione culturale e spirituale con i bisonti, come ben sappiamo, che risale a migliaia di anni. Le tribù delle pianure, in particolare, erano molto dipendenti dal bisonte per la sopravvivenza, e la possibilità di restituire questi bisonti verso le terre in cui una volta si aggiravano in branchi enormi sta per diventare realtà.<br />
Robert Magnan, Fish and Game Director della riserva ha affermato: <strong>&#8220;Sono molto contento di vederli tornare a casa, di nuovo verso le pianure. Penso che sia un nuovo inizio per il nostro popolo quello di vedere questi bisonti geneticamente puri tornare nuovamente nelle pianure&#8221;.<br />
</strong></span>L&#8217;opposizione politica al ritorno del bisonte sembrava insormontabile, i bisonti erano visti come una minaccia per gli animali domestici. Il superamento di questa sfida è una pietra miliare significativa nel preservazione di questi animali e apre la porta allo spostamento del bisonte selvaggio su altri paesaggi di grandi dimensioni. <strong>&#8220;Il ritorno del  bisonte nelle riserve significa rivitalizzare i paesaggi, gli habitat, e una diversità di fauna selvatica, ma soprattutto anche ristabilire le connessioni storiche e culturali dei Nativi Americani per la fauna e la terra&#8221;</strong>, hanno dichiarato i responsabili della National WildLife Federation.</p>
<p><strong>Crediamo che vi siano più delle speranze per poter gioire di questa buona notizia! Il primo passo, quello più difficile, è stato fatto, adesso incrociamo le dita che tutto vada come è previsto&#8230;<br />
<a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10150691459703987.422473.5644748986&amp;type=1" target="_blank">Guarda le foto del trasferimento della mandria e dell&#8217;arrivo a Fort Peck</a></strong></p>
<p><strong>Approfondimenti:</strong> <a href="http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2012/03/16/pure-strain-bison-returning-to-fort-peck-103216" target="_blank">Indian Country today</a></p>
<p><a href="http://www.nwf.org/Wildlife/What-We-Do/Wildlife-Conservation/Bison-Restoration/Tribal-Bison.aspx" target="_blank">National WildLife Federation</a></p>
<p><strong><a href="http://www.fortpecktribes.org/" target="_blank">Fort Peck Assiniboine e Sioux Tribe sito ufficiale</a></strong></p>
<p><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/28BXNWy3Hdw" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<p><center></center><center></center><center></center><center></center><center></center><center><iframe src="http://www.youtube.com/embed/MyyXxcHSI5c" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></center></p>
<br /><div><img src="http://www.nativiamericani.it/wp-content/plugins/gd-star-rating/gfx.php?value=0.0" /></div><div>Rating: 0.0/<strong>5</strong> (0 votes cast)</div><br />]]></content:encoded>
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